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Come parla la critica letteraria del web. Un'indagine / 1

Presentiamo la prima di quattro puntate di un'indagine volta a analizzare le caratteristiche salienti delle riviste di critica letteraria e letteratura on line che si sono maggiormente distinte negli ultimi anni. Le prossime puntate saranno pubblicate a giugno, luglio e settembre 2017.

 

 

L’indagine non si propone di accertare la capacità di produrre critica nella vasta offerta di informazione letteraria del web che, come testimonia il capillare censimento di Gian Carlo Ferretti e Stefano Guerriero (Storia dell'informazione letteraria dalla terza pagina a Internet. 1925-2009), ha raggiunto da tempo un ottimo livello, bensì intende cogliere i diversi atteggiamenti con i quali la critica può incidere (ancora) sulla realtà attraverso il web, in virtù della sua ontologica forza interpretativa e trasformativa, ovvero diffondere, come sostiene Remo Ceserani, «sapere, conoscenze, immagini della realtà e del mondo, atteggiamenti della sensibilità e modelli di comportamento». Interrogare la scena contemporanea non è un fatto scontato né tantomeno immediato, se l’obiettivo è quello di essere davvero generativi.

 

Un’«aristocrazia senza terra»

 

C’è chi pensa a Internet come un’immensa biblioteca in cui perdersi e chi crede ancora nell’assenza di affidabilità del medium in merito alle materie di cultura. La critica è morta da tempo, la rete è solamente il regno della confusione. L’ultimo decennio, tuttavia, sembra aver smentito il tutto. Perché l’errore di tali prospettive risiede nel non porre sufficiente attenzione a un mondo letterario web che non è affatto esente da precisi meccanismi di selezione, creazione e diffusione, così come non lo è il suo pubblico di lettori-esploratori, bene di primaria importanza per il successo di una rivista che sappia coltivare il discorso letterario secondo nuovi stili e atteggiamenti critici originali. Già Bruno Pischedda, nel saggio La webletteratura della nuova Italia, individuava nel fenomeno letterario del digitale «interessanti processi di assottigliamento qualitativo» e una stratificazione tipologica atti a modificare ‒ di nuovo ‒  la realtà della blogosfera che caratterizzò gli esperimenti precedenti. «Literary criticism is […] work, a technique, a skill»: su questo siamo tutti d’accordo. Ma le dichiarazioni che Peter Stothard, direttore del Times Literary Supplement, rilasciava nel 2012 in un’intervista pubblicata su The Indipendent, oggi ci appaiono probabilmente superate, in quanto, non solo non si è verificata un’erosione dei «contenuti librari, testuali», ma l’opinione pubblica ne è uscita piuttosto consolidata. Il lettore-esploratore sa riconoscere la differenza tra un discorso di critica e un’opinione, e non è detto che debba per forza scegliere una sola strada. Non è detto nemmeno che quest’ultimo prediliga testi brevi e semplificati, considerate le specificità del medium di riferimento. Il discorso critico vero e proprio ‒ e non il parlare solo di libri ‒ passa, oggi, attraverso proposte disinibite ed efficaci di nuovi mediatori, più in sintonia con le competenze di ordine multimediale e comunicativo nonché più attenti alle «tipologie» e «caratteri», sui quali da sempre insiste Vittorio Spinazzola.

 

Una rinnovata coscienza intellettuale

 

La critica «non aiuterà a vivere» come la Letteratura di Todorov, ma agisce direttamente sulla temporalità del mondo ordinario, venendosi a configurare come una tra le tante fonti di idee.

