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I nostri lettori cacciatori di parole nuove/14

Una puntata autunnale di parole nuove (o percepite come tali) proposte dai nostri lettori. Chi vuole farsi un'idea delle tipologie e delle tendenze che caratterizzano le parole inviate a questa rubrica, può rileggersi le puntate precedenti (la puntata di apertura, la seconda, la terza, la quarta, la quinta, la sesta, la settima, l'ottava, la nona, la decima, l'undicesima, dodicesima puntata e la tredicesima). E ora, diamo conto degli ultimi arrivi.

 

Finestraio e Finestrista: due parole simili da due utenti distinti. S. Z. propone l'inserimento nel dizionario di finestraio «che significa addetto alla manutenzione e al restauro degli infissi in legno. È il lavoro che svolge mio padre e il nome è di sua invenzione»; N. B. vuole sapere «il motivo per il quale nel vostro illustre dizionario non esiste il termine "finestrista", cioè colui che installa finestre». Notiamo intanto che la duplice proposta poggia sull'uso di due dei suffissi più produttivi nella creazione di nomi di mestiere, tratti, com'è naturale, da basi nominali (in questo caso, finestra): -aio (corniciaio, fornaio, giornalaio) e -ista (costumista, elettricista, rugbista). In secondo luogo,  intuendo forse che il suffisso -aio si è speso molto più in passato che in tempi recenti nella sua attività logopoietica, S. Z. propone finestraio per un'attività che sa d'antico, in quanto prevede la cura, la manutenzione e perfino il restauro di un materiale delicato ed esposto all'usura come il legno delle finestre; mentre N. B., con un -ista più sbilanciato verso tempi moderni e contemporanei, si preoccupa di un'attività seria ma seriale, al passo con le impellenze del mondo d'oggi. Che cosa dire? Finestraio, in verità, è parola che in Italia girava nei secoli passati. In area e testi veneti, per esempio, era ben nota, come attesta il Nuovo dizionario universale tecnologico o di arti e mestieri e della economia industriale e commerciante, che consulto, grazie a Google Books, nell'edizione tradotta dal francese in italiano ed edita a Venezia nel 1838. In particolare, a p. 211, si elenca una serie di nomi di mestiere, tra i quali figurano (si noti anche la varietà dei suffissi) finestraio, stufaiuolo, fornellista, piombaio, specchiaio, magnano, selciatore, stipettaio, terrazzaio o ammattonatore. Giuseppe Boerio, nel suo Dizionario del dialetto veneziano (1829), scrive che in italiano non si trova finestraio per indicare quel che a Venezia si chiama fenestrèr, «quel falegname che fa le chiusure di legno all'apertura delle finestre e le munisce di vetri». Bella, dunque, la proposta di S. Z., perché intesa a valorizzare il mestiere paterno, che porta con sé, a Venezia, una tradizione antica. Bella, ma, al momento, priva della necessaria diffusione: una parola va nel dizionario se circola realmente nella lingua.

Per quanto riguarda finestrista, mi sembra di poter dire che, nonostante il senso di efficienza che promana dalla parola, nessuno mostra di sentirne il bisogno, anche tra gli operatori del settore. Ci si accontenta del generico falegname o si ricorre a perifrasi che includano le parole infissi e serramenti (anche se, in effetti, serramentista è registrato in numerosi dizionari, pur essendo qualificato come vocabolo di basso uso).

 

Lazista: F. R. intende lanciare «una provocazione ai lessicografi», ai «soliti soloni della lingua», proponendo il sostantivo per indicare il tifoso della squadra di calcio della Lazio (aggiungo io: si potrebbe estendere la denominazione anche ai tifosi di altre Lazio sportive, da quella della pallanuoto a quella del rugby, per dire), per evitare la collisione semantica con laziale 'chi è nato o vive nel Lazio'. Secondo una logica astratta, la proposta non è per niente provocatoria. Tant'è che, dalla metà degli anni Ottanta del Novecento – per fare un esempio – i tifosi (e i giocatori) della squadra di calcio del Torino vengono appellati, oltre che con il colore della casacca, granata, anche con l'epiteto di torinisti, sul modello di milanisti, interisti. In generale, le cronache sportive da tempo non mancano di adoperare la formula (tifoso) + colore sociale del club (tifosi rosanero e, più, raramente, palermitani), oppure (tifoso) + etnico culto (tifosi labronici, quelli del Livorno). Francamente, però, credo che il contesto chiarisca immediatamente se si parla di laziali abitanti o nativi o, viceversa, di tifosi, in barba alla logica geometrizzante di chi vagheggia la lingua come il prodotto di un algoritmo. Ciò detto, per rendere popolare e dunque usato e quindi degno di lemmatizzazione un vocabolo di àmbito sportivo, basta chiamarsi Gianni Brera: fu infatti il celebre scrittore e giornalista sportivo a tirare fuori dal cappello l'aggettivo e sostantivo torinista, determinandone le fortune nella nostra lingua.

