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SCUOLA: LINGUA, LETTERATURA, MONDO


Un nuovo Speciale sarà online a partire da venerdì 5 maggio nel Portale della Treccani (www.treccani.it) nella sezione Lingua italiana, dedicato alla relazione produttiva, in termine di didattica e apprendimento, che può e deve legare educazione linguistica ed educazione letteraria. Certo, si tratta di temi e di nodi che non sono nuovi: un grande dibattito si aprì negli anni Settanta del Novecento; un dibattito che portò ad acquisizioni teoriche importanti, in qualche modo rifluite anche nella cornice dei programmi scolastici. Ma il dibattito – segnala Cristina Lavinio in questo Speciale – si è arenato e i programmi sono pieni più di ombre che di luci, mentre il nodo delle “competenze” non può essere sciolto nella sola rivendicazione di una dimensione utilitarista. Intanto, intorno, il mondo è cambiato e continua a cambiare: l'intermedialità, la smaterializzazione delle scritture, la nascita di figure di giovani consumatori e insieme produttori di nuovi testi che nulla hanno a che vedere con quanto entra nelle aule scolastiche pongono problemi inediti, ma spalancano anche, come sottolinea Paolo Giovannetti, inedite possibilità per il didatta. Che però deve essere formato adeguatamente all'inizio come anche nel corso della sua attività.
Luca Cignetti (Come non uccidere la lett(erat)ura. Per un approccio «democratico» alla comprensione del testo scritto a scuola) ragiona sulle qualità dell'approccio didattico “democratico” proposto una ventina d'anni fa dallo scrittore britannico Aidan Chambers per una comprensione del testo scritto fondato sulla condivisione, nel contesto della classe, dell’esperienza di lettura.
Paolo Giovannetti (Il docente di lingua e letteratura italiana nell'epoca dell'intermedialità) invita a ragionare sul fatto che, nell'era in cui la scrittura tende a smaterializzarsi, digitalizzandosi, «la prospettiva didattica forse più praticabile è quella che si fissa sulla regione dell’intermedialità»: «le competenze ‘digitali’ – cioè nate in un ambiente digitale – devono essere collocate al centro dei percorsi educativi». La sfida comporta di passare dall'idea di una scuola e un docente trasmettitori di valori a quella di un docente modulatore di programmi che arriva ai valori soltanto a partire dalle reali competenze degli allievi.
Simone Giusti (La narrazione della storia della letteratura e la costruzione dei valori) insiste sul tema della costruzione dei valori, nascosta da un'impostazione ideologica che la fondazione desanctisiana postrisorgimentale della storia della letteratura ha imposto nella scuola, tagliando via la realtà della polimorfia di lingua e letteratura in Italia. «La storia letteraria può funzionare come un antidoto al bombardamento mediatico» e come un percorso educativo alla scelta consapevole dei valori.
Cristina Lavinio (Educazione linguistica e Educazione letteraria) ripercorre il dibattito sulla didattica della letteratura dagli anni Settanta del Novecento in poi e le acquisizioni della necessità di partire dal testo, anche nella sua materialità, che comporta la necessità del legame con lo studio della lingua e la straordinaria opportunità di un approccio creativo che leghi fruizione, produzione e apprendimento da parte dei giovanissimi, secondo la lezione rodariana. Ma, venendo all'oggi, quanto di questi princìpi è passato nella pratica didattica? «Si ha l’impressione sconfortante che se ne sia spesso ancora molto distanti non essendo stato risolto il nodo fondamentale di una solida formazione (iniziale e in servizio) di tutti i docenti, per metterli in grado di realizzare una buona Educazione Letteraria non scollata da una buona Educazione Linguistica».
Wolfgang Sahlfeld (Nuovi orizzonti per i classici nell’epoca delle competenze), preso atto della cornice storica, descritta da Lavinio, e del contesto presente, analizzato da Giovannetti e Tonelli, invita a «cogliere la sfida di un insegnamento con i classici, e con finalità pedagogiche che non riducano il paradigma delle competenze alla sua declinazione beceramente utilitaristica ma lo leggano anche in chiave interculturale e pedagogica, facendo dei classici quello che essi meritano di essere: una proposta di lettura e una risorsa per crescere».
Natascia Tonelli (Letteratura è scuola di civiltà) sottolinea come l'incontro con la letteratura possa essere un'occasione unica nella vita di un giovane: «Credo si debba spostare con decisione il fine dall’oggetto di insegnamento al lettore, al quale la letteratura possa, anzi debba risultare innanzi tutto uno strumento utile per l’esercizio autonomo della crescita culturale ed emotiva, della cittadinanza consapevole, e utile a promuoverne la capacità individuale di apprendimento continuo: non soltanto i metodi ma anche le finalità dell’insegnamento superiore della disciplina credo debbano essere diversamente orientati».