E proprio tra il tempo e lo spirito di due zeri si racchiude la cifra della possibilità di doppiozero ‒ rigorosamente con la “d” minuscola in senso lacaniano ‒, progetto editoriale no profit online dal 14 febbraio 2011. «Sfidare criticamente i conformismi contemporanei», così si legge nella sezione “Chi siamo” del sito, che è anche casa editrice: il processo intellettuale, che ha la forma di un dono ed è promosso da più di 900 scrittori, critici e studiosi, pur rimanendo fedele ai luoghi tradizionali della critica, allarga il campo di osservazione a discipline specifiche, quali la sociologia, l’antropologia, l’architettura, il web stesso, che rientrano nella categoria “Idee”. L’impronta letteraria con cui ogni articolo viene curato si fonda, infatti, su una ricerca costante di linguaggio e tematiche attuali. Accanto alle recensioni, troviamo diverse riflessioni sul corso della post-modernità, che poggiano, quasi sempre, su basi letterario-filosofiche e su scelte comunicative disponibili alla sperimentazione, secondo un atteggiamento «amichevole-seminariale» che non incrementi il distacco tra cultura e realtà ma che, allo stesso tempo, non trasfiguri la storia e la verità delle parole utilizzate: così compaiono, tanto nelle recensioni quanto negli approfondimenti, lessemi quali certitudo, welfare to work, parrhesia, Auflockerung, logos, solo per fare qualche esempio. Anche l’apporto iconografico si inserisce in un preciso intento simbolico e di contaminazione dell’immaginario: dalle fotografie alle opere di pittura e scultura, il tutto si fonde in un completo messaggio di rimandi, che talora supera anche la sede stessa dell’articolo per ricongiungersi ad altri sguardi sullo stesso tema, come quello del corpo, trattato nei primi due mesi del 2017 in Eugenio Borgna. Per un’etica di parola (Nicole Janigro), Il gesto del sarto. Cosa può un taglio? (Alessandro Foladori), Di quale corpo ci parla Foucault? (Francesco Bellusci).

 

 

Responsabilità collettiva e percezione del Reale

 

 

Sull’importanza del rapporto tra letteratura e realtà si schiera un’altra rivista, il cui formato può rientrare anche nel blog propriamente detto. Nel «tentativo di rispondere a una mutazione che ci investe», Le parole e le cose esercita l’attività critica prediligendo non solo la tipologia saggistica, ma anche veri e propri estratti narrativi e poetici, come i recenti sei inediti di Andrea de Aliberti (Dall’interno della specie). Molti degli interventi critici, secondo quanto riporta una nota di apertura, vengono riproposti su testate nazionali, riviste cartacee e raccolte editoriali, a testimonianza del fatto che il prodotto culturale promosso dal web non si presenta in termini oppositivi alla terza pagina o alla sede tradizionale di informazione letteraria, anzi, costruisce, una rappresentazione complementare del dibattito critico, della storia ‒ la nostra ‒ attraverso le parole della letteratura, e viceversa. Titoli immediati (Il sintomo Lacan, Perché si scrive male?, Costellazione Gerontion, La pornografia come oggetto poetico) e cura per le fonti bibliografiche: Le parole e le cose adotta, in uno spazio semplice e dal taglio minimalista a griglia unica, nuove strategie stilistiche e strutturali per diffondere una personale ‒ e plurale ‒  traduzione della società, una rinnovata visione critica delle dinamiche del mondo letterario (Il sintomo Lacan), mediatico (Odio Internet) e anche linguistico (La lingua dei giovani accademici, per riportare un esempio recente), grazie a un tono “militante” colto e mai forzato.

 

Non tutta la comunicazione è verbale

 

