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ULTIME DOMANDE

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Ultime domande e risposte pubblicate Argomento
Quando l’autore del verbo lavorozio è impegnato a pensare cosa scrivere in un suo libro e qualcuno gli chiede cosa fai? Lui risponde: lavorozio. Mi piace utilizzarla anche a me dico che lavoroziando faccio un Balzecchìo e ricavo un’opera. Balzecchìo è il sostantivo di balzeccare. Anche da un balzecchìo si può lavoroziare, al fine di ricavarne un approfondimento. Le due parole usate insieme danno una sinergia. Vero? Lessico
Gentile linguista, qual è la differenza tra gli avverbi "soprattutto" e "più che altro"? Grazie anticipatamente. Lessico
Ho dubbi sull'utilizzo che faccio della virgola. Sono solito chiedere per iscritto (messaggi): "Come stai, oggi?" Mi viene rimproverato da conoscenti che tale forma non è corretta, in quanto andrebbe chiesto: "Come stai oggi?" senza la virgola. È vero? Grammatica
Gentile redazione, avrei due domande per voi: 1. Ormai nella lingua scritta è più diffusa l'erronea forma qual'è rispetto a qual è; è un errore così grave da meritare il biasimo dei tanti ed improvvisati difensori della lingua? È possibile che in un prossimo futuro venga accettata anche la prima forma? 2. Qual è la differenza tra esso, egli e lui? Potreste scrivere degli esempi? Vi ringrazio anticipatamente. Grammatica
Salve, vorrei sapere perché non è corretto dire "sotto al tuo ufficio" o "sotto al ponte", mentre "sotto al letto" (per esempio) è accettato. Grammatica
Il mio quesito riguarda il si indefinito (detto anche si impersonale o spersonalizzante) con i verbi riflessivi e un oggetto diretto. Enumero i diversi casi per una maggiore chiarezza. 1) Come è noto quando il si indefinito è seguito da un verbo con oggetto, il verbo concorda con l’oggetto (e quindi parliamo di si passivante). Per esempio: In Italia si mangia il risotto; In Italia si leggono pochi giornali. 2) Questo accordo sembra però mancare nel caso di una frase con si indefinito + verbo riflessivo + oggetto diretto. In questo caso, pur essendo presente l’oggetto (in funzione di soggetto), il verbo non concorda con l’oggetto, ma abbiamo sempre il verbo alla 3ª persona singolare. Per esempio: A casa mia ci si lava le mani prima di mangiare; In Italia ci si dà sempre tanti baci. Possiamo considerarlo una eccezione al caso n. 1? 3) Nel caso invece dello stesso tipo di frase (si indefinito + verbo riflessivo + oggetto diretto) ma con un tempo composto, il verbo resta sempre alla 3ª persona singolare, ma c’è l’accordo tra il participio passato del verbo riflessivo e l’oggetto. Per esempio: A casa mia ci si è lavati le mani prima di mangiare; Ci si è tagliati i capelli ogni settimana. È possibile avere una conferma della mia analisi riguardante il si indefinito? Ci sono delle eccezioni ai tre casi? Grammatica
Sono in cerca dell'aggettivo che calza meglio questa definizione: "Il modo di vivere di una persona che dimentica la forza dei propri sentimenti, dei ricordi e delle promesse, scegliendo anche involontariamente, di andare avanti con la propria esistenza. Dimentica la forza delle sue convinzioni e si riapre al mondo anche se aveva promesso di restare fedele a quello stato d'animo." È incoscienza mista ad ipocrisia involontaria, leggerezza e antinomia, incostanza e volubilità. Ma nessuno di questi aggettivi soddisfa il grado di cattiveria e ingenuità che vorrei trovare in un unico aggettivo. Lessico
Mi stavo domandando se le parole "pregiudizio" e "stereotipo" potessero essere considerate sinonimi. Lessico
Qual è la differenza fra le due seguenti frasi? 1) Vorrei che abbiano un buon ricordo di me. 2) Vorrei che avessero un buon ricordo di me. Sono entrambe corrette? A me sembra di sì, ma non riesco a cogliere la differente sfumatura di significato (ammesso che esista). Grammatica
