24 luglio 2020

Energia e clima davanti alle sfide della transizione: un vademecum per decisori politici

 

Recensione a Valentine, S. V., Brown, M. A., Sovacool, B. K. (2019), Empowering the Great Energy Transition. Policy for a Low-Carbon Future. New York: Columbia University Press

 

“Uncertain certainty”: queste sono le prime parole che gli autori utilizzano per descrivere il settore energetico oggi. Proprio questa ambivalenza, fra ciò che è certo - la necessità di attuare una transizione verso sistemi di produzione e consumo di energia maggiormente sostenibili - e ciò che è ancora soggetto a troppe incognite - ovvero quali saranno le tecnologie, gli attori e i processi che renderanno possibile il cambiamento - è al cuore del problema politico posto dalla transizione energetica.

 

È ai decisori politici che in primis si rivolge questo libro, con uno spostamento di focus che lo distingue da altre pubblicazioni in tema di politiche energetiche e climatiche, molto spesso indirizzate a specialisti del settore oppure ad un pubblico più vasto che non necessariamente si interessa al campo delle politiche pubbliche. Lo scopo principale dell’analisi è infatti quello di fornire una panoramica il più possibile esauriente dei molteplici strumenti di policy a disposizione di governi ed entità pubbliche a supporto della transizione, nonché dei vari ostacoli che impediscono il passaggio a sistemi energetici più sostenibili e delle diverse strategie di governance per superarli.

 

L’analisi si apre con la descrizione di dieci macro-trend che, secondo gli autori, dimostrano che una transizione è a tutti gli effetti in atto. Nonostante i combustibili fossili siano ancora prevalenti nel mix energetico mondiale, esiste un’evidenza crescente del fatto che le riserve siano in calo, mentre i mercati energetici risultano sempre più esposti a fluttuazioni estreme e scarsamente prevedibili nei prezzi. Questo elemento, insieme all’instabilità politica derivante dai conflitti per le materie prime, nonché ad una comprensione sempre maggiore delle conseguenze sulla salute e sull’ambiente dell’utilizzo dei combustibili fossili, ha generato un interesse crescente, da parte dei governi, ma anche dei mercati e degli istituti finanziari, per le energie pulite. A questo quadro si aggiunge la notevole evoluzione, in termini di performance e costi, che le energie rinnovabili hanno registrato negli ultimi due decenni. Esemplare in questo senso è l’evoluzione del fotovoltaico, il cui costo livellato sarebbe diminuito da 0.36 a 0.10 dollari per kilowatt/ora fra il 2010 e il 2017, il crollo più significativo fra tutte le tecnologie[1]. Appurato che esistono prove significative del fatto che la transizione energetica sia ormai una realtà, e non solamente un programma politico, gli autori proseguono nella descrizione dei principali ostacoli alla transizione. Fra di essi troviamo, di nuovo, l’incertezza, nello specifico la mancanza di un consenso della comunità scientifica sulla misurazione dell’impatto del cambiamento climatico. Proprio questa incertezza fa sì che gruppi con interessi radicati nel settore dei combustibili fossili abbiano la possibilità di dirottare il dibattito riguardante le politiche energetiche, facendo ricorso a massicce campagne di lobbying. Altri ostacoli sono rappresentati dalle difficoltà nel finanziare la transizione, dal problema di elaborare politiche pubbliche che creino i giusti incentivi e, infine, dall’apatia dei consumatori, che possono resistere a tentativi di modificare radicalmente i loro stili di vita.

 

I capitoli successivi sono quindi dedicati ad affrontare nel dettaglio ciascuna di queste sfide, descrivendo le conoscenze scientifiche sull’impatto del cambiamento climatico, le tipologie di politiche pubbliche che possono favorire il progresso tecnologico nel settore energetico, i diversi strumenti per finanziare l’investimento in tecnologie pulite, i modi in cui i consumatori possono diventare attori del cambiamento, e, infine, le strutture di governance più adatte alla formulazione di politiche pubbliche in materia di energia e clima. La sezione di maggiore interesse è probabilmente quella dedicata ai diversi strumenti di policy che si possono mettere in atto a favore della transizione, che permettono anche ad un pubblico non esperto di acquisire le nozioni di base sui principali strumenti di politiche pubbliche in materia di energia e clima, dagli incentivi per le energie rinnovabili, alle tasse sulle emissioni, agli standard di efficienza per prodotti, processi ed edifici.

