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Parole come “gita” o “viaggio” sono nomi concreti o astratti?

Distinguere nomi concreti da nomi astratti sembra, a prima vista, un cosa semplice, ma le apparenze ingannano. Per carità, donna, uomo, cane, gatto, coltello, sedia, macchina non sembrano lasciare scappatoie alla piena identificazione come nomi concreti, riferiti, cioè, a entità che possono essere percepite direttamente tramite i sensi. Amore, indifferenza, libertà, aggressività, d’altro canto, sembrano essere inconfutabilmente nomi astratti, nomi, cioè, che designano entità mentali, raffigurabili soltanto come immagini interiori.
 
Un passo più in là, però, e già la situazione si delinea con meno precisione e i margini di dubbio si allargano: un arrivo, un turbamento, una scivolata, un urto come vanno classificati? Non sempre è possibile operare distinzioni rigide. Il caso di gita e viaggio sembra propizio a seminare l’incertezza, più che a fornire una soluzione. Tali (e molte altre) situazioni “grigie” gli amanti e i curiosi dei fatti linguistici dovranno accettare di non potere incasellare in rigidi schemi classificatori.
 
Senza dimenticare il caso particolare di nomi astratti adoperati in senso concreto (le celebrità del mondo del cinema, il futuro dell’umanità sul pianeta).

UN LIBRO

Bravo!

Giuseppe Patota

Una causa del tutto occasionale – così sembrerebbe dalla premessa – spinge Giuseppe Patota a ricostruire la storia di bravo, aggettivo tanto diffuso, quanto insospettabilmente complesso nei risvolti semantici a cui l’uso, nei secoli, l’ha di volta in volta piegato.

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