Dietro il rapporto tra prodotto critico e medium ospitante, non vi è solamente un’ansia di rinnovamento, ma un’oculata indagine sul rapporto contenuto-forma-comunicabilità. L’elaborazione teorica non si presenta più come un’unità isolata di senso, ma come un’esperienza calata in un contesto più ampio. Il Colophon, rivista letteraria online su Medium dal 2015, ha sviluppato un discorso organico e immediatamente riconoscibile di critica, insistendo proprio sulla inscindibilità di questi tre aspetti. «Le parole sono importanti», ma non bisogna dimenticare, come Franco Carlini insegna, che sono racchiuse in un testo scritto e che questo, nella pagina, si presenta come un’immagine. Grafica, layout di apertura, corpo testuale, interlinea e font sono stati studiati per garantire al lettore un senso di pulizia e ordine, evocato dalle illustrazioni minimaliste. Le modalità di informazione letteraria sono eterogenee, ma l’impostazione critica riflette una coesione d’insieme, dettata anche dal fatto che Il Colophon si definisce una rivista bimestrale a tema. Dalle interviste ‒ si ricordi la recente a Rossella Milone (Un osservatorio sul racconto) ‒ agli editoriali di Michele Marziani ‒ l’ultimo, indaga proprio la posizione degli intellettuali (e dei lettori) in merito alla narrativa breve ‒ e ancora alle recensioni o alle riflessioni in prima persona ‒ Il lettore che non so essere di Paolo Ferrucci affronta un tema attualissimo, la eccessiva analiticità che soffoca il piacere della lettura ‒ emerge l’interiorizzazione di una delle regole più importanti dello stato della webzine letteraria: il cambiamento. In balia di un presente “continuo”, esistere, essere riconoscibili e fruibili, significa «mutare e mutarsi incessantemente», riformularsi, dunque, ancora una volta, per dare una nuova voce e un nuovo volto all’insostituibile discorso critico sulle cose.

 

Testi citati o soggiacenti

G. Ferretti, S. Guerriero, Storia dell'informazione letteraria dalla terza pagina a Internet. 1925-2009, Milano, Feltrinelli, 2010.

R. Ceserani, Guida allo studio della letteratura, Bari, Laterza, 2002.

G. Iannuzzi, L’informazione letteraria nel web. Tra critica, dibattito, impegno e autori emergenti, Milano, Biblion Edizioni, 2009.

B. Pischedda,  La Webletteratura della Nuova Italia, in V. Spinazzola (a c. di), Tirature ‘11, Milano, Fondazione Mondadori – il Saggiatore, 2011.

A. Moresco, A. Voltolini (a cura di), Scrivere sul fronte occidentale, Milano, Fetrinelli, 2002.

T. Todorov, La letteratura in pericolo, Milano, Garzanti, 2008.

V. Gheno, Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi), Firenze, Franco Cesati Editore, 2016.

F. Carlini, Lo stile del web. Parole e immagini nella comunicazione di rete, Torino, Einaudi, 1999.

G. Policastro, Dai «Novissimi» ai lit-blog, Roma, Carocci Editore, 2012.

 

Sitografia

Doppiozero: http://www.doppiozero.com

Le parole e le cose: http://www.leparoleelecose.it

Il Colophon: http://ilcolophon.it

Alfabeta2: http://www.alfabeta2.it

L’indice dei libri del mese: http://www.lindiceonline.com

Critica Letteraria: http://www.criticaletteraria.org

Nuovi Argomenti: http://www.nuoviargomenti.net

Enthymema: http://riviste.unimi.it/index.php/enthymema

Nazione Indiana: http://www.nazioneindiana.com

Minima&Moralia: http://www.minimaetmoralia.it

Cultora: http://www.cultora.it (Letteratura)

Finzioni Magazine: http://www.finzionimagazine.it

Lavoro culturale: http://www.lavoroculturale.org

Cultweek: http://www.cultweek.com (Letteratura)

La Balena Bianca: http://www.labalenabianca.com

Satisfiction: http://www.satisfiction.me/

Beatrice Cristalli

 

UN LIBRO

La quarta corona. Pietro Bembo e la codificazione dell’italiano scritto

Giuseppe Patota

Il libro La quarta corona. Pietro Bembo e la codificazione dell’italiano scritto di Giuseppe Patota si rivela foriero di novità già dal titolo: siamo soliti parlare delle “Tre corone del Trecento” ma nessuno, a mia conoscenza, aveva tributato a Bembo questa gloria, arrivando a considerarlo come una “quarta corona”.

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