Ho sempre pensato che la prima persona plurale dell'indicativo/congiuntivo presente di "piacere" fosse "noi piacciamo"; eppure, sul vocabolario Treccani, trovo riportata la forma "noi piaciamo". Le due forme sono entrambe accettabili? Inoltre chiedo quale sia la corretta forma della seconda persona plurale del congiuntivo presente: "che voi piacciate" o "che voi piaciate" (anche in questo caso mi sono imbattuta in opinioni diverse)? Grammatica
Volevo chiedervi di chiarire un dubbio lessicale. Potete aiutarmi a chiudere l'antica faida tra quanti sostengono che si possa dire "arrivare a FLOTTE" (poiché il termine, di uso comune, FROTTA deriverebbe dal francese antico flotta) e quanti sostengono, contrariamente, che la Dizione corretta sia "arrivare a FROTTE" (poiché, nonostante l'etimologia, tale termine è entrato nel vocabolario italiano nella forma derivata, mentre il termine flotta individua un gruppo di navi/aerei e non già di persone)? Vi ringrazio in anticipo per la risposta. Lessico
Salve, vi scrivo in merito ad un chiarimento per quanto riguarda l'intercalare vabbè. Mi è sempre stato insegnato che gli unici modi corretti per scrivere questa parola sono vabbè, va beh e va be', mentre la forma vabbe' è considerata errata in quanto, essendo la parola in questione tronca, l'accento non può essere sostituito dall'apostrofo. Potete confermarlo? Ve lo chiedo anche perché, cercando la parola intercalari nella vostra enciclopedia online, ho trovato come esempio anche la parola vabbe', scritta con l'apostrofo (http://www.treccani.it/enciclopedia/intercalari_%28Enciclopedia-dell%27Italiano%29). Vi chiederei dunque di darmi delle delucidazioni a riguardo. Grammatica
"Ultimo" ed "ennesimo" sono numerali ordinali? Grammatica
Gent.ssimi oggi mi chiedevo se l'espressione "spiccicare una parola" possa avere una qualche derivazione dall'Inglese "to speak" o, ancor meglio, dal sostantivo "speech". A pensarci bene, perché sapere parole in una lingua straniera (uso che quasi esclusivamente se ne fa) dovrebbe essere reso con il verbo "spiccicare", "staccare"? Per il significato voi rimandate a De Roberto, spiegando che "spiccicare", riferito a parole, starebbe per "pronunciarle chiaramente", "come per darsi il tempo di cercarle". Poi sulla pagina http://dizio.org/it/spiccicare leggo che, nella lingua italiana, l'uso della parola "spiccicare" è attestata a partire dal 1822 e ha due picchi all'inizio e a metà del secolo scorso. Sicuramente sbaglio, ma mi è venuto in mente il migrante italiano, appena partito dalla terra natia, dove parlava appena il suo dialetto, al quale, in qualche paese anglofono, veniva richiesto "do you speak?" o addirittura "make a speech", dal quale poteva modulare un frustrante "non spiccicare". Non sarebbe quindi ovviamente una questione etimologica (l'inglese "speak" deriva dal sassone "sprecan") quanto sociolinguistica. A vostro parere l'idea è peregrina? Lessico
Gentilissimi amministratori dell’enciclopedia web Treccani, volevo segnalarvi la presenza di una definizione non corretta alla voce "orbo" nella vs enciclopedia. Di fatto la parola non indica soltanto la cecità di una persona ma anche la sua incapacità a muoversi ed ad ascoltare. Vi prego di aggiornare il vostro portale. Lessico
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UN LIBRO

Slangopedia. Dizionario dei gerghi giovanili

Maria Simonetti

In questo agile volumetto Maria Simonetti fa una succosa spremuta del dizionario di Slangopedia reperibile nel sito dell’Espresso, attenendosi ai medesimi criteri selettivi colà adottati. Si tratta di criteri rispettabili e anche comprensibili: per esempio, «no a parole volgari e oscene», onde evitare, immaginiamo, un diluvio di invii.