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Gentili redattori, esistono frasi subordinate implicite soggettive rette da una frase espressa con "È noto..."? Alcuni esempi?

Ricapitoliamo: una proposizione subordinata soggettiva dipende da:

·         Verbi impersonali (occorre, accade, sembra, bisogna, ecc.)

·         Verbi costruiti con il si impersonale (si pensa, si ritiene, si dice, si racconta, si presume, si spera, ecc.)

·         Locuzioni impersonali (è bello, è chiaro, è bene, è necessario, è noto, è utile, ecc.)

 

È noto + subordinate esplicite:

 

È noto che Essere e tempo, opera fondamentale di Martin Heidegger, si interruppe perché il linguaggio in circolazione in Occidente non si prestava a esprimere quel ‘nuovo’ che la filosofia di Heidegger andava pensando (Umberto Galimberti, Idee: il catalogo è questo).

 

È noto che l'amore per gli animali, nei bambini, è fortissimo; e i grandi dovrebbero saperlo (Adriana Zarri, La gatta Arcibalda e altre storie).

 

È noto che in ebraico le parole hanno anche un valore numerico, perché le singole lettere sono anche numeri (Erri De Luca, Alzaia).

 

È noto + subordinate implicite non è possibile, perché, in frasi come quelle seguenti, l’infinito che segue è noto che è da intendere come sostantivato.

 

Dall'altra parte è noto che mangiare troppo, ossia quantità copiose di cibo e cronicamente superiori a quelle adatte al proprio fabbisogno giornaliero personale, comporta un sovraccarico del lavoro digestivo (a carico di stomaco, fegato, pancreas, intestino) (Gabriele Guerini Rocco, a cura di, Manuale di naturopatia).

 

[...] è noto che amare chi non ci ama è non solo una perdita di tempo colossale, ma anche un errore in termini di salute (Giuseppe Culicchia, Muri & duri).

 

Bisogna lambiccarsi il cervello per pensare come ammissibili frasi di questo tipo: mangiare è noto, vivere è noto, resuscitare non è noto. Se ci accontentiamo...

 

UN LIBRO

Arnaut Daniel di Pietro Tripodo venti anni dopo

Arnaut Daniel

A distanza di vent’anni sono state ripubblicate le traduzioni che Pietro Tripodo fece del corpus poetico del trovatore provenzale Arnaut Daniel. Il complesso lavoro del traduttore e poeta romano, edito per la prima volta nel 1997, fu anche l’ultimo della sua vita.

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