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I nostri lettori cacciatori di parole nuove/3

Siamo arrivati alla terza puntata della “caccia alle parole nuove”, sguinzagliata tra i nostri lettori. Si tratta di una rubrica destinata a crescere su sé stessa, poiché la segnalazione di parole nuove da parte degli utenti del Portale Treccani.it non conosce sosta. Come abbiamo scritto in occasione della puntata di apertura (qui, invece, trovate la seconda puntata), il lavoro volontario dei cacciatori di parole sarà tenuto in gran conto dalla redazione del Vocabolario Treccani.it. Anche se le parole proposte non dovessero essere idonee all'inclusione nel grande repertorio on line, saranno collocate in una speciale quarantena, tenute sotto controllo e monitorate. Non è detto che quanto oggi sembra occasionale o effimero non possa, nel corso del tempo, imporsi nell'uso ed essere perfino promosso come neologismo vero e proprio e da lì approdare agli onori della lessicografia. Partiamo con le nuove proposte.
 
Credino
 
G. L. segnala la maliziosa parola credino, che potrebbe funzionare sia come aggettivo, sia come sostantivo, esattamente come l'assai simile cretino, cui sembra alludere, almeno in parte, anche per il significato. Il nostro lettore propone una definizione, ipercaratterizzata da un attacco troppo marcato (in senso ironico) per gli standard debitamente neutri dello stile lessicografico: «Persona colpita da smarrimento fulminante, causato dal credere con grande entusiasmo in concetti, dogmi o assunti in base alla sola convinzione personale o alla sola autorità di chi ha enunciato tali concetti o assunti, al di là dell'esistenza o meno di prove pro o contro tali idee e soprattutto al di là del buon senso». G. L. invita a confrontare credino con l'inglese creedin. Il vocabolo inglese, però, non risulta attestato nemmeno nell'Urban Dictionary, aperto ai quattro venti delle voci colloquiali e “basse” che ruzzolano per le strade angloamericane. Se anche il suggerimento di G. L. fosse mosso da un intento ludico, andrebbe osservato che l'italiano possiede già un comodo e solido credulone (in origine, forma accrescitiva di credulo), attestato nella lingua scritta sin dalla metà circa dell'Ottocento.
Da appendere nella bacheca, con un sorriso.
 
Panteganopoli
 
S. Z. dice che questo sprezzante epiteto è diffuso assai nel Cadore, con riferimento a Venezia, intesa etimologicamente come città (da -poli< greco antico pólis) delle pantegane. Certo, dove c'è tanta acqua, poco mossa, è inevitabile che i topi, grandi e piccoli, stiano comodi. Il secondo elemento -poli 'città' da almeno una ventina d'anni è molto meno produttivo di un secondo -poli, quello ricavato da Tangentopoli 'città delle tangenti' (in origine, la città è Milano, dove, nel 1992, scoppiò il primo grande scandalo legato alla corruzione di politici italiani). Questo secondo -poli perde il significato di 'città' e prende quello di 'scandalo, fenomeno di malaffare e malcostume', con riferimento al tema indicato dal primo elemento di composizione. L'elenco dei vocaboli, più o meno effimeri, creati dai media in questi anni, è interminabile: da affittopoli a concorsopoli, da vallettopoli al recente rimborsopoli. Per quanto riguarda le parole composte con -poli 'città', poche, come tendopoli (1923) o baraccopoli (1970), si sono radicate stabilmente nel lessico italiano. Per ora non sembra che Panteganopoli, privo di significative attestazioni scritte e legato a un referente limitato (una città specifica, Venezia, e non una qualsiasi città abitata o invasa da topi), possa ambire ad entrare in un lemmario.
Da rivedere.
 
Rassicurazionismo
 
A(ntonello) C(iccozzi) (indichiamo nome e cognome, perché l'utente parla di una parola di proprio conio, impiegata, in base a precise motivazioni, in un testo da lui scritto e pubblicato da una casa editrice) propone, con consapevolezza di onomaturgo, un termine – come racconta l'autore stesso - «coniato in una consulenza giuridica. Riporto un estratto del testo: “[...] nel linguaggio corrente non disponiamo di un contrario puro per il termine allarmismo, lemma composto dal sostantivo allarme (che significa 'segnalazione di emergenza') e dal suffisso -ismo (che significa in questo caso 'dottrinarietà', fissazione immotivata spesso legata ad atteggiamenti collettivi), che insieme delineano un significato di 'tendenza a preoccuparsi e ad ingenerare timore verso gli altri in assenza di validi motivi'. È proprio il suffisso -ismo a conferire al termine la connotazione dell’immotivatezza alla segnalazione di emergenza. Viceversa una parola che significa 'segnalazione immotivata di normalità' non esiste: termini come tranquillizzazione o rassicurazione non comportano il connotato dell’immotivatezza” (pp. 140-141)». Termine degno di essere preso in considerazione, rassicurazionismo entra a far parte di una lunga schiera di -ismi italiani connotati negativamente. Si tratta di vedere se prenderà maggiormente piede: Ciccozzi parla di rassicurazionismo già da alcuni anni ma, finora, giornali, siti e blog hanno ripreso il termine sempre e soltanto come «parola d'autore».
Da monitorare.
 
