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DOMANDE E RISPOSTE: Lessico

"Errata corrige", qual è il suo significato ed in che occasioni si usa?
"Infrangibile" significa "che non si può rompere". Il verbo "infrangere" significa "rompere". C'è una contraddizione lessicale: gli aggettivi verbali che terminano con il "suffisso" -bile hanno il significato di "possibilità al passivo" del verbo: ne consegue che "infrangibile" dovrebbe significare "che si può rompere", mentre invece significa il suo contrario. E poi: "frangere" e "infrangere" sono quasi del tutto sinonimi, mentre il prefisso in- sta a significare il contrario (non sempre, altre volte è rafforzativo). Come si spiega?
A causa del noto negozio, ormai il sostantivo maschile "erbolario" è entrato a far parte del nostro quotidiano qui in Sicilia per indicare il referente che sta dietro il più corretto "erbolaro" o "erbolaio". Potrebbe essere corretto pensare che tra qualche anno potrà essere inserito nella nostra lingua come sinonimo di questi ultimi (magari anche a causa degli errori linguistici scaturiti dallo stesso nome del negozio)? Che non sia già effettivamente successo?
A nostro avviso, modestissimo, il vocabolario Treccani (in rete) dovrebbe modificare quanto si legge al lemma "diaconessa": «diaconéssa s. f. [dal lat. tardo diaconissa, gr. d¿a¿¿¿¿ssa, femm. di d¿¿¿¿¿¿¿ «diacono»]. – Nell’ordinamento della Chiesa primitiva, donna anziana, per lo più vedova, alla quale era affidata la cura dei malati e dei poveri, oltre che taluni uffici liturgici; in alcune confessioni protestanti moderne, donna con l’obbligo del celibato che si dedica a opere di carità e di assistenza.» "Celibato" si adopera raramente riferito a una donna per la quale il termine appropriato è "nubilato". Sí, il principe degli scrittori, Alessandro Manzoni, ha adoperato celibe riferito a una donna (Perpetua ... aveva passata l’età sinodale dei quaranta, rimanendo celibe) oggi, però...
A pag. 114 del volume "L'infanzia non è un gioco" di Stefano Benzoni (Editori Laterza) prima del quarto capoverso è scritto: "nipotini e scolari tumebondi". Ho effettuato qualche ricerca on line ma non sono riuscito a trovare alcunché sul termine "tumebondi" eccetto l'utilizzo dello stesso al singolare in un forum sui fuoristrada ("hai un cadavere tumebondo che non ha cavalli"). È un termine del dialetto? Qual è il significato?
A proposito dell'iniziativa “I nostri lettori cacciatori di parole nuove/7” che ho appena trovato su Facebook, io proporrei, al posto di “femminicidio”, il neologismo “donnicidio”. Credo di essere l'unica ad usarlo, almeno finora, ma lo trovo più corretto, visto che viene aggredita la "femmina", ma in realtà viene sempre offesa/ferita/sfigurata/ uccisa una donna!
A proposito della vostra risposta circa il significato della parola “veterocattolico”, vorrei segnalare che, alcuni giorni fa, è stata diffusa dai giornali la notizia della prima ordinazione sacerdotale di una donna (in Italia) da parte della confessione cristiana denominata “veterocattolica”.
A proposito di “abracadabra”, con riferimento all’etimo proposto dal Vocabolario Treccani (abracadabra [gr. ¿ß¿a¿ad¿ß¿a] - 1. Parola magica, inintelligibile per sé stessa, quantunque ne sia stata proposta un’etimologia (ebr. ha-berakah daberah «pronunciare la benedizione»), di uso frequente nella magia mistica etc.): più corretta etimologia ebraica sembra essere “abara kedabra” che semplicemente vuol dire ‘Creerò come parlo’. In questo modo si capisce perché la parola era usata in senso magico.
A quando risale il termine "scrittoio" e qual è la differenza con il termine "scrivania"?
Al centro di un recente dibattito tra Accademia della Crusca e un piccolo alunno di una scuola del ferrarese, "petaloso" potrebbe extraordinariamente farsi spazio tra ben più desueti idiomi piazzandosi tra le pagine del dizionario.
Alcune incertezze della terminologia medica. Si dice stromatico o stromale; parenchimatico o parenchimale? "Tri-, bicuspidalico" o "tri-, bicuspidale", "coronarico" o "coronario"?
Alla p. 762 (righe 5-6) dell’edizione Einaudi (collana “I millenni”, 1962², II vol.) del “Teatro” di William Shakespeare nella traduzione di Cesare Vico Lodovici, trovo il termine “presore”, nel significato evidente di “caglio” [“come il presore nel latte”; testo originale: “like eager droppings into milk”, che Montale traduceva “come una goccia d’acido nel latte”]. Una ricerca rapida non mi ha fatto trovare tale termine in alcun dizionario, il vostro per primo, ovviamente: dove trovo invece - appunto come sinonimo di “caglio” - “presame”. Potete chiarirmi da dove il Lodovici può aver ricavato la parola?
Alla voce "artefatto" del Vocabolario si rende conto solo del valore aggettivale del termine, senza precisare che la forma è anche in uso come sostantivo. Tra l'altro, sempre all'interno della stessa voce, si fa menzione della locuzione "artefatto di tecnica", che è tutto fuorché un aggettivo.
All’ufficio postale ho letto un cartello che dice: “Consegna posta inesitata”. Che cosa significa l’aggettivo “inesitata”?
Aver scritto: “mi riservo di non concedere l’autorizzazione” significa che non ho concesso l’autorizzazione, o che potrei non concederla?
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UN LIBRO

La quarta corona. Pietro Bembo e la codificazione dell’italiano scritto

Giuseppe Patota

Il libro La quarta corona. Pietro Bembo e la codificazione dell’italiano scritto di Giuseppe Patota si rivela foriero di novità già dal titolo: siamo soliti parlare delle “Tre corone del Trecento” ma nessuno, a mia conoscenza, aveva tributato a Bembo questa gloria, arrivando a considerarlo come una “quarta corona”.