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Onomatopee e fonosimboli in italiano

di Luca Nobile*

 

È possibile distinguere quattro tipi di motivazione del legame tra suono e senso delle parole (cfr. Humboldt 1836, Peirce 1885 e 1903, Jakobson 1965, Hinton et al. 1994).

 

Il corpo e le interiezioni

 

Il primo è quello dell'indessicalità fonologica o del fonosimbolismo "corporeo", basato sulla contiguità spazio-temporale tra il suono e la cosa designata. Il fenomeno più elementare è quello delle interiezioni (uh?, ahi!, oooh!) che esprimono stati interni del parlante, spesso sfruttando le direttrici fisiologiche del suo corpo (ad es. il gesto verso l'esterno dell'esplosiva labiale /p/ in puah! per il disgusto e il gesto verso l'interno della nasale labiale /m/ in mmmh! per la degustazione). Nel lessico regolare un fenomeno simile è quello dell'autonimia articolatoria, cioè la tendenza statisticamente comprovata degli organi fonatori a chiamarsi con i suoni che essi stessi producono (ad es. i denti con le consonanti dentali /d/, /n/ e /t/, il naso con la nasale /n/, le labbra con la labiale /b/ ecc.; cfr. Urban 2011 e già De Brosses 1765). Qualcosa di analogo funziona anche per azioni buccali quali lo sputo (mimato dalle esplosive sorde anteriori /p, t/ e dalla protrusione labiale /u/), il soffio (affidato invece alle fricative anteriori /s, f/ con protrusione labiale /o/) o il gargarismo (dove l'esplosiva è la posteriore e sonora /g/, accompagnata dalla vibrante /r/). Nella grammatica il fenomeno riguarda tipicamente i deittici, pronomi personali e avverbi di luogo che designano posizioni spaziali relative al corpo del parlante, impiegando spesso gesti articolatori in modo indessicale (per es. in italiano, come nella maggior parte delle lingue, le 2e persone dei verbi [-i] e dei pronomi [tu, ti, voi, vi] sono articolate più avanti delle rispettive 1e persone [-o ; io, mi, noi, ci], indicando la posizione anteriore dell'interlocutore che designano; allo stesso modo, l'articolazione di lì, là è più anteriore di qui, qua; cfr. Wichmann et al. 2010, Haynie et al. 2014 e già Nigidio in Gellio, Noctes atticae X, 4).

 

Parole che imitano (con) i suoni

 

Il secondo tipo è quello delle icone-immagine o del fonosimbolismo "imitativo", in cui il suono linguistico riproduce aspetti dei suoni ambientali. Il caso più semplice è offerto dalle onomatopee primarie (tipo miao, cip cip, tic tac), ma il grosso del fenomeno è rappresentato dalle onomatopee secondarie (tipo miagolare, cinguettare, ticchettìo) e dal lessico dei rumori e dei suoni (boato, sibilo, scricchiolìo, ecc.) o delle cose rumorose o sonore (bomba, tamburo, piffero, ecc.). Si è spesso sottolineata la relativa arbitrarietà di queste forme, meno i fattori di motivazione naturale. Alcuni studi hanno mostrato ad esempio che le onomatopee dei suoni di animali (dotati di anemos "respiro", e quindi di voce) tendono più spesso a terminare in vocale (come bau, miao, beeh, muuh) mentre quelle dei rumori inanimati tendono a preferire finali consonantiche (tic tac, splash, brum brum, ciuf ciuf) (Zerling 2000). Altri hanno repertoriato gli impieghi prevalenti dei vari tipi di fonemi (Rhodes 1994, Zuchowsky 1998, Changizi 2011): le occlusive sorde /p, t, k/ sono preferite per i rumori secchi e discontinui (plop, tic tac, crac; petardo, tonfo, schiocco); mentre le sonore /b, d, g/, specie accompagnate da nasali, connotano rumori discontinui più corposi e risonanti (blob, din don, gong; bomba, botto, grido). Le fricative sorde /f, s, ʃ/ raffigurano spesso rumori continui da sfregamento con poco attrito (fruscìo, spiffero, sussurro) oppure suoni acuti (fischio, sibilo, piffero), mentre le sonore /v, z, r, l/ sono di solito preferite per rumori continui più consistenti (lo zzZzz della zanzara, il lallà del cantante, il vrum del motore; vibrare, rumore, urlo). Le vocali anteriori e acute /i, e, ɛ/ raffigurano suoni e rumori più acuti (beeh, tic tac, drin drin; fischio, sibilo, piffero), le vocali posteriori e gravi /u, o, ɔ/, suoni e rumori più gravi (muuh, toc toc, brum brum; tonfo, botto, tamburo).

