CAPORETTO, WATERLOO E GLI ALTRI: CARNE DA CANNONE PER IL LESSICO QUOTIDIANO


Un nuovo Speciale nel portale dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani (www.treccani.it) nella sezione Lingua Italiana, sarà online a partire da venerdì 8 dicembre. È dedicato a un fatto linguistico curioso, a partire da fatti storici drammatici; Caporetto, Waterloo e gli altri: carne da cannone per il lessico quotidiano è il suo titolo, che contiene il riferimento al fatto curioso. Vorace, la lingua italiana, è capace di appropriarsi di contenuti (e delle relative parole definenti) e volgerli ad altre significazioni. Caporetto, Waterloo, 8 settembre, Undici settembre, dall’Ottocento agli anni Duemila, ripropongono la strana glorificazione linguistica di cronotopi epocali.
Cent’anni fa, tra il 24 ottobre e il 19 novembre del 1917, la battaglia di Caporetto segnò, per il Regno d’Italia, una fase cruciale della Grande guerra. Tanto che si è soliti parlare della dodicesima battaglia dell'Isonzo come della “disfatta di Caporetto”. Luoghi, tempi e nomi di battaglie, guerre, armistizi dalle terribili conseguenze umane, militari e politiche incidono tanto a fondo i territori della memoria collettiva che – pur rimanendo in primo luogo e per sempre legati allo specifico evento – hanno la forza di diventare altro nel mondo della lingua, che è anche un grande archivio, sempre in uso, di segni carichi di valenze metaforiche e simboliche.
Ecco, allora, che Caporetto, Waterloo, 8 settembre (del 1943), Undici settembre (del 2001), passato qualche tempo dall’avvenimento cui si riferiscono e dall’unico uso inizialmente consentito, di segnaposto cronologico nelle cartine storiche e geopolitiche, diventano lessico comune, slittando verso altri significati, anche se sempre a partire dal sema di base ‘enorme disfatta’ o ‘disastro’, ma ciascuno con una personalità riconoscibile: per esempio, 8 settembre porta con sé il senso di un disfacimento caotico, prima ancora che di una disfatta. Dunque caporetto (ormai lessicalizzato e con la minuscola) e soci possono essere riferiti, specialmente nel linguaggio iper-espressivo dei media, al crack finanziario come alla crisi di un’azienda, alla sconfitta di una squadra di calcio come a una fallimentare stagione turistica...
 
•    Marcello Aprile, occupandosi di 8 settembre, coglie nell’evento drammatico dell’armistizio del ’43 “alle spalle degli Italiani” un trauma psicologico nazionale subito destinato a trasformare la data in locuzione comune, simbolo di «disfacimento tragico e caotico», agibile per ogni evento, specie in àmbito politico in cui un partito, movimento, gruppo dirigente si decompone rapidamente a causa di un processo di disgregazione, indotto dall’esterno (per esempio, una sconfitta elettorale).
•    Debora de Fazio, trattando di Waterloo, l’epocale sconfitta del grandioso esercito napoleonico, portatore di un nuovo tipo di ambizione imperiale europea, sottolinea come la «longevità del traslato, attestato ben prima degli anni Sessanta e Settanta del Novecento come datano tutti i nostri vocabolari», ha consentito al toponimo di adattarsi a un vasto ventaglio di situazioni metaforiche ed espressive, fino all’opacizzazione dello stereotipo giornalistico e, per converso, alla rideterminazione parodica come nome di postmoderno cocktail.
•    Rocco Luigi Nichil segnala come Caporetto fu immediatamente colto dai contemporanei come impronta lessicale in grado di rappresentare l’idea di ‘tragica disfatta’, innanzi tutto sul piano bellico. Nella lingua italiana, caporetto, lessicalizzato, «ha generato un nutrito numero di derivati (caporettaio; caporettare; caporettiano, pre-caporettiano e post-caporettiano; caporettismo, caporettista e caporettistico; incaporettare e incaporettato) e un composto (caporettocentrico)».
•    Mirko Volpi raccoglie, tra gli archivi dei giornali, l’immediata trasformazione antonomastica (se si vuole, anche banale) del crononimo nella denominazione dell’attentato realizzato/subito l’Undici settembre del 2001 e poi, qualche tempo dopo, la rapidissima trasfusione della locuzione dal terribile set reale (e ipermediatizzato) dell’attentato alle Torri gemelle di New York al significato espanso e generico di «evento tragico di enormi dimensioni e dalle enormi ripercussioni».

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