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TULLIO DE MAURO TRA GLI ITALIANI DELLA REPUBBLICA

Il linguista e filosofo del linguaggio Tullio De Mauro entra a far parte della sezione del Portale Treccani Italiani della Repubblica, versione online del Dizionario Biografico degli Italiani.

De Mauro (Torre Annunziata, Napoli, 1932 - Roma 2017), si è occupato soprattutto di linguistica generale, con attenzione al rapporto tra lingua e società. Laureatosi in Lettere classiche con A. Pagliaro nel 1956, ha insegnato nelle Università di Napoli, Chieti, Palermo e Salerno. Professore ordinario di Filosofia del linguaggio presso l'Università di Roma "La Sapienza" (1974-1996), dal 1996 è stato ordinario di Linguistica generale presso la stessa università. Nel 1966 è stato tra i fondatori della Società di linguistica italiana, di cui è stato anche presidente (1969-73). È stato consigliere della Regione Lazio (1975-80), membro del Consiglio di amministrazione dell'Università di Roma (1981-85), delegato per la didattica del rettore (1986-88) e presidente della Istituzione biblioteche e centri culturali di Roma (1996-97). Dal 2000 al 2001 è stato ministro della Pubblica Istruzione nel governo Amato. Nel 2001 è stato nominato dal Presidente della Repubblica Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana. Per l'insieme delle sue attività di ricerca, l'accademia nazionale dei Lincei gli ha attribuito nel 2006 il premio della Presidenza della Repubblica. È stato insieme a Tullio Gregory uno dei promotori del Lessico intellettuale europeo, ha collaborato con la RAI, è stato per lunghi anni collaboratore dell’Enciclopedia Italiana Treccani, è stato insignito di numerose onorificenze a livello accademico.  
 
Dopo i primi contributi nel campo dell'indoeuropeistica, si è dedicato alla linguistica generale con un ampio commento storico-interpretativo al Cours de linguistique générale di F. de Saussure (1967) e con numerosi studî di semantica teorica e storica. Ha inoltre indagato gli aspetti linguistico-culturali della società italiana dopo l'unità nella sua Storia linguistica dell'Italia unita (1963). Negli anni più recenti si è dedicato maggiormente agli studi sociologici, indagando le connessioni tra lo sviluppo dei sistemi comunicativi e l'evoluzione della civiltà moderna (Guida all'uso delle parole, 1980; Minisemantica dei linguaggi non-verbali e delle lingue, 1982; Ai margini del linguaggio, 1984). Questa metodologia di studio lo ha portato in seguito a coordinare la preparazione di un nuovo dizionario dell'italiano contemporaneo. Ha proseguito l'attività di saggista negli anni Novanta con la pubblicazione di testi quali: Lessico di frequenza dell'italiano parlato (1993, in collab.), Capire le parole (1994), Idee per il governo: la scuola (1995), Linguistica elementare (1998); successivamente ha pubblicato Prima lezione sul linguaggio (2002), La fabbrica delle parole (2005), Parole di giorni lontani (2006), Lezioni di linguistica teorica (2008), In principio c'era la parola? (2009), Parole di giorni un po' meno lontani (2012), La lingua batte dove il dente duole (con A. Camilleri, 2013) e In Europa son già 103. Troppe lingue per una democrazia? (2014). Ha anche curato il DAIC. Dizionario avanzato dell'italiano corrente (1997), il Dizionario della lingua italiana (2000), il Dizionario etimologico (con M. Mancini, 2000) e il Dizionario delle parole straniere nella lingua italiana (con M. Mancini, 2001). Intensa anche la sua attività pubblicistica: ha collaborato, tra l'altro, con Il Mondo (1956-64) e L'Espresso (1981-90).

La grande novità che Tullio De Mauro ha introdotto nel campo della linguistica è stata essenzialmente la concezione della storia della lingua italiana come storia linguistica dell’Italia, cioè di una comunità di parlanti che di questa stessa storia è la protagonista e il motore e del faticoso processo di costituzione di una lingua comune nazionale, prima e fondamentale condizione per la realizzazione del dettato costituzionale che vede tutti i cittadini uguali. Altro suo interesse costante fu per i dialetti e le letterature dialettali: «De Mauro - riporta il Portale Treccani – non vide mai nella lingua nazionale un monumento da preservare e da difendere dagli attacchi dei dialetti o delle lingue straniere, né pensò mai ai dialetti come la manifestazione di una genuinità altrimenti perduta, e sostenne sempre che la competenza dialettale attiva e passiva è un bene solo se affiancata dalla padronanza della lingua nazionale. (…) Analogamente, non condivise mai la posizione di un italiano impoverito e ormai decadente a causa della presunta perdita di capacità espressive e comunicative dei giovani o della presunta azione negativa svolta dalla diffusione di forme di scrittura digitale».

Altra sua grande intuizione è stata la concezione del parlato non come mera realizzazione dello scritto o come sua manifestazione imperfetta, ma come modalità semiotica complessa nella quale tanto la produzione dei sensi quanto la loro interpretazione riposano in maniera determinante sulla conoscenza del mondo condivisa dagli interlocutori. Da questa consapevolezza il suo costante impegno rivolto soprattutto al mondo della scuola per far emergere la consapevolezza dell’esistenza di una lingua di più registri e della loro funzionalità in rapporto a situazioni comunicative diverse.