Scheu(o)morfico o skeu(o)morfico
 
R. V. segnala un irto tecnicismo, che, per un occhio un po' allenato, è riconoscibile come un montaggio di formanti di origine greco-latina. Si tratta di un montaggio avvenuto in tempi recenti, allestito in lingua inglese. Ebbene sì, la bellezza del lessico intellettuale (compreso quello dell'alta tecnologia) sta nella sua natura “europeistica”, capace di disseminarsi nelle principali lingue di cultura continentali (l'inglese, lo spagnolo e il francese, però, sorvolano molto bene gli oceani), attingendo al grande magazzino culturale e linguistico costituito dalle antiche lingue madri greca e latina.
L'aggettivo scheu(o)morfico deriva da scheu(o)morfismo, che si può trovare scritto anche skeumorfismo. Skeu(o)morfismo ci viene dall'inglese del design applicato all'informatica: skeuomorphism, a sua volta, è stato formato a partire dagli elementi greci skeuos, σκεῦος‎ 'contenitore' o'strumento'  e morphê, μορφή 'forma', con l'aggiunta del suffisso -ism (anch'esso di origine greca: il nostro -ismo). Skeu(o)morfismo è prima di tutto termine del design industriale e indica un ornamento fisico o grafico messo su un oggetto allo scopo di richiamare le proprietà o qualità estetiche di un altro oggetto. Trasferitosi nella grafica computerizzata, skeu(o)morfismo è passato a indicare, in particolare, ogni rappresentazione grafica presente negli schermi di dispositivi elettronici che miri a riprodurre mimeticamente la realtà, in modo da rendere più comprensibile o esteticamente gradevole la funzione digitale (per esempio, si pensi alle raffigurazioni del calendario o dell'orologio, o della busta per indicare la messaggistica).La grafia scheu(o)morfismo, con ch in luogo di k, è più fedele all'alfabeto latino (il nostro). La o ballerina (da mettere o da togliere?) è in attesa di capire il proprio destino. In verità, è motivata etimologicamente. L'uso, però, ancora oscilla nell’accogliere la vocale e le attestazioni scritte non sono ancora moltissime. Scheu(o)morfico, aggettivo, significa nient'altro che 'relativo allo scheu(o)morfismo'.
Da monitorare.
 
Suolodinanza
 
A. C. segnala suolodinanza e terradinanza, due “tamponamenti” di parole: suolo + (citta)dinanza e terra + (citta)dinanza. Dei due elementi formanti, il primo si mantiene integro, il secondo perde la prima parte (altre volte, succede il contrario: cant(ante)autore). Entrambi i sostantivi, secondo chi li propone, sono definibili come «condizione giuridica in base alla quale viene riconosciuto a un individuo il diritto di avvalersi di un appezzamento di terra coltivabile atta a soddisfare il suo fabbisogno energetico». Totalmente priva di riscontri scritti, la doppia proposta, frutto dell'ingegno onomaturgico dell'utente, è interessante. Va però notata l'inversione semantica che si realizza rispetto al modello di cittadinanza, intesa – come è intesa ordinariamente – nell'accezione di 'appartenenza di un individuo a una città'. Nel caso di suolodinanza e terradinanza, invece, l'equivalente della città, cioè il suolo/terra, appartiene all'individuo. Se intendiamo cittadinanza come 'vincolo di appartenenza di un individuo a uno Stato', lo sbilanciamento semantico presente in suolodinanza/terradinanza è ancora più accentuato. Probabilmente l'utente pensa ai diritti che l'individuo acquisisce, nel suo essere vincolato a uno Stato (diritto di soggiorno, di voto, ecc.), e dunque propone un'estensione dei diritti dell'individuo all'uso del suolo. Politica dei beni comuni o assistenzialismo?
Degno di riflessione.
 
Fine della terza puntata. Continuate a inviarci le vostre segnalazioni. Ne riparleremo tra un mese circa.
 
Silverio Novelli
 
 

UN LIBRO

Arnaut Daniel di Pietro Tripodo venti anni dopo

Arnaut Daniel

A distanza di vent’anni sono state ripubblicate le traduzioni che Pietro Tripodo fece del corpus poetico del trovatore provenzale Arnaut Daniel. Il complesso lavoro del traduttore e poeta romano, edito per la prima volta nel 1997, fu anche l’ultimo della sua vita.

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