31 maggio 2020

Sequestro Soffiantini e dintorni: la mediazione penale in Italia

 

 Istituzioni

  

Il sequestro Soffiantinirappresenta una pagina particolarmente violenta di cronaca nera nel nostro Paese. L’imprenditore tessile Giuseppe Soffiantini fu rapito il 17 giugno del 1997 nella sua casa di Manerbio, in provincia di Brescia, e fu liberato dai carcerieri Giovanni Farina e Attilio Cubeddu 237 giorni dopo, in seguito al pagamento del riscatto di 5 miliardi di lire da parte dei figli di Soffiantini. Il caso rappresenta uno dei più brutali sequestri di persona a scopo di estorsione degli anni Novanta. I rapitori, per sollecitare i familiari al pagamento del riscatto, fecero recapitare a Enrico Mentana, allora direttore del Tg5, una lettera e un preservativo che avvolgeva un lembo di orecchio appartenente al malcapitato. Cubeddu ad oggi è ancora latitante, mentre Farina fu condannato a 28 anni di carcere. In seguito, Soffiantini ebbe a dire: “Chi sbaglia deve pagare. Ma io non voglio passare da vittima a carnefice”. A circa dieci anni dalla carcerazione di Farina, nel 2007 Soffiantini fece pubblicare una raccolta di poesie scritte dal suo ex aguzzino tra il 1990 e 1991. Così scrive Soffiantini nell’introduzione:

 

«La pubblicazione di queste 55 poesie, tratte dall’archivio di Giovanni Farina, è nata su sollecitazione dello stesso che nel dicembre 2006 mi chiedeva in una lettera di aiutarlo a realizzare un sogno: vedere su carta stampata alcuni dei tanti pensieri poetici. Ho perciò deciso di portare allo scoperto l’anima poetica, che è l’anima buona di Farina, l’anima ab-origine, non contaminata dalla cruda ambizione di avere o di sembrare un uomo forte e duro…» 

 

La poesia come strumento di riconciliazione con i valori morali, deragliati dai binari di giustizia ed equità. Una raccolta che palesa la fragilità di un uomo e dell’Uomo. Continua Soffiantini nell’introduzione:

 

«Mi sono ritrovato nella sua esperienza di essere lontano dalle persone care ed amate, e avendo provato la totale mancanza di libert à , anche se completamente senza colpe, sono predisposto a capire quanto è importante il legame con le persone amate e la corrispondenza del pensiero» 

 

Di seguito riportiamo una poesia tratta dalla raccolta:

 

L’amaro mio cammino

mi fa sprofondare

nella solitudine

mi fa dimenticare tutto,

mi fa sentire

una belva

sperduta nella foresta

dove l’abbrutimento morale

e fisico peggiora

coi giorni

perché non potrò

mai risalire il domani,

perché ci sarà sempre

chi giudicherà

col passare.

 

Una vicenda, quella tra Soffiantini e il suo aguzzino, dai contorni poetici e dal sapore amaro.  È una storia che invita innanzitutto alla riconciliazione, con se stessi e con il prossimo. Potremmo definire il gesto compiuto dall’imprenditore lombardo un esempio molto umano di mediazione. Ma è possibile tradurre questo esempio di mediazione in termini giuridici nel campo penale?

 

La mediazione è un istituto giuridico che ha già attecchito in campo civile attraverso il d.lgs n.28/2010 e mira alla riconciliazione delle parti alla presenza di un “mediatore”, nominato all’interno degli organismi di mediazione che siano iscritti nel registro tenuto presso il Ministero della Giustizia. L’introduzione della disciplina è stata dettata dalla necessità di ridurre i tempi e le spese processuali. Al momento tale attività riparativa sta avendo un riscontro positivo in campo civile ma, in campo penale, si presenta in uno stato embrionale e le possibilità di una sua effettiva attuazione suscitano scetticismi, a causa del quadro normativo nebuloso.

 

Sono stati introdotti, attraverso il D.P.R. n. 448/88, strumenti di mediazione nel processo penale minorile e, attraverso il D.Lgs. n. 274/2000, è stata promossa la conciliazione per i reati di competenza del Giudice di pace perseguibili a querela. Finora son stati regolati reati oggetto di procedimenti penali differenziati, ma la disciplina per i reati che seguono il