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Mollica: «Parola mia, il gioco è salutare»

intervista ad Anthony Mollica a cura di Tamara Baris*

 

Anthony Mollica è professor emeritus, Faculty of Education, Brock University, St. Catharines, Ontario, Canada. Nato a Motticella (RC). È emigrato all’età di 11 anni in Canada, dove ha conseguito la laurea in Lingue moderne presso l’Università di Toronto. È stato per anni consulente del Ministero della Pubblica Istruzione dell’Ontario, poi ha coordinato il settore lingue del Provveditorato agli studi di Wentworth e nel 1984 è divenuto professore di Didattica delle lingue moderne alla Brock University, insegnando in corsi di formazione per il francese, italiano, spagnolo e inglese come lingua straniera/seconda. È considerato il padre della ludolinguistica accademica. Ha pubblicato numerosi libri e saggi e dirige per la casa editrice Guerra Edizioni di Perugia una collana di Biblioteca di Glottodidattica. Le sue due recenti pubblicazioni sono Teaching and Learning Languages, di cui è curatore (Perugia, Guerra edizioni, 2008), mentre è autore del recente Ludolinguistica e Glottodidattica (Perugia, Guerra edizioni, 2010).

 

C’è un legame tra la ludolinguistica e la sua esperienza autobiografica? Com’è nato tutto?

Sono cresciuto con le pubblicazioni e le riviste di enigmistica di Corrado Tedeschi e con «La Settimana Enigmistica». Sono stato insegnante di scuola superiore prima, ho insegnato per diversi anni, prima di diventare consulente per il Ministero della Pubblica Istruzione dell’Ontario, e poi sono passato all’Università. Durante la mia carriera da insegnante, ho capito che bisognava motivare gli studenti: introdurre qualcosa di nuovo nell’insegnamento, durante le lezioni, delle attività integrate alla lezione. Nel 1979, ho pubblicato un saggio su una rivista americana (Foreign Language Annals): Games and Language Activities in the Italian High School Classroom che, devo dirle, non credo abbia avuto un grande successo all’inizio, anche se oggi molti colleghi lo considerano un saggio pionieristico nel campo della didattica. Però ha funzionato bene: ho iniziato a fare diverse lezioni, conferenze, attività in Italia e ho tenuto lezioni un po’ in tutte le maggiori Università.

Questa attività ha avuto un discreto successo. Nel gennaio del 2012 proposi all’allora direttore del «Corriere Canadese», Paola Bernardini, una rubrica di attività di ludolinguistica, di giochi di parole, da pubblicare ogni settimana: la mia rubrica apparve fino al 2013, quando il «Corriere Canadese» sospese le pubblicazioni. La stessa rubrica pubblicata sul «Corriere» veniva contemporaneamente inviata in formato pdf a oltre un migliaio di colleghi che insegnano nelle Università in vari Paesi (Canada, Usa, Italia, Spagna, Belgio, Australia, Serbia, Corea, Russia, ecc.). La rubrica veniva – e ancora oggi viene – utilizzata nei vari corsi; infatti, incoraggiato da molti colleghi, ho continuato a preparare le attività didattiche e a inviarle nei quattro angoli del mondo.

Oggi, “Giochiamo con le parole!” viene pubblicata nel quotidiano «America Oggi», e nelle riviste «InSegno», e «Lavori in corso».

Si può trovare tutto sul mio sito personale: www.ludolinguistica.com. Mi ha sorpreso il successo e, mi lasci dire, la calorosa accoglienza riservata alla ludolinguistica. Quando ho avuto modo di parlarne con Tullio De Mauro, che ha scritto la presentazione al mio manuale Ludolinguistica e Glottodidattica, gli ho spiegato che ero meravigliato da tanto entusiasmo, da tanto successo, De Mauro però mi ha detto di non meravigliarmi, perché la ludolinguistica esisteva, era lì: era una miniera e io l’avevo scoperta.

 

Cosa può dirci sulle origini della teorizzazione della ludolinguistica?

