Le iniziative dell’Istituto della Enciclopedia Italiana

«Venuta la sera, mi ritorno in casa, et entro nel mio scrittoio; et in su l’uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango et di loto, et mi metto panni reali et curiali; et rivestito con decentemente entro nelle antique corti degli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo, che solum è mio, et io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro, et domandarli della ragione delle loro actioni; et quelli per loro umanità mi rispondono; et non sento per 4 hore di tempo alcuna noia, sdimenticho ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tucto mi transferisco in loro. E perché Dante dice che non fa scienza senza lo ritenere lo havere inteso, io ho notato quello di che per la loro conversazione ho fatto capitale, et composto uno opuscolo De principatibus, dove io mi profondo quanto io posso nelle cogitationi di questo subbietto, disputando che cosa è principato, di quale spetie sono, come e’ si acquistono, e’ si mantengono, perché e’ si perdono. Et se vi piacque mai alcuno mio ghiribizo, questo non vi doverrebbe dispiacere; et a un principe, et maxime a un principe nuovo, doverrebbe essere accetto; però io lo indirizzo alla Magnificienza di Giuliano. Philippo Casavecchia l’ha visto; vi potrà ragguagliare in parte et della cosa in sé, et de’ ragionamenti ho hauto seco, anchor che tuttavolta io l’ingrasso et ripulisco». Questo brano, tratto dall’epistola a Francesco Vettori del 10 dicembre 1513, è uno dei più celebri (e controversi) della letteratura italiana. In esso, per la prima volta, Niccolò Machiavelli da notizia a un suo corrispondente della stesura di «uno opuscolo» De principatibus, solo successivamente volgarizzato in Il Principe. L’opuscolo è ancora bisognoso d’integrazioni e labor limae («tuttavolta io l’ingrasso et ripulisco»), e negli anni successivi Machiavelli certamente vi mise mano. Ma, senza entrare nel merito della controversia filologica sull’esatta data di composizione – che nel corso degli anni ha coinvolto, con una varietà di argomenti, studiosi quali, tra gli altri, Friedrich Meinecke, Federico Chabod, Mario Martelli, Gennaro Sasso –, resta certo che nel 1513, tra il luglio e il dicembre, Machiavelli compose di getto, interrompendo la stesura dei Discorsi, un lavoro nel quale si disputava, secondo le sue parole, «che cosa è principato, di quale spetie sono, come e’ si acquistono, e’ si mantengono, perché e’ si perdono»: si tratta, di là da ogni possibile interpretazione, della parte fondamentale – completata, stando all’opinione più accreditata, nel maggio dell’anno successivo – della sua opera più nota, destinata a diventare, sin dal titolo, un classico imprescindibile. Nel 2013 cade dunque la ricorrenza dei cinquecento anni dalla originaria stesura del Principe: mezzo millennio nel corso del quale il capolavoro machiavelliano – dopo essere stato dato per la prima volta alle stampe nel 1532 – è stato oggetto di interpretazioni le più discordanti, di censure e plagi (il primo già nel 1523), di apologie e confutazioni, di critiche e commenti d’ogni natura, di una quantità di edizioni, riproduzioni, stampe, versioni apocrife, rifacimenti anonimi e traduzioni in tutte le principali lingue, che hanno finito per produrre una bibliografia sterminata e per rendere il nome dell’Autore e del suo «opuscolo» internazionalmente noti. Insieme al Pinocchio di Collodi, ll Principe è probabilmente il testo della letteratura italiana più tradotto e conosciuto al mondo, senza ovviamente contare, al di là dell’aspetto materiale legato alla sua capillare diffusione editoriale, la profonda influenza che esso ha esercitato, non solo nel campo della riflessione politica, nei diversi Paesi e nelle più diverse congiunture storiche, già a partire dal XVI secolo e che ancora oggi perdura. Proprio per quest’insieme di ragioni l’incredibile fortuna del Principe – tale anche quando esso è stato letto come un testo immorale e pericoloso ad uso di autocrati e nemici della libertà o, come accade a nostri giorni, esso viene utilizzato come prontuario per manager e dirigenti d’azienda – va al di là del suo Autore e dello stesso contenuto dell’opera. Essa coinvolge infatti la tradizione storico-culturale dell’Italia, della quale Machiavelli – proprio in virtù del Principe – è universalmente considerato una delle più geniali espressioni. Ciò significa che ‘celebrare’ i cinquecento anni del Principe – nella forma articolata che caratterizza il progetto messo in cantiere dalla Treccani – non equivale soltanto a riflettere sulla storia (dalle prime redazioni manoscritte alle versioni contemporanee in ogni lingua, passando per le alterne vicende editoriali che ne hanno accompagnato la diffusione nel corso dei secoli) e i significati (come si è detto molteplici e spesso controversi) di un singolo testo, per quanto di straordinario valore; implica anche la consapevolezza di quanto la figura di Machiavelli e il suo «opuscolo» abbiano contribuito alla diffusione nel mondo della cultura italiana e – magari anche in versioni stereotipate e secondo immagini convenzionali – dei tratti che definiscono l’identità del nostro Paese. Alla luce di queste considerazioni l’Istituto della Enciclopedia Italiana ha articolato varie iniziative legate al Principe e a Machiavelli:

A) La mostra - (25 aprile 2013-16 giugno 2013)

La mostra raccoglie le prime edizioni a stampa e i manoscritti del Principe, insieme con le principali e più significative edizioni italiane e straniere dal XVI al XXI secolo. La scelta delle edizioni e delle traduzioni ha tenuto conto della rarità e del pregio bibliografico, di una adeguata rappresentazione della diffusione internazionale, del nome e dell’importanza dei prefatori, commentatori, dedicatari, possessori, ecc. La mostra si avvale di una selezione delle testimonianze della fortuna del trattato: messa all’indice, plagi, rifacimenti, letture critiche, «libere interpretazioni», ecc. Il cuore stesso della manifestazione è costituito dalla fortuna editoriale, la diffusione culturale, l’influenza politico-scientifica e gli utilizzi del Principe: dalle origini sino ai giorni nostri. Ma a completare la mostra – e ad arricchirla dal punto di vista artistico-documentario – ci sono numerosi altri materiali: quadri (da Cristofano dell’Altissimo a Sebastiano del Piombo), cimeli, sculture, medaglie, reliquie, acquaforti e incisioni, arazzi, armature, oltre ad una sezioni di paraphernalia machiavellani che ben documenta la straordinaria fama del Segretario fiorentino nella cultura di massa del Novecento.


B) Le attività editoriali

1. ll catalogo della mostra

Il catalogo raccoglie le riproduzioni fotografiche delle copie e versioni del Principe esposte ma anche di tutti gli altri materiali presenti nella mostra, ma comprende anche saggi critici e commenti (affidati a studiosi italiani e internazionali) dedicati alla fortuna internazionale dell’opera, alle sue principali traduzioni e versioni, alle vicende editoriali (talora assai complesse) che ne hanno caratterizzato la diffusione nel corso dei secoli (la prima versione a stampa, la prima traduzione latina, il primo plagio, la prima traduzione in una lingua volgare diversa dall’italiano ecc.), agli usi che ne sono stati fatti nelle diverse epoche.

2. L’edizione del cinquecentenario (maggio-giugno 2013)

Per l’occasione, si prevede la pubblicazione dell’edizione facsimilare del codice Barberiniano latino 5093, conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana – un’edizione di pregio, riservata in particolare ai collezionisti – accompagnata da una versione del Principe basata sull’edizione critica stabilita da Giorgio Inglese. Il volume è arricchito da saggi di studiosi quali Gennaro Sasso e Adriano Prosperi che mettono in luce l’attualità di questo classico. L’edizione in fac-simile del Principe (1513-2013) è curata nel suo insieme da Giorgio Inglese e comprende anche un’edizione anastatica dell’edizione a stampa del 1532 con nota descrittiva a cura di Paola Cosentino; completa il lavoro un’accurata scheda codicologica di Renzo Iacobucci.

3. La bibliografia online (ottobre 2014)

La bibliografia degli scritti su Machiavelli è autenticamente sterminata. Diverse raccolte parziali sono state realizzate nell’ultimo secolo: dalla bibliografia di Norsa del 1936 alle più recenti di Cutinelli Rendina, Ruffo Fiore, ecc., fino alle banche dati informatizzate delle Università di Losanna e Torino. Manca ancora una bibliografia completa e aggiornata. Un lavoro di équipe dovrà riversare in un’unica base dati le bibliografie disponibili, ampliandole e uniformandone i criteri di selezione e lo stile di citazione. Il risultato sarà una bibliografia esaustiva alla data di pubblicazione e un’infrastruttura informatica interattiva, che ci auguriamo diventi punto di riferimento e collettore selettivo di ogni futuro scritto su Machiavelli.

4. L’enciclopedia machiavelliana (ottobre 2014)

Sul modello della celebre Enciclopedia dantesca (ideata nel settimo centenario della nascita di Dante), l’opera proporrà voci curate dai principali studiosi dedicate alle singole opere di Machiavelli, ai generi visitati (trattatistica, teatro, biografia, ecc.) e alle strutture letterarie adoperate dallo scrittore (capitolo, canto carnascialesco, sonetto, ecc.). Un’attenzione particolare sarà riservata ai personaggi letterari, storici e mitologici e ai luoghi citati nelle sue opere (da Mosè a Cesare Borgia, da Venezia alla Svizzera), alle fonti esplicite e implicite (da Apuleio a Polibio, da Dante a Boccaccio). Una parte cospicua dell’opera sarà riservata alla “fortuna” di Machiavelli, con lemmi dedicati alle innumerevoli personalità della storia e della cultura che ne sono stati influenzate, agli studiosi, critici, filologi, editori che gli hanno dedicato le loro fatiche, alla circolazione dell'opera di Machiavelli nei vari paesi, alle rappresentazioni del personaggio e delle sue opere nelle arti; infine, non mancheranno le voci relative ai temi e concetti del suo pensiero politico, storiografico, militare, voci “portanti” come stato, religione, milizia, tirannide, virtù, fortuna e voci “minori” come eternità del mondo, congiura, inferno, linguaggio, corruzione, ecc.