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La lingua italiana di domani

Intitolato Che lingua fa?, il numero 73/2016 del trimestrale «Nuovi Argomenti» è costituito quasi integralmente da una ricca messe di contributi, raccolti e curati da Giuseppe Antonelli. Linguiste e linguisti, scrittori e scrittrici italiani e “nuovi italiani”, poeti e traduttrici, esperte di editing forniscono interessanti analisi sulla nostra lingua contemporanea, inquadrata, secondo diverse angolazioni, da chi la “lavora” per professione. Stimolati da questa importante serie di letture sull'oggi, abbiamo azzardato un pensiero sul domani, chiedendo a Maurizio Dardano, Luigi Matt, Edoardo Novelli, Massimo Palermo, Giuseppe Sergio, Luca Serianni, Mirko Tavosanis di tratteggiare alcune linee evolutive della lingua italiana, pur nella consapevolezza che la sfera di cristallo non funziona (si veda in proposito il contributo di Eugenio Salvatore sulle previsioni fatte trent'anni fa). Il quadro che ne esce è problematico e suggestivo, nel giornalismo come nella narrativa, nella politica-spettacolo, alla radio e in internet, nella realtà dei “nuovi italiani” e tra gli studenti di oggi. Proprio questi ultimi, che rappresentano il futuro in atto, corrono il rischio, secondo Luca Serianni, di diventare adulti per l'anagrafe senza padroneggiare con proprietà e ampiezza le risorse del lessico, uno degli strumenti fondamentali di quel sapere avanzato sul quale si costruisce una civiltà di cittadini, oltre che di parlanti, consapevoli e maturi.


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