 

Nepotanza: intesa come «rapporto di parentela tra nipoti, sulla scia di fratellanza, sorellanza, colleganza ecc.» (potremmo aggiungere anche il non usatissimo cuginanza), ci scrive F. R. Certo il suffisso -anza si presta bene alla creazione di sostantivi astratti, tratti a loro volta anche da sostantivi. Incuriosisce la scelta della variante con vocalismo latineggiante (o dialettale? No, non pensiamo che la rustica rimembranza fosse nella mente dell'onomaturgo), vale a dire ne anziché ni/potanza, ma dobbiamo ammettere che nepotanza vanta qualche colta anche se un poco antiqua attestazione, mentre nipotanza, dal netto aroma disneyano (Paperino & Topolino), gira qua e là per internet in usi esclusivamente ludici. Tramite Google Libri ritroviamo nepotanza nella Storia politico-militare del brigantaggio nelle provincie meridionali d'Italia di Angiolo De Witt (Firenze, 1884) o, nel significato figurato di 'legame di discendenza', in una lettera di Girolamo Sotgiu e Mario Alicata a Benedetto Croce, alla fine degli anni Trenta del Novecento. Bello, il potenziale lemma nepotanza: bisogna però trovare un bel po' di persone che lo tirino fuori a braccia dall'avello e gli pratichino a lungo il massaggio cardiaco o la respirazione bocca a bocca.

 

Oltretevere: N. P. segnala un avverbio nella forma univerbata o in quella analitica (oltre Tevere) che significa 'quanto sta al di là della riva destra del Tevere, specialmente all'interno della città di Roma e spesso con riferimento al Vaticano'. Due esempi: Risciò, Raggi replica i divieti: ordinanza estesa anche oltre Tevere, titolo in romatoday.it, 22 luglio 2016; Un sindaco gradito Oltretevere, esempio quest'ultimo fornito proprio dal nostro N. P.) e, in particolare, un sostantivo interessante, che da indicazione geografica si è trasformato, per metonimia topografica, nella definizione, di uso prevalentemente giornalistico, del Vaticano, inteso come Stato sovrano storico e come Santa Sede e, di conseguenza, come il suo potere temporale e spirituale e il complesso degli organi statuali e di governo che vi presiedono (per es.: La nuova politica d'Oltretevere, esempio fornito dal nostro lettore; Per quanto riguarda Emanuela, invece, solo ipotesi. Esiste veramente una verità sepolta in un dossier segreto promesso e mai consegnato, nascosto in una "segreta stanza" di Oltretevere?, repubblica.it, 30 settembre 2016). Fungono da modelli, sia per l'avverbio, sia per il sostantivo, Oltremanica, Oltreoceano, Oltradige, Oltrarno.

Ricordiamo che, a Roma, l'indicazione geografica relativa alla zona edificata sulla riva destra del Tevere (a Sud-Ovest) si è cristallizzata da tempo nel toponimo Trastevere. Sempre trans (di là da) Tiberim (Tevere), ma nel quadrante di Nord-Ovest, si incastonano nella città i 0,44 km² dello Stato della Città del Vaticano.

Senz'altro il suggerimento di N. P. è da accogliere.

 

Stiloso: «Es.: “Come sei stiloso!”, cioè “Hai davvero stile!”», scrive G. P. per sostenere la sua proposta. Ancorché – ai sensi della cronologia linguistica – cinquant'anni non siano un'eternità, va detto però che stiloso è apparso la prima volta in italiano negli anni Sessanta del Novecento: si tratta, pertanto, di un neologismo se non vecchio, quanto meno dai capelli brizzolati. Non a caso è registrato in molti dizionari della lingua italiana (ma non nel Treccani.it: dunque la segnalazione ci permette di colmare una lacuna lessicografica: grazie, G. P.!). Per esempio, in garzantilinguistica.it dell'aggettivo si trova la seguente definizione: «che ha stile, che ha classe, in particolare nella scelta dell’abbigliamento e degli accessori; che segue la moda», cui viene aggiunto il suggerimento secondo cui alla derivazione dal sostantivo stile, con l'aggiunta del suffisso -oso, si sarebbe assommato anche il modello dell'inglese stylish.

 

Silverio Novelli

 

UN LIBRO

Viva il Latino. Storie e bellezza di una lingua inutile

Nicola Gardini

Il saggio scorre come un romanzo, che racconta la storia di una passione personale, quella dell’autore, nata ai margini dei banchi di scuola e nutrita di letture e traduzioni solitarie, di incontri euforici e illuminanti con i testi classici.

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