Nel gennaio del 2013 ho avuto la fortuna di incontrare Giuseppe Aldo Rossi, autore del Dizionario enciclopedico di enigmistica e ludolinguistica, pubblicato da Zanichelli quando aveva 89 anni - oggi ne ha 103 ed è lucidissimo! Quindi, me lo lasci dire, posso assicurarle che con la ludolinguistica avrà la lucidità e la longevità. Ma torniamo a noi: uno dei primi a introdurre i giochi nei quotidiani italiani è stato il compianto Giampaolo Dossena, ma bisogna ricordare sicuramente anche la famiglia Bartezzaghi: Stefano Bartezzaghi, certo, che contribuisce con le sue attività, ma anche il padre Piero, che collaborava con «La Settimana Enigmistica» e pubblicava un cruciverba così difficile che veniva chiamato il Bartezzaghi, il cruciverba per eccellenza.

Oggi, va detto, non tutti amano la voce ludolinguista: Bartezzaghi, per esempio, preferisce saggista o enigmista; Ennio Peres si definisce giocologo. Di certo, ci sono moltissime persone, tutte molto in gamba, che si interessano alla ludolinguistica.

Quanto a me, un collega, Angelo Chiuchiù, anni fa, mi ha suggerito di raccogliere tutti i miei lavori, così è nato il volume Ludolinguistica e glottodidattica.

 

Qualche cenno sulla voce ludolinguistica.

Giampaolo Dossena ricorda che la voce ludolinguistica è un termine che lo Zingarelli così registra nel 1998: «branca di linguistica che si occupa di giochi e combinazioni lessicali».

Giuseppe Aldo Rossi, a sua volta, conferma la definizione: «la ludolinguistica abbraccia tutti i giochi di parole in chiaro, contrapponendosi all’enigmistica classica in cui entrano quei componimenti che propongono ai solutori uno o più soggetti “sotto il velame delli versi strani” (Dante)».

Tullio De Mauro ci ricorda che «da anni diciamo in francese, in inglese, spagnolo, italiano, ludolinguistique, ludolinguistics, ludolingüística, ludolinguistica (dalla matrice dei significanti latini, ma non dal significato, si discosta solo il tedesco Sprach-spielwissenschaft, uno scioglilingua per i non tedescofoni)».

In inglese preferisco chiamare questa “nuova” scienza recreational linguistics, che ovviamente ha lo stesso significato di ludolinguistics... ma l’inglese, come ben sappiamo, preferisce la voce anglosassone a quella latina.

E in un’intervista con il centenario Giuseppe Aldo Rossi, tenuta il 26 gennaio 2013, Rossi mi conferma che è stato lui a coniare la voce ludolinguistica. Per me ludolinguistica è tutto ciò che concerne giochi di parole o stimoli ludici (visivi, uditivi) che possano servire ad accattivare l’attenzione del discente e incoraggiarlo a parlare. La voce è presente nella Treccani e nel Sabatini-Coletti. Di recente, controllavo su Wikipedia: è presente, ma come abbozzo.

 

Perché la ludolinguistica funziona nell'insegnamento dell'italiano L2?

Domanda interessante. Come sa, Umberto Eco ha messo il gioco al quarto posto tra i bisogni fondamentali dell’uomo, dopo il nutrimento, l’affetto, il sonno e prima di chiedersi il “perché”: per questo dobbiamo pensare che l’homo ludens sia nato prima dell’homo sapiens? Forse. A tutti piace giocare, ecco perché la ludolinguistica funziona nell’insegnamento delle lingue seconde (e non solo). Se lei va in una qualsiasi edicola vedrà dozzine e dozzine di riviste di enigmistica e di giochi. Il gioco è un bisogno primario: e non solo per i bambini, i giovani, ma anche per gli anziani. Mio fratello, anche da anziano, era un appassionato di pista cifrata (unisci i puntini...), per esempio.

 

La ludolinguistica oggi: qual è il peso della tecnologia?

