3 luglio 2020

Indagando sulla Brexit: sovranismo ed economia

 

● Economia e innovazione

 

Recensione a Gianmarco Ottaviano (2019), Geografia Economica dell’Europa Sovranista , Roma-Bari: Laterza, pp. 176

 

Notting Hill e Notting Dale sono due quartieri afferenti allo stesso municipio di Londra, il Royal Borough of Kensington and Chelsea. Notting Hill – la collina – inizia ad accogliere la nuova classe media a metà dell’Ottocento, mentre Notting Dale – la valle – dà dimora a famiglie più umili. Gli uomini di Notting Dale vengono impiegati come operai nelle case di Notting Hill, le donne della valle come domestiche. Duecento anni dopo, Notting Dale è nel 10% di circoscrizioni più povere di Londra, mentre a Notting Hill si registrano i salari più alti del paese. Livello di istruzione, aspettativa di vita, prezzo delle abitazioni sono sotto la media britannica a valle, nettamente più alti sulla collina. Il divario tra i due quartieri confinanti diventa, per Gianmarco Ottaviano, metafora stessa di un paese diviso tra gli “ haves ” e gli “ have-nots ”, tra la collina e la valle. Nelle prime pagine della sua Geografia Economica dell’Europa Sovranista , Ottaviano ricorre a questo incipit per parlare di disuguaglianze interne alla stessa nazione, alla stessa città.

 

Prendendo spunto da tale confronto, Ottaviano inizia un’analisi di geografia elettorale dei risultati del referendum del 23 Giugno 2016 sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, esaminando le caratteristiche socio-economiche delle circoscrizioni in cui sono prevalsi il Leave e il Remain . Il responso non ci sorprende: il voto Leave è frequente nelle circoscrizioni con livelli di istruzione medi più bassi, con una tradizione di industria manifatturiera, salari contenuti, e disoccupazione elevata; nelle circoscrizioni con partecipazione giovanile al voto ridotta, con peggiore qualità dei servizi pubblici, e con un’alta quota di immigrati. Che il voto Leave prevalga soprattutto nelle regioni più severamente colpite dalla globalizzazione è ormai noto (Colanonte e Stanig, 2018: pp.201-218). Meno nota è la comune confusione che gli elettori fanno tra i concetti di globalizzazione e immigrazione. Molti elettori, sostiene Ottaviano, motivano di aver scelto Leave perché stanchi dell’immigrazione ma, se interrogati sulla loro scelta, emerge che il loro è un voto di protesta per una mancata redistribuzione dei benefici della globalizzazione, che si manifesta nella chiusura delle fabbriche, la disoccupazione persistente, o la stagnazione del potere d’acquisto dei salari. Un fenomeno alla base – non solo nel Regno Unito, ma in tutta Europa – del successo di partiti sovranisti, che fanno della lotta all’immigrazione la loro bandiera.

 

Ottaviano si sofferma poi sul nesso tra globalizzazione e integrazione europea e come queste vengono percepite dagli elettori. Nel Regno Unito, le circoscrizioni che hanno votato per lasciare l’Unione Europea, quelle più danneggiate dalla globalizzazione, sono anche le stesse che più beneficerebbero dell’integrazione europea. Mentre Londra e la collina hanno una maggiore interazione con il mondo extra-europeo e il commercio con l’Unione Europea contribuisce solo al 7% del Pil locale, la valle beneficia in misura assai maggiore dagli scambi commerciali con l’UE. Ci basti pensare che oggi la dipendenza della valle dalla collina è più bassa di quella della valle dall’UE. In conclusione, l’asimmetria geografica degli effetti della Brexit va ad aggravare disuguaglianze economiche che erano già profonde.

 

Nel caso italiano e francese, i partiti sovranisti ed anti-europeisti hanno maggiormente attecchito in quelle regioni più colpite dagli effetti negativi della globalizzazione e dalla drastica riduzione dell’intervento dello stato. La Francia lepenista è forte lungo la costa Mediterranea e nelle regioni deindustrializzate del Nord-Est, che hanno assistito alla progressiva scomparsa di servizi importanti. Nello scenario italiano si affacciano, come è noto, non uno, ma ben due partiti sovranisti: la Lega, che riscuote successo soprattutto nelle aree industrializzate del Nord, dove le opportunità lavorative nell’industria sono diminuite a causa dalla globalizzazione e l’automazione, e il Movimento 5 Stelle, che ha il suo bacino elettorale nelle regioni povere delle Sud, regioni ancora più impoverite dalla riduzione della spesa pubblica in seguito alle politiche di austerità.

