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Cinzia Ruozzi
«QdR Didattica e letteratura» 2
Raccontare la scuola. Testi, autori e forme del secondo Novecento

Torino, Loescher editore, 2014

 

«QdR Didattica e letteratura» (Loescher editore) è una nuova collana diretta da Natascia Tonelli e Simone Giusti che, come si evince dal titolo, intende riflettere su una disciplina ancora giovane come la didattica della letteratura.

Il primo quaderno è il saggio di Jean-Marie Schaeffer, Piccola ecologia degli studi letterari. Come e perché studiare la letteratura? A cosa servono gli studi letterari e come bisogna porsi rispetto alla «triplice crisi [...] che coinvolge allo stesso tempo la trasmissione dei valori letterari, lo studio cognitivo delle attività letterarie e la formazione degli studenti in letteratura»? (p. 10)

Il secondo quaderno, Raccontare la scuola. Testi, autori e forme del secondo Novecento, a cura di Cinzia Ruozzi, riguarda specificamente il cosiddetto “racconto di scuola”, un genere letterario assai giovane e ancora poco definito che, tuttavia, «si configura ormai come un genere letterario specifico. Al suo interno è possibile distinguere personaggi e luoghi topici, stili e forme che si ripetono nel tempo, declinazioni diverse degli stessi motivi. [...] È un genere o un sottogenere, comunque lo si voglia definire, prossimo ad altri come il romanzo di formazione, il romanzo del lavoro, l’autobiografia, il diario, e non a caso ha attirato l’attenzione di alcuni critici, come Lidia De Federicis, che considera la scuola un luogo centrale del romanzesco moderno per le sue caratteristiche di “contenitore materiale e simbolico, di società in miniatura che riproduce, enfatizzandoli, comportamenti e gerarchie della società in grande”» (p. 219).

L’attento e interessantissimo lavoro condotto mira a «ricostruire attraverso la contestualizzazione storica, il richiamo alle fonti legislative e soprattutto i testi letterari, la dimensione reale e simbolica della figura dell’insegnante e della scuola nella società, considerando in particolare gli ultimi trent’anni».

Ne esce un quadro davvero interessante che, lungi dall’essere esaustivo, delinea e descrive le trasformazioni del nostro Paese, partendo appunto da quella società in miniatura che è la scuola. Una scuola raccontata dall’interno, scritta da quelli che la scuola la fanno, o la hanno fatta, insieme ai ragazzi: gli insegnanti. Il periodo analizzato si riferisce, come già detto, agli ultimi trent’anni a partire dalle opere di Domenico Starnone, senza però dimenticare le pietre miliari del genere, come ad esempio Cuore (1886) e Il romanzo di un maestro (1890).

I testi presi in considerazione sono solo quelli nei quali il tema della scuola si trova al centro della narrazione e non sullo sfondo.

I sei capitoli (1. Il diario scolastico da Starnone a Onofri. Percorsi letterari tra passato e presente; 2. Il racconto della speranza, il racconto del disincanto; 3. Insegnare agli ultimi; 4. La scuola dei professori erranti; 5. Piani di lavoro; 6. Forme, stili e stilemi del racconto di scuola) costituiscono un appassionante racconto che riguarda in maniera profonda tutti noi, con i nostri ruoli diversi nella società e quindi anche rispetto alla scuola.

Ognuno di noi può vedersi riflesso in questo romanzo del racconto di scuola, può cogliere una sfumatura, può provare un’emozione, può richiamare alla memoria un pezzo della propria storia individuale oltreché collettiva. Di certo, dopo aver letto l’ultima pagina di questo quaderno, la 253, non sarà più lecito pensare alla scuola come a un universo lontano, che magari, per motivi personali o anagrafici, si percepisce ormai distante o come una tappa conclusa della propria vita; non ci si potrà più girare dall’altra parte leggendo i titoli dei quotidiani, in questo periodo di grandi movimenti all’interno del mondo scolastico. Si saprà quanto c’è dietro e all’interno della scuola fatta da dentro. E si scoprirà che il senso profondo dell’essere educatori non è andato perduto.

Sono numerosissime e splendide le citazioni tratte dai testi presi in considerazione, ed è un peccato non poter citare tutti gli autori. Uno per tutti. E nessuno se ne abbia a male. Sandro Onofri, insegnante, giornalista e romanziere, coglie moltissimo dei nostri ragazzi, della loro infelicità, della loro incapacità ad esprimersi, a partire dalla morte del dialetto che «non riesce neanche più a offrire il gusto della trasgressione». (p. 60).

Onofri ci restituisce con la brutalità che solo la verità possiede un ritratto della noia, un tempo base fondamentale delle grandi scoperte dell’adolescenza, oggi, stato d’animo rassicurante: «L’entusiasmo o la disperazione, in modo diversi, sembrano terrorizzarli. Non li sanno gestire. Diventano nevrastenici nel primo caso, violenti nel secondo. Solo della noia sembrano padroni. Questa è l’ossessione di ogni insegnante, qui. E il suo alibi» (p. 60).

Margherita Sermonti

 

UN LIBRO

Arnaut Daniel di Pietro Tripodo venti anni dopo

Arnaut Daniel

A distanza di vent’anni sono state ripubblicate le traduzioni che Pietro Tripodo fece del corpus poetico del trovatore provenzale Arnaut Daniel. Il complesso lavoro del traduttore e poeta romano, edito per la prima volta nel 1997, fu anche l’ultimo della sua vita.