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Desidererei sapere come si chiama la casa dove vivono le oche.

Elena Terminelli

Non esiste una denominazione specifica che designi il luogo in cui vengono messe le oche domestiche per essere protette e allevate. Che si tratti di semplici recinti (stie, soprattutto nell’italiano parlato nelle regioni settentrionali) che delimitano spazi, con l’aggiunta di ricoveri chiusi o aperti, sormontati da tettoie o forniti di pagliericci, tali luoghi o strutture non hanno un nome preciso come il comunissimo pollaio per i gallinacei. Nel pollaio, tra l’altro, secondo gli esperti, è sconsigliabile tenere, oltre a galli e galline, le oche, animali noti per una certa imprevedibile aggressività. Nelle aie davanti alle case coloniche di campagna, sarà forse possibile trovare ancora oggi delle oche, anche se nella vecchia fattoria dello zio Tobia (versione Quartetto Cetra) non ve n’era traccia.

Oca è attestato nell’italiano scritto a partire dalla metà del XIII secolo e continua il latino tardo auca(m). In una parte consistente dell’Italia mediana e meridionale meridionale si è affermato, in luogo di auca, la forma latina più tarda paparus (da cui papera, papero), di origine onomatopeica.

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QdR Didattica e letteratura» 2. Raccontare la scuola. Testi, autori e forme del secondo Novecento

Cinzia Ruozzi

«QdR Didattica e letteratura» (Loescher editore) è una nuova collana diretta da Natascia Tonelli e Simone Giusti che, come si evince dal titolo, intende riflettere su una disciplina ancora giovane come la didattica della letteratura.

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