25 maggio 2020

La polarizzazione del mercato del lavoro fra sovra-istruzione e disallineamento delle competenze

 

● Economia e innovazione

  

Il mondo del lavoro negli ultimi anni ha conosciuto profonde trasformazioni, tanto a livello nazionale quanto a livello europeo. Si è assistito in particolare al rafforzamento di un processo di polarizzazione del mercato del lavoro, per il quale si registra un aumento dell’occupazione nelle professioni a elevata specializzazione (e remunerazione) e in quelle a bassa qualifica, poco pagate, parallelamente ad una diminuzione dell’impiego nelle professioni intermedie.

 

Questo fenomeno è dovuto a diversi fattori: da un lato l’innovazione tecnologica e i processi di de-industrializzazione in atto hanno causato la perdita di migliaia di posti di lavoro nel settore industriale; dall’altro il processo di terziarizzazione del mercato del lavoro, che la crisi ha per certi versi accelerato, ha comportato uno spostamento della domanda dal settore industriale a quello dei servizi, con evidenti ripercussioni sulla composizione della domanda di lavoro.

 

La totalità delle economie avanzate è interessata da queste trasformazioni, con forti ripercussioni sul processo di riallocazione dei lavoratori in un mercato del lavoro sempre più caratterizzato dalla riduzione della protezione dell'occupazione. Da una parte i cambiamenti strutturali dovuti all'innovazione tecnologica e allo sviluppo dell'economia dei servizi a basso costo, dall’altra l'utilizzo sempre più vasto di contratti atipici e la crescente riduzione della protezione dell'impiego, sembrerebbero essere fortemente collegati ai fenomeni di disallineamento delle competenze (skill mismatch) e sovra-istruzione (overeducation).

 

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Figura 1: Variazione della quota occupazionale: la coda sinistra della distribuzione rappresenta i lavori con più alti salari, la coda destra i lavori con salari più bassi. Si nota come questi aumentino relativamente a quelli a medio reddito (parte centrale). Le occupazioni sono ordinate secondo il loro salario medio come in Goos, Manning, & Solomons (2009). Fonte: Spadavecchia (2019).

 

Sia in Europa (Goos, Manning, & Solomons, 2009) che negli Stati Uniti (Dorn, 2013), i cambiamenti nella struttura demografica e dell'ambiente economico e tecnologico stanno portando a una domanda crescente di posti di lavoro relativi a servizi a bassa qualifica: si tratta di impieghi relativi, ad esempio, alla consegna a domicilio, alla cura della persona e della salute, alla manutenzione. Le cause di questo fenomeno sono molteplici e alcune di esse possono essere individuate tra: l'invecchiamento della popolazione (servizi di cura domiciliare); le crescenti disuguaglianze sociali e di reddito (persone più ricche richiedono servizi legati alla consegna a domicilio o alla cura della casa); diffusione di nuove piattaforme e applicazioni che facilitano l'incontro tra domanda e offerta di lavori occasionali (ad es. food delivery).

 

Concentrandosi sui gruppi demografici che rappresentano maggiormente l'aumento dei lavori a bassa qualifica possiamo affermare che stiamo assistendo a un processo di allocazione dei lavoratori caratterizzato da skill mismatch. Soprattutto per quanto riguarda l'Italia, notiamo come il gruppo demografico maggiormente caratterizzato da un aumento dell'occupazione in lavori a basse competenze sia quello dei giovani laureati, con un aumento più accentuato per le donne.

 

Goos & Manning (2007) e Ngai & Petrongolo (2017) sottolineano come le crescenti opportunità lavorative per le donne siano soprattutto rivolte verso quegli impieghi definiti come "lousy": questi impieghi, infatti, non solo sono caratterizzati da un più basso salario, ma anche da un più elevato livello di precarietà dovuto all'utilizzo sempre più frequente di contratti lavorativi atipici.

 

Queste evidenze hanno favorito il proliferare di studi sul ruolo della flessibilità del mercato del lavoro nel favorire l'overeducation e lo skill mismatch. Il nostro paese si presta bene a studi che riguardano questa relazione grazie alle diverse riforme del lavoro che sono state attuate negli ultimi decenni. È inoltre interessante focalizzarsi sulle differenze che emergono a livello regionale: da un lato le nostre regioni sono eterogenee in termini di livello di istruzione medio, livello di protezione dell'occupazione e utilizzo di contratti a tempo determinato, livello di polarizzazione e composizione industriale; dall'altro vi sono effetti locali e geografici che caratterizzano sottogruppi di regioni e che devono essere tenuti di conto nel processo di analisi.

 

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Figura 2: Indice di polarizzazione 1992-2016: colori più scuri corrispondono ad un livello di polarizzazione più alto. Differenze regionali tra Nord e Sud sono evidenti nel 1992, mentre la polarizzazione sembra essere più generalizzata nel 2016. Fonte: Spadavecchia (2019).

 

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Figura 3: Indice di protezione dell'impiego (in inglese, Employment Protection Legislation, EPL), 1992-2016: colori più scuri corrispondono ad un livello più elevato di EPL. Le differenze tra gruppi di regioni (Nord, Centro, Sud) sono evidenti. Fonte: Spadavecchia (2019).

