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Fiscal compact

«Fatto a Bruxelles, addì due marzo duemiladodici
Il presente trattato, redatto in un unico esemplare in lingua bulgara, danese, estone, finlandese, francese, greca, inglese, irlandese, italiana, lettone, lituana, maltese, neerlandese, polacca, portoghese, rumena, slovacca, slovena, spagnola, svedese, tedesca e ungherese, tutti i testi facenti ugualmente fede, è depositato negli archivi del depositario, il quale ne rimette una copia certificata conforme a ciascuna delle parti contraenti».
 
Questo è quanto si legge in calce al testo in italiano del «patto di bilancio» - così è scritto nella versione in lingua italiana – o, riprendendo più largamente dall'intestazione del documento, «trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria». Si tratta del cosiddetto fiscal compact, locuzione che ha frequentato e frequenta le pagine dei giornali quando si scrive delle misure di allineamento tra le politiche economiche dei Paesi della Ue per affrontare la grave crisi economico-finanziaria che le persone in carne e ossa conoscono, da mesi, per esempio qui da noi, soprattutto per i pesanti effetti sulla vita di tutti i giorni: lavoro sempre più precario, rischio di perdita del posto per la crisi di imprese grandi, medie e piccole o effettiva caduta nel deserto della disoccupazione, aumento di tasse, innalzamento costante del costo dei servizi e dei beni di consumo.
 
Il suono delle parole
 
Fiscal compact ha un bel suono, per quello che non dà assolutamente l'impressione di contenere la bomba che contiene. Compact, in questa espressione da addetti ai lavori dell'economia, dediti in questo periodo soprattutto alle politiche di contenimento delle spese e alla compressione dei bilanci, è sostantivo e significa 'accordo, patto': roba seria, insomma. Nella testa di ognuno, però, galleggia l'idea, più simpatica, del 'compatto', del 'piccolo, succoso concentrato' di suoni, immagini o parole: compact, termine usato assolutamente e sostantivato, “compatta” in sé locuzioni più ampie e specificative in cui compact è attributo, come compact disc (o disk, in sigla cd; è nella lingua italiana dal 1983), oppure compact stereo (l'impianto stereofonico per l'auto, dotato di lettore cd; in italiano dal 1998), oppure ancora compact car (utilitaria di media cilindrata piccola ma dotata, in virtù di concentrazione di materia in spazi ridotti, di tutte le virtù tecnologiche delle auto più grandi di pari cilindrata; dal 1992). Talvolta, compact ritorna aggettivo posposto, ovviamente indeclinato, per definire, per esempio, l'edizione fisicamente più piccola (e magari meno costosa) di un volume a stampa (un dizionario compact inglese-italiano); in questo caso, come in quello di un impianto stereofonico casalingo di piccole dimensioni, si usa anche l'adattamento compatto, sostantivato.
 
Astenuti o in missione
 
Tutto questo per dire che il compact di fiscal compact (alla lettera: 'accordo fiscale') non sembra così impegnativo quale invece risulta essere una volta che si estraggano dal testo i contenuti reali sui quali si esprime, decidendo misure draconiane che i Parlamenti e i Governi nazionali sono indotti ad approvare, stabilendo vincoli durissimi per le economie e i bilanci nazionali. La Camera dei deputati nostrana ha mandato giù il rospo così, il 19 luglio scorso (il Senato l'aveva fatto il 12 luglio): «A parte le posizioni ufficiali dei partiti, però moltissimi deputati hanno manifestato la propria contrarietà astenendosi o non partecipando al voto. La votazione sul Fiscal Compact ha fatto registare 360 sì, 65 no, 65 astenuti mentre gli assenti erano 103 e in missione 27» (Espresso.it, 25 luglio 2012, Open politix).
 
