A PENSARCI BENE

Mercoledì 28 novembre alle ore 17.00 a Roma presso la Sala Igea di Palazzo Mattei di Paganica (piazza della Enciclopedia Italiana 4), in occasione del ciclo di incontri A pensarci bene. Un tema, due punti di vista diversi, una dialogo vero, si terrà un incontro su Il welfare occupazionale: una risorsa per lo stato sociale?  L’incontro è organizzato dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, dall’Associazione Etica e Economia e dall’Osservatorio Internazionale per la Coesione e l’Inclusione Sociale (O.C.I.S.).    

Welfare occupazionale è un’espressione utilizzata per rappresentare il welfare erogato al singolo lavoratore in ambito aziendale sia esso unilaterale o contrattuale. La locuzione deriva dalla traduzione dell’espressione inglese “occupational welfare”, concetto elaborato da R. Titmuss nel 1958 come «l’insieme delle prestazioni sociali erogate dalle aziende ai propri lavoratori in virtù del contratto di lavoro che lega le une agli altri».  Può considerarsi, infatti, l’insieme di quelle misure di utilità sociale, che traggono origine dalla libera iniziativa degli imprenditori (“welfare occupazionale - unilaterale”) ovvero da accordi collettivi a diversi livelli - nazionale, territoriale e aziendale - (“welfare occupazionale-contrattuale”), nonché da accordi individuali.  

La Rivista delle Politiche Sociali ha dedicato tempo fa spazio all’analisi degli incastri, più o meno virtuosi, tra welfare occupazionale (cioè rivolto ai lavoratori) e welfare pubblico. Con una comparazione della letteratura esistente, la sezione ha fornito, oltre a una definizione/descrizione del welfare occupazionale, una griglia per analizzare le principali sfide che emergono dall’espansione dello stesso, nel quadro della più complessa trasformazione del welfare italiano.

Come acutamente ha segnalato il curatore del numero di cui sopra Matteo Jessoula nella sua introduzione: «Il welfare italiano ha tradizionalmente mostrato un’accentuazione del ruolo svolto da due sfere istituzionali: lo Stato e la famiglia. Al contrario, il mercato (assicurazioni private) e i corpi intermedi (tra cui i sindacati) hanno giocato un ruolo marginale nel fornire protezione contro i diversi rischi e bisogni sociali». Negli ultimi anni sono però cresciuti decisamente «nuovi sentieri di sviluppo istituzionale e di policy, favorendo un irrobustimento delle sfere del mercato e delle associazioni intermedie nel campo della protezione sociale». Emerge così con chiarezza che, accanto alle promesse, vi sono rischi e criticità del welfare occupazionale, in specie di quello di origine contrattuale. Sempre nella sezione monografica sono stati analizzati i possibili “incastri” (e le incompatibilità) tra le forme di welfare pubblico e i nuovi schemi di welfare occupazionale, in primo luogo la questione degli esclusi: inoccupati, precari o pensionati.

Dialogheranno sull’argomento, esprimendo e motivando due punti di vista diversi, Marco Leonardi e Roberto Ghiselli. I partecipanti all’incontro potranno esprimere le loro opinioni rispondendo a un sondaggio con il proprio smartphone, prima e dopo il dibattito. Al termine saranno resi noti i risultati, anche dei cambiamenti di opinione intervenuti nel corso del dialogo tra i due addetti ai lavori.

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