 

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Figura 4: Livello di overeducation (percentuale di laureati in lavori a bassa competenza): colori più scuri corrispondono a livello più alti di sovraistruzione. Differenze a livello regionale sono evidenti, in particolare la differenza Nord-Centro-Sud nel 1992. Fonte: Spadavecchia (2019).

 

Le analisi econometriche suggeriscono un effetto incrementale della polarizzazione del lavoro sullo skill mismatch. Questo significa che l’aumento di posizioni ad alta qualifica procede più lentamente dell’innalzamento del livello medio di istruzione, con un effetto negativo sulla corretta allocazione dei lavoratori altamente istruiti, che, non riuscendo a trovare un lavoro adeguato nel segmento delle alte competenze, iniziano a cercare lavori che richiedono competenze inferiori.

 

Tuttavia, si registra che un maggiore livello di protezione dell’occupazione ha l’effetto di ridurre l'overeducation dei lavoratori con un alto livello di istruzione; quindi, un più basso livello di protezione (ovvero una maggiore propensione all'utilizzo di contratti atipici) provoca un incremento del livello di sovra-istruzione. Infatti, un più alto tasso di flessibilità provoca un livello più elevato di incertezza nel mercato del lavoro, inducendo i lavoratori maggiormente istruiti ad accettare lavori che non corrispondono correttamente alle loro competenze.  Allo stesso tempo, il lavoro temporaneo influisce sull'eccessiva istruzione, poiché la natura a breve termine del rapporto di lavoro crea minori incentivi sia per il datore di lavoro che per il dipendente a conseguire un'adeguata corrispondenza (matching).

 

Le analisi presentate confermano i risultati dello studio di Di Pietro (2002), dal quale possiamo trarre anche delle implicazioni di policy. Il mercato del lavoro italiano è caratterizzato da un certo grado di dualismo, con una crescente flessibilità che tende a indebolire i diritti dei lavoratori, in particolare quelli che sono impiegati nel segmento inferiore del mercato del lavoro. Come confermato anche da Caroleo & Pastore (2013), esiste una forte incidenza di eccesso di competenze tra i laureati italiani che sono coinvolti in contratti di avviamento/formazione o di apprendistato, contratti temporanei, o che sono senza lavoro.

 

Una soluzione per ridurre l’eccessiva istruzione consiste nella creazione di un sistema differenziato, in cui i lavori ad alta competenza sono caratterizzati da una maggiore flessibilità rispetto a quelli a bassa competenza. Da un lato, questo favorirebbe il turnover dei lavoratori in impieghi ad alta qualifica, e di conseguenza anche l’investimento in nuove tecnologie. Dall’altro, una maggiore protezione del lavoro per lavori a bassa competenza, impedirebbe alle imprese di assumere lavoratori che non corrispondono correttamente alle competenze richieste (Gangl, 2004), incentivandole a investire in formazione specifica sul posto di lavoro (on the job training): i datori di lavoro infatti devono prestare maggiore attenzione nel conseguire buoni risultati durante il reclutamento a causa dei maggiori costi di separazione. Al contrario, in un sistema in cui i lavori a bassa competenza sono caratterizzati da una bassa protezione, i datori di lavoro hanno un potere contrattuale più forte e assumono quei lavoratori che possono adattarsi meglio al nuovo lavoro nel breve periodo, sostituendoli non appena non sono più adatti: questo meccanismo provoca un aumento della sovra-istruzione, poiché quei lavoratori che riescono ad adattarsi rapidamente sono fondamentalmente quelli con un’istruzione superiore.

 

Immagine: Leonhard Lenz, Black Friday Demonstration against Deliveroo in Berlin. https://commons.wikimedia.org/.
 

 

Bibliografia

 

Caroleo, F., & Pastore, F. (2013). L'overeducation in Italia: le determinanti e gli effetti salariali nei dati AlmaLaurea. Scuola Democratica.

 

Cirillo, V., & Guarascio, D. (2015). Jobs and competitiveness in a polarised Europe. Intereconomics.

 

Di Pietro, G. (2002). Technological change, labor markets, and 'low-skill, low-technology traps'. Technological forecasting and social change.

 

Dorn, H. D. (2013). The growth of low-skill service jobs and the polarization of the US labor market. American Economic Review.

 

Gangl, M. (2004). Institutions and the structure of labour market matching in the United States and West Germany. European Sociological Review.

 

Goos, A., Manning, A., & Solomons, A. (2009). Job Polarization in Europe. American Economic Review.

 

Goos, M., & Manning, A. (2007). Lousy and lovely jobs: The rising of polarization of Work in Britain. he review of economics and statistics.

 

Ngai, L., & Petrongolo, B. (2017). Gender Gaps and the rise of the Service Economy. American Economic Journal: Macroeconomics.

 

Spadavecchia, L. (2019). Job Polarization, Overeducationa and Employment Protection. Scuola Superiore Sant'Anna - Master Thesis.

 

Vallas, S., & Prener, C. (2012). Dualism, job polarization, and the social construction of precarious work. Work and Occupations.

 


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