Miliardi di euro ogni anno, per vent'anni
 
Non si decideva su cose di poco conto. Il fiscal compact vincolerà il nostro Paese alla riduzione del debito pubblico per una cifra di 45 miliardi di euro l’anno per vent'anni, con variazioni possibili a seconda che si inneschi o meno la crescita economica vaticinata dal Governo Monti. Colpiscono due fatti. Il primo: la portata anche giuridica e simbolica dell'atto, poiché il dispositivo entra a far parte della Costituzione italiana, sancendo una cessione di prerogative giurisdizionali nazionali alla Ue. Una assai poco “compatta”, per estensione e profondità, misura di indirizzo e intervento di fatto ipoteca le politiche economiche dei prossimi decenni. Il secondo fatto: rinchiuso nel recinto presuntivamente asettico dell'impegno “tecnico” governativo ad allineare costantemente l'Italia all'Europa, il grave passo è stato, nella maggior parte dei casi, presentato dai media e, attraverso i media, ritrasmesso dai politici ai cittadini, come un matrimonio che s'ha da fare, tra alzate di spalle, “purtroppo” e genericissimi e paludati “l'Europa ci chiede”. Anche chi si è opposto, in politica, l'ha fatto con una certa strumentalità, usando il no al fiscal compact soltanto come arma di polemica immediata. Di fatto, di fiscal compact (e del collegato MES, Meccanismo Europeo di Stabilità: un fondo di 500 miliardi di euro per il sostegno delle banche o, al limite, degli Stati europei in difficoltà, cui l'Italia parteciperà versando più di 15 miliardi nei prossimi cinque anni – si tratta del fondo salva-Stati di cui spesso si legge sui giornali e si sente parlare nei tg) si è discusso poco o punto in questi mesi. La notizia, in sostanza, è stata costruita e presentata in modo anestetico come una necessità imposta dalle dure leggi dell'economia o, nella variante più briosa, come uno strumento per consolidare la nostra vocazione europeista e il nostro ruolo di primo piano nella Ue. Insomma, per tanta politica nostrana il compact è stato compattato e ridotto. Eppure, in quella ventina di paginette scritte spaziate, c'è il futuro duro e amaro di tante persone che hanno creduto di vivere nella società e nell'economia della crescita infinita.
 
Il lemma
fiscal compact loc. s.le m. Patto firmato dai 25 Paesi aderenti all’Unione Europea il 2 marzo 2012, che contiene regole vincolanti per il principio dell’equilibrio di bilancio; patto di bilancio.
Espressione ingl. composta dall’agg. fiscal (‘fiscale’) e dal s. compact (‘accordo, intesa, patto’).
 
Elaborato dalla redazione di “Lingua italiana” del Portale Treccani
 
 
Esempi d’uso
 
La richiesta della Polonia di partecipare a tutti i summit Eurogruppo e le pressioni dei paesi più rigoristi sull’applicazione di sanzioni semi-automatiche anche per chi sfora i criteri sul debito, sono gli ultimi due nodi che i leader Ue devono sciogliere oggi al Vertice di Bruxelles, per quanto riguarda il testo definitivo del Patto di bilancio (Fiscal compact) per fronteggiare la crisi del debito.
Messaggero.it, 30 gennaio 2012, Economia e Finanza
 
«Una follia è fare più volte la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi». Con queste parole Martin Wolf, tra i più autorevoli commentatori del Financial Times, ha criticato il 7 marzo scorso il “Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance”, più comunemente noto come fiscal compact.
Vladimiro Giacché, Linus, aprile 2012, p. 4
 
Il nuovo trattato europeo sulla convergenza dei bilanci, il cosiddetto Fiscal compact, prima ancora di entrare in vigore appare già superato dai fatti, come tutti i “patti stupidi” che pretendono di ingabbiare in formule matematiche la complessità e le contraddizioni dell’economia. Imporre drastici tagli di spesa, e quindi anche di investimenti, a economie in recessione innesca una spirale deflazionistica che, a sua volta, rende irraggiungibili gli stessi obiettivi di bilancio prescritti.
Foglio.it, 18 aprile 2012, Soloqui
 
Il senato l'ha approvato il 12 luglio senza dibattito. Lo stesso si appresta a fare oggi la camera. Meno di una settimana di lavoro per ratificare il «fiscal compact», il trattato europeo che impone all'Italia di tagliare 45 miliardi di debito pubblico all'anno per 20 anni (la spending review «cancella» spese per 29 miliardi in 3 anni).
Matteo Bartocci, Manifesto.it, 19 luglio 2012, Attualità
 
In nome della crescita europea l’Italia sacrifica il suo fondamento costituzionale: approvando, senza dibattito e in via definitiva il disegno di legge di ratifica del Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e la governance nell’Unione economica e monetaria (il cosiddetto fiscal compact), la Camera ha spostato la sovranità dal popolo (come recita l’art. 1 della Costituzione) alla burocrazia europea.
Alberto Lucarelli, Fatto Quotidiano.it, 21 luglio 2012, Blog
 
Silverio Novelli
 

 

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