La ludolinguistica e la tecnologia vivono in armonia, perché le due si completano: è un matrimonio ideale. Infatti, sto lavorando con un programmatore, affinché tutte le attività di ludolinguistica si possano mettere in internet: lo studente che risolve queste attività linguistiche non crede di imparare una lingua: non è studio, è divertimento. Presentare delle attività in modo piacevole: questa è la chiave, e ci ricolleghiamo alla domanda precedente. Oggi, tramite le app tutto potrà funzionare sempre meglio. Imparare diventa un gioco, una sfida.

 

Per stimolare creatività, competizione (nelle lingue funziona un po’ come nello sport…) e anche autonomia.

Certo, la risoluzione di un cruciverba è un’attività individuale, ma ci sono molte attività di gruppo, da risolvere insieme agli altri, con l’aiuto degli altri, collaborando, grazie al gioco di squadra. Nel mio libro, che definirei un’enciclopedia di idee, ce ne sono moltissime.

 

Un aneddoto che le è particolarmente caro legato alla sua pluriennale esperienza nel campo dei giochi di parole?

Recentemente sono stato a Imola a cena da amici, a casa di un'ex insegnante di scuola elementare: la signora Elena Costa. Oltre a essere una bravissima cuoca, è un'affezionata lettrice della «Settimana Enigmistica». A cena sono stati serviti piatti tipici della cucina romagnola. La trovata divertente era che per poter passare da un piatto all'altro bisognava prima risolvere un'attività di ludolinguistica. Le attività – con il menù e la lista dei vari vini –, abilmente preparate dalla stessa signora Elena, da suo figlio Enrico e da Monica Gardenghi (una mia collega), si basavano sul mio Ludolinguistica e Glottodidattica. Prima di iniziare con l’antipasto bisognava risolvere un rebus, dopo l'antipasto un indovinello o un engima, dopo il primo c'era un anagramma, e via discorrendo. È stata una serata molto piacevole e sicuramente indimenticabile. Tra le varie cose, abbiamo anagrammato anche il mio cognome: così sono diventato “Camillo”, ma anche “il calmo”.

Tra i ricordi più cari, c'è anche una telefonata, fatta recentemente a Giuseppe Aldo Rossi nel giorno dei suoi 103 anni: cosa devo dire “cento di questi giorni, o semplicemente auguri?”, ovviamente i cento giorni e i cento anni li ha già conquistati. Persona piacevolissima e da ascoltare per ore, attentamente e divertendosi: perché per esempio si può dormire tranquillamente a Frosinone? Perché è l’anagramma di sonnifero. E perché non si può dormire a Como? Perché vicino c’è Chiasso.

Cose così, e molto altro, anche perché ridere è salutare. Mi vengono in mente anche tante conferenze americane: nessun oratore nordamericano si presenta al microfono di una conferenza senza prima raccontare una barzelletta o dire una battuta spiritosa. Lo scopo è ovvio: far sorridere il pubblico, rilassarlo e far recepire più facilmente il messaggio. Abbattere il muro, arrivare dritti allo scopo. E poi, a tutti piace giocare.

 

Immagine: “Burbanza” (Ingrandimento dell’ego), Sabrina D’Alessandro, 2009.

 

*Tamara Baris ha discusso una tesi magistrale in Storia della lingua italiana, intitolata La lingua delle lettere di Margherita Datini al marito Francesco di Marco, 1399-1410 (relatore: Giuseppe Antonelli). È stata tirocinante del progetto Museo Facile nel 2013 e nel 2012 ha partecipato a Scritture Giovani Cantiere del Festivaletteratura di Mantova. Ha lavorato in libreria e, per un breve periodo, come ufficio stampa. Scrive articoli per il portale Treccani.it e collabora con l’Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale (Museo Facile: progetto sperimentale di comunicazione e accessibilità culturale. Nuovi apparati comunicativi per il Museo dell’Abbazia di Montecassino).

 

UN LIBRO

Cuntedes de paroles. Storie di parole

Nicola Dal Falco e Marco Forni

Trentatré parole, come i boccioli della scala mistica bizantina, sono contenute in questo originale percorso sul doppio binario italiano/ladino gardenese, che mira a far fiorire dall'etimologia e dalla semantica gli stupori del viaggio di esplorazione

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