 

Il nesso tra globalizzazione, Unione Europea, e successo dei partiti sovranisti è dunque legato, secondo Ottaviano, alla sfiducia nella capacità dell’UE di distribuire i suoi benefici a tutti i cittadini. Negli anni Novanta del secolo scorso si è paventato il rischio che l’introduzione del mercato unico avrebbe potuto polarizzare disuguaglianze economiche già esistenti tra regioni ricche – come il Baden-Württemberg, il Rodano-Alpi di Lione, la Lombardia, o la Catalogna – e una periferia economicamente depressa. La scommessa dell’Unione Europea era di incentivare uno sviluppo inclusivo: per adesso questo progetto sembra aver fallito. In Europa Occidentale tale sfiducia si manifesta più intensamente in quelle economie che hanno maggiormente subito gli effetti negativi della sindrome cinese e il vento dell’Est - ovvero la crescita delle importazioni dalla Cina e l’ingresso di paesi dell’Est Europa nell’Unione - ed è spesso coincisa con l’aumento dei voti per partiti sovranisti della destra radicale. L’UE viene sempre più frequentemente percepita come elitaria e antidemocratica, e i cittadini tendono a trasferire sull’UE i sentimenti nutriti nei confronti del parlamento nazionale.

 

Uno dei pregi del volume di Ottaviano è il suo carattere divulgativo, che rende accessibile un dettagliato studio di geografia economica anche al lettore non economista. In maniera originale, riconduce il fallimento dell’Unione Europea all’incapacità di promuovere la redistribuzione dei benefici della globalizzazione e a questo collega il successo dei partiti sovranisti e della loro retorica populista. Tuttavia, il lettore interessato esclusivamente alla dimensione politica del fenomeno del sovranismo troverà un’analisi della diffusione dei partiti sovranisti in Europa soltanto accennata. Anche il fatto che il sostegno ai partiti sovranisti venga dalle fasce della popolazione meno abbienti non è certamente una tesi innovativa. Inoltre, mancano considerazioni che, ad esempio, si soffermino sul desiderio del Regno Unito di essere indipendente anche a costo di sopportare un temporaneo peggioramento economico.

 

Nelle ultime pagine, Ottaviano si interroga sul significato della dicotomia partiti sovranisti-unione sovranazionale, e su quale sia il ruolo dell’Unione Europea. Attacca la “narrativa economicista” che caratterizza ogni dibattito sull’Unione come responsabile dell’allontanamento tra cittadini e istituzioni europee e, così, dell’insorgere della retorica populista anti-Unione. Pur non proponendo una soluzione al possibile fallimento dell’Unione Europea, promuove il dibattito pubblico e stimola ulteriori domande. Ottaviano conclude infatti con importanti interrogativi riguardo ai vantaggi che l’Unione può garantirci e con interessanti riflessioni sugli effetti catastrofici di una potenziale uscita dall’UE, interrogativi che certo il Regno Unito non si è posto abbastanza.

 

La Geografia Economica dell’Europa Sovranista è terribilmente attuale considerata la situazione degli ultimi mesi. L’Europa è stata messa in ginocchio dalla più grave emergenza umanitaria degli ultimi decenni, e l’Unione è stata messa a dura prova. L’inadeguatezza dell’Unione – condannata da Ottaviano – a trasferire risorse dalle sue aree più floride alle periferie più depresse, e anche più gravemente colpite dalla pandemia, si è manifestata chiaramente nelle prime settimane della crisi (ricordiamo tutti le dichiarazioni iniziali della presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, seguite da scuse ufficiali per il mancato sostegno iniziale all’Italia). Ed è in tempi come questi, in cui l’ipotesi di abbandonare il sogno europeo è diventata incredibilmente tangibile e non più una velleità di una minoranza euroscettica marginalista, che libri come questo si rivelano essenziali. Perché ci spingono a riflettere, da un lato, sugli innegabili fallimenti del modello di welfare e della solidarietà europei; dall’altro, su come l’eventualità di un’uscita dall’Unione Europea debba essere una scelta ponderata, come ponderata deve essere l’analisi delle conseguenze economiche di questa.

 

Immagine: Map of administrative divisions of England (27 Luglio 2012). (Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported).

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