 

Suoni che ci vedono bene

 

Il terzo tipo è quello delle icone fonologiche "metaforiche" o del fonosimbolismo "sinestesico", in cui suoni linguistici raffigurano realtà non sonore. Esistono solide prove sperimentali di queste corrispondenze. Ad esempio tra l'opposizione fonico-acustica [grave : acuto] e le opposizioni visive {grande : piccolo} e {scuro : chiaro}, dovute al fatto che i suoni gravi hanno grandi lunghezze d'onda, e che queste sono amplificate dai luoghi chiusi, al contrario degli acuti (Sapir 1929, Newman 1933, Peterfalvi 1970); oppure tra l'opposizione fonologica [nasale : occlusiva] e l'opposizione visiva {curvilineo : spigoloso}, dovuta al fatto che le consonanti nasali, come le curve, sono continue e le occlusive, come gli spigoli, discontinue (Köhler 1929, D'Onofrio 2013). Numerose sono anche le prove descrittive: si sa che molte lingue (come le niger-congo, il coreano e il giapponese, il basco, il turco e le lingue altaiche, ecc.) fanno ampio uso di un tipo potenziato di onomatopea, l'ideofono, che è in grado di raffigurare realtà non sonore anche in funzione di avverbio o di aggettivo. Un esempio italiano è zig zag, dove l'affricata sonora /ʣ/ raffigura un moto rapido (come in zip, zoom, zac!, zzZzz), l'alternanza vocalica /.i..a./ suggerisce l'alternarsi di due direzioni diverse (come in tic tac, ping pong, din don, slalom, ecc.) e l'occlusiva sonora /g/ il fatto che questo cambio di traiettoria è spigoloso e non sinuoso (proprio come in ping pong, ma a differenza che in slalom, dove invece il cambiamento sinuoso è rappresentato dalla liquida /l/). Simili effetti si hanno anche nel lessico regolare e di alcuni è stata provata la valenza universale (cfr. Wichman et al. 2010). Un caso ben noto  è quello dell'opposizione morfologica {diminutivo : accrescitivo} che nella gran parte delle lingue è rappresentata da un'opposizione fonologica [acuto : grave] (Ultan 1978). In italiano ad esempio i tre suffissi diminutivi più importanti, -in[o], -ett[o] ed -ell[o], hanno le tre vocali acute /i, e, ɛ/, mentre l'accrescitivo -on[e] ha la vocale grave /o/.

 

Suono simile, significato simile

 

Il quarto e ultimo tipo è quello delle icone fonologiche diagrammatiche e del fonosimbolismo detto "convenzionale". Si tratta di corrispondenze suono-senso più indirette, ma anche molto più generalizzate, che emergono dal sistema di opposizioni caratteristico di ogni lingua: un rapporto tra due o più suoni raffigura per analogia il rapporto tra due o più significati (con o senza motivazione sinestesica). Il campo più studiato è quello dei fonestemi inglesi, gruppi consonantici che tendono a specializzarsi in campi semantici specifici (cfr. Firth 1930, Bowles 1995, 1998, e già Wallis 1653). Studi recenti hanno dimostrato la loro realtà psicologica (Bergen 2005) e la loro iscrizione in una tendenza statistica generale delle parole inglesi ad assomigliarsi tra loro tanto più nel senso quanto più si assomigliano nel suono, specie se acquisite in età prescolare (Monaghan et al. 2014). Del resto, se si prende la totalità dei verbi italiani in sc- /ʃ-/ e la totalità dei verbi in gr- si constata facilmente che la loro distribuzione semantica non è del tutto aleatoria, ma tendono a coagularsi attorno a valori semantici distinti e caratteristici. Non solo nelle onomatopee, dove la fricativa sorda /ʃ/ tende ovviamente a riprodurre rumori continui, tenui e non vocali come quelli di sciare, sciamare e sciabordare, mentre l'occlusiva sonora con vibrante /gr/ è preferita per rumori forti, discontinui e spesso vocali come gracchiare, gracidare, gridare, grugnire, grandinare, grondare. L'asimmetria riguarda anche le caratteristiche semantiche degli altri verbi. La fricativa /ʃ/ tende a connotare la fluidità di azioni continue dal debole attrito, come scivolare, sciogliere, sciacquare, scendere, scemare, sciupare, sciattare, e simili, mentre l'occlusiva con vibrante /gr/ è preferita per azioni più discontinue o dal forte attrito, come grattare, grippare, graffiare, gravare, gremire, graduare.

 

Bibliografia

 

Bergen, B. K. (2004), The Psychological Reality of Phonaesthemes, in “Language”, 80, 2, pp. 290-311.

Bowles, H. (1995), The Semantic Properties of the Phonaestheme, in “Studi Italiani di Linguistica Teorica e Applicata”, 24, 1, pp. 91-106.

Bowles, H. (1998), The Phonetic Structure of the Phonaestheme, in “Studi Italiani di Linguistica Teorica e Applicata”, 27, 2, pp. 351-68.

Changizi, M. (2011), Harnessed: How Language and Music Mimicked Nature and Transformed Ape to Man, BenBella, Dallas.

D’Onofrio, A. (2013), Phonetic detail and dimensionality in sound-shape correspondences: refining the bouba-kiki paradigm. "Language and Speech" 57(3): 367.