 

Proprio in virtù della sua natura “pragmatica”, la pubblicazione si dovrebbe fruire più come un manuale, che come un saggio in cui individuare particolari narrazioni. Tuttavia, è possibile rinvenire diversi spunti da cui partire per strutturare il dibattito, così come la formulazione di politiche specifiche. Innanzitutto, “energy policy is not just about energy economics” (p.31): nonostante esista ormai una vasta gamma di politiche energetiche che non sono eccessivamente onerose per i budget governativi, o investimenti in energie pulite che generano ritorni positivi, permangono numerosi altri ostacoli a carattere principalmente politico, fra i quali l’assenza di una visione a lungo termine. Come sottolineano gli autori, “Quando si offre al politico medio la scelta fra il fare nulla oppure affrontare dei costi oggi per prevenire costi maggiori in un lontano futuro, la maggior parte dei politici opterebbe per il non fare nulla”; tuttavia, “[q]uando i budget governativi sono messi a rischio dai crescenti costi di adattamento al cambiamento climatico, l’opzione di non fare nulla diventa subito meno attraente” (p.21). Per quanto riguarda invece il lato più strettamente economico, secondo gli autori l’ostacolo principale alla transizione è rappresentato non dalla scarsa redditività delle tecnologie pulite, ma dalla pervasività dell’energia di tipo convenzionale all’interno del sistema economico mondiale, nonché dal problema dei sunk investments (gli investimenti non più recuperabili) nella produzione e nel consumo di energia basati su combustibili fossili. È stato stimato che 630 milioni di lavoratori nel mondo siano coinvolti in attività direttamente legate alla produzione e consumo di energia: i redditi di tutti questi lavoratori sarebbero fortemente minacciati dalla trasformazione del sistema energetico.

 

Il capitolo conclusivo del libro riassume raccomandazioni per tre tipologie di persone: individui, leader di aziende, e decisori politici. Le principali raccomandazioni dedicate ai policy maker riguardano:

- La partecipazione diretta del governo nella creazione di canali di informazione volti ad aumentare la consapevolezza del pubblico sui temi energetici a ambientali, che vadano dall’introduzione di ore di lezione ad hoc nelle scuole agli obblighi di trasparenza sulle performance. A questo processo si deve accompagnare la standardizzazione degli indicatori per il monitoraggio dei progressi in materia di impatto ambientale e climatico.

- La creazione di agenzie governative per assicurare la coordinazione fra i vari livelli di governance e il coinvolgimento di tutti gli stakeholders. Particolare attenzione dovrà essere dedicata alle peartnership pubblico-privato, che avranno un ruolo chiave nel fornire gli strumenti per finanziare la transizione.

- L’elaborazione di incentivi economici per favorire la produzione energetica da fonti pulite e rinnovabili e scoraggiare quella da combustibili fossili. Un esempio è l’introduzione di una carbon tax i cui proventi vengano utilizzati per ricerca e sviluppo.

 

L’insorgere dell’emergenza Covid ha naturalmente reso più complessa l’implementazione di qualsiasi politica che richieda un aumento immediato della spesa a fronte di vantaggi visibili soltanto nel lungo termine. Tuttavia, questo non elimina l’esigenza, per il decisore politico, di dedicare significativa attenzione al problema della transizione energetica; tale attenzione viene anzi resa ancor più fondamentale dall’esigenza di pianificare la ricostruzione post-crisi senza nel contempo ricadere nella path dependency di un sistema economico ad alto impatto ambientale. In questo contesto, si dovrà puntare su politiche che pongano il minore rischio possibile alla crescita economica, e che non rappresentino un costo eccessivo per i governi, come investimenti in efficientamento energetico, implementazione di standard e carbon pricing.

 

Immagine: Nuclear Power Plant with blues sky background .  Temelín Nuclear Power Station in Czech republic. Licenza di dominio pubblico.

 

[1] Dati International Renewable Energy Agency (IRENA), 2018


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