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L'uomo in classe coi vegetali senza doppie

di Francesco Giudici*

 

Chi l’ha detto che i giochi di parole (o, per esteso, tutto ciò che va sotto il nome di ludolinguistica) sono solo per gli adulti? La domanda non è banale, perché in molti pensano che siano attività troppo difficili per bambini e ragazzi. Chi è di questo parere, oltre a dimostrare scarsa considerazione per le capacità della mente dei giovani, ignora che Ersilia Zamponi, nel 1986, con il suo libro I Draghi locopei, ha dimostrato che i ragazzi di scuola media non solo sono in grado di affrontarli senza difficoltà, ma possono addirittura svolgerli meglio degli adulti. A questo filone si ricollegano anche le proposte seguenti, maturate tutte in circa quarantacinque anni di attività come docente di scuola elementare e tratte in parte dal libro Giocare con le parole (2015). Già, perché anche i bambini possono cimentarsi con profitto con i giochi di parole!

 

Scrivo tre righe e sono stanco

 

Per entrare meglio nella struttura della frase ci vogliono esercizi che facciano riflettere sulla concatenazione delle parole che entrano in gioco. La proposta in questo caso consiste nell’elaborare una frase partendo da una parola data, le cui lettere fungano da lettera iniziale delle parole che formeranno la frase trovata. Un giorno ho chiesto ai bambini di provare con la parola STRESS. Tra le frasi create, ho trovato anche quella che fa da titolo a questo paragrafo. Senza dubbio, in questo caso, la frase ha un’attinenza indiscutibile con la parola STRESS e ciò le dà una valenza ammirevole. All’inizio si può lasciare libertà di composizione, più tardi si possono richiedere soluzioni attinenti oppure che contraddicono il termine iniziale. Ad esempio, sono Tanto Rilassato E Sto Splendidamente.

 

Se uguali bisognerà separarle!

 

Georges Perec, in un suo libro che ha per titolo La disparition, ha elaborato una lunga storia nella quale non ha mai usato la E (si tratta della tecnica del lipogramma). In francese, ma anche in italiano, ciò non è per niente facile. Un giorno ho proposto ai miei scolari di scrivere frasi dove era proibito trovare due vocali o due consonanti uguali una vicino a un’altra dentro una parola. Ma ci si può spingere oltre, chiedendo ad esempio di comporre un intero testo o una sua parte rispettando un vincolo analogo. Ecco l’incipit di una storia: “C’era una volta un mago che non voleva mangiare la minestra che sua moglie gli aveva preparato come cena. Davanti a questo rifiuto la consorte prese la pentola e con l’intero contenuto la scagliò in testa al marito. L’uomo, cosparso di fagioli, carote tagliate finemente, dadi di patate e brodaglia calda, si mise a piangere. Poi si alzò da tavola e...”. La consegna? Continuare la narrazione rispettando il vincolo con cui sono state scritte le prime righe, cioè evitando le consonanti doppie. Così i giochi di parole si combinano con l’apprendimento dell’ortografia.

 

La casa di Topo Tino

 

Un anno che riprendevo in seconda elementare gli allievi avuti in prima, ho preparato una lettura un po’ speciale, con l’intento di non metterli in difficoltà. Ho pensato allora a questa storia: “Il topo di nome Tino abita in una tana che sta ai bordi del bosco. Un fiume con poca acqua passa a cento passi e così Tino ci va a fare il bagno di tanto in tanto. I suoi amici non sanno che oggi Tino fa festa. Ha messo fuori tutte le sedie e dalla porta della sua casa esce un buon odore di torta di mele e di miele. Alla sera, dopo la cena, ma prima della notte buia, ci sarà una bella fetta di torta per tutti i topi del bosco.” Che cosa ha di speciale questo raccontino? Ebbene, nessuna delle parole che lo compone ha più di cinque lettere. Così gli allievi l’hanno letto speditamente, senza difficoltà. Un buon modo per valorizzare i loro sforzi di apprendimento e per motivarli nel proseguire.

 

Moto ondoso

 

Il titolo potrebbe ingannare, ma non si parla di composizioni monovocaliche. Per moto ondoso intendo che tra una parola e l’altra che compongono una frase deve esserci un numero di lettere che aumenta di un’unità oppure che diminuisce di un’unità. Al contrario delle frasi ropaliche, in questo caso si può mutare la direzione quando si vuole.

Ad esempio, una frase elaborata può essere descritta numericamente in questo modo: 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 5 – 4 – 5: “La mia cara nonna arriva tardi alla messa”. Un’altra frase può usare questo ritmo: 3 –2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 5 – 6 – 7: “Con le sue mani tocca sempre molti strani oggetti”.

Questa attività è da riservare unicamente all’elaborazione di frasi. Meglio non pretendere di riuscire a scrivere un’intera storia.

 

È in gamba, quel burattino!

 

Il titolo nasconde un gioco enigmistico, un cambio di iniziale per la precisione. Va diviso opportunamente in due parti: “È in gamba” e “quel burattino”. Queste due parti definiscono rispettivamente le parole “ginocchio” e “Pinocchio”. L’attività, quindi, consiste nel selezionare due parole che possono essere collegate a un noto gioco enigmistico (cambio di iniziale, cambio di vocale, cambio di consonante, scarto, zeppa, anagramma ecc.) e nel costruire una frase piuttosto comune. Ecco altri esempi:

§  droga-drago (scambio di vocale): “L’eroina / mandava fumo dalle nari”.

§  medito-medico (cambio di consonante): “Penso / al dottore”.

§  forse-borse (cambio di iniziale): “Probabilmente / le userò per la spesa”.

 

Il maestro ci fa scrivere frasi nocive al cervello

 

Un modo per invitare gli allievi a elaborare frasi che escano dalla piatta quotidianità della prassi scolastica è di far nascondere, dentro di esse e in varie maniere, parole. Ad esempio si possono celare nomi di animale, da leggere dentro una parola (ingRANAre), oppure in parole contigue (poveRO SPOso, staVI PER Aprire). I più bravi possono anche tentare di scrivere una breve storia con celata una decina di nomi di animali, oppure di vegetali, di persona, di strumenti musicali ecc. Nella frase che figura come titolo di questo paragrafo ho riportato una creazione di un mio allievo di quinta elementare, che è riuscito a nascondere decisamente bene un asino, oltre a mandarmi un messaggio molto esplicito e ironico sulle... conseguenze a lungo termine di una prolungata esposizione all’esercizio ludolinguistico. Un bel modo per dimostrare di aver rielaborato in maniera personale uno stimolo didattico!

 

Bibliografia

 

S. Fornara e F. Giudici, Giocare con le parole, Roma, Carocci, 2015.

G. Perec, La disparition, Paris, Gallimard, 1969.

E. Zamponi, I Draghi locopei. Imparare l’italiano con i giochi di parole, Torino, Einaudi 1986.

 

Immagine: “Pampinoso”, Sabrina D’Alessandro, 2015.

 

*Francesco Giudici ha insegnato per quarantacinque anni nelle scuole elementari di Vezia nel Canton Ticino. Appassionato di enigmistica, collabora con diverse pubblicazioni fornendo schemi di parole incrociate, giochi linguistici e matematici. Scrive qualche racconto di tanto in tanto. Da oltre dieci anni figura tra i redattori di una rivista satirica. Ultimamente elabora anche anagrammi per un portale italiano. Ha pubblicato il volume Giocare con le parole (Roma, Carocci, 2015), scritto insieme a Simone Fornara.

 

 

 

 

UN LIBRO

Fiumi di parole. Discorso e grammatica delle conversazioni scritte in Twitter

Stefania Spina

Il saggio, strutturato con chiarezza, rigore metodologico, ricchezza di dati, dovizia di esempi, individua i tratti essenziali della scrittura breve e condensata di Twitter nella frammentazione e nella fluidità illustrandoli con una metafora molto efficace: quella del “fiume di parole” nel senso della scrittura come processo ininterrotto, fluido e mutevole, in apparenza disordinato e improvvisato, ma regolato da convenzioni specifiche

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