Firth, J. R. (1930), Speech, Ernest Benn, London.

Haynie, H., Bowern, C. e Lapalombara H. (2014), Sound Symbolism in the Languages of Australia, in “PlosOne” 9/4, pp. 1-16.

Hinton, L., Nichols, J. e Ohala, J. J. (edd.) (1994), Sound Symbolism, Cambridge University Press, Cambridge.

Humboldt, W. von (1836), Über die Verschiedenheit des menschlichen Sprachbaues und ihren Einfl uss auf die geistige Entwicklung des Menschengeschlechts, Königlichen Akademie der Wissenschaften, Berlin (trad. it. La diversita delle lingue, a cura di Donatella Di Cesare, Laterza, Roma-Bari, 1991)

Jakobson, R. (1965), A la recherche de l'essence du langage, in “Diogene” 51, pp. 22-38.

Köhler, W. (1929), Gestalt Psychology, Liveright, New York.

Monaghan, P., Shillcock, R. C., Christiansen, M. H. e Kirby, S. (2014), How Arbitrary Is Language?, in “Philosophical Transactions of the Royal Society B: Biological Sciences”, 369.

Newman, S. (1933), Further Experiments on Phonetic Symbolism, in “The American Journal of Psychology”, 45/1, pp. 53-75.

Peirce, C. S. (1885), One, Two, Three: Fundamental Categories of Thought and of Nature [manoscritto], in The Peirce Edition Project (ed.), Writings of Charles S. Peirce: A Chronological Edition, vol. 5: 1884-1886, Indiana UniversityPress, Bloomington, 1993, pp. 242-7.

Peirce, C. S. (1903), Syllabus of a Course of Lectures at the Lowell Institute beginning 1903, Nov. 23. On Some Topics of Logic [manoscritto], in The Peirce Edition Project (ed.), The Essential Peirce: Selected Philosophical Writings, vol. 2: 1893- 1913, Indiana University Press, Bloomington, 1998, pp. 258-88.

Peterfalvi, J.-M. (1970), Recherches expérimentales sur le symbolisme phonétique, CNRS, Parigi.

Rhodes, R. (1994), Aural Images, in Hinton, Nichols, Ohala (1994), pp. 276-92.

Sapir, E. (1929), A Study in Phonetic Symbolism, in “Journal of Experimental Psychology”, 12, pp. 225-39.

Ultan, R. (1978), Size-Sound Symbolism, in J. H. Greenberg (ed.), Universals in Human Language, vol. II: Phonology, Stanford University Press, Stanford, pp. 525-69.

Urban, M. (2011), Conventional Sound Symbolism in Terms for Organs of Speech: A Cross-Linguistic Study, in “Folia Linguistica”, 45, 1, pp. 199-213.

Wichmann, S., Holman, E. W. e Brown, C. H. (2010), Sound Symbolism in Basic Vocabulary, in “Entropy”, 12, 4, pp. 844-58.

Zerling, J.-P. (2000), Structure syllabique et morphologique des mots a caractère onomatopéique et répétitif en français, in “Travaux de l’Institut de Phonétique de Strasbourg”, 30, pp. 115-62.

Zuchowski, R. (1998), Stops and Other Sound-Symbolic Devices Expressing the Relative Length of Referent Sounds in Onomatopeia, in “Studia Anglica Posnaniensia”, 33, pp. 475-85.

 

*Luca Nobile (1970) si è formato a Roma negli anni '90, tra il magistero accademico di Luca Serianni e Donatella Di Cesare e quello, all'epoca extrauniversitario, di Paolo Virno e Giorgio Agamben. Si è laureato nel 2001 con una tesi sulla Fonosemantica dei monosillabi italiani e si è addottorato nel 2005 sul “Traité de la formation méchanique des langues” (1765) di Charles de Brosses: un caso di materialismo linguistico-cognitivo nell'età dei Lumi. Nel 2006 è stato lettore d'italiano alla Sorbona Nuova e dal 2011 è Maître de conférence in linguistica generale e linguistica francese all'Università di Borgogna e Franca Contea. Ha dedicato al fonosimbolismo studi descrittivi (Words in the mirror, 2011), sperimentali (Phonemes as images, 2015) e storico-epistemologici (De Brosses e Cesarotti, 2007; La Grammaire de Condillac, 2012). Recentemente ha pubblicato con Edoardo Lombardi Vallauri il volume Onomatopea e fonosimbolismo (Carocci, 2016), mentre prepara l'opera collettanea A History of Sound Symbolic Theories (Benjamins).

 

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Il libro La quarta corona. Pietro Bembo e la codificazione dell’italiano scritto di Giuseppe Patota si rivela foriero di novità già dal titolo: siamo soliti parlare delle “Tre corone del Trecento” ma nessuno, a mia conoscenza, aveva tributato a Bembo questa gloria, arrivando a considerarlo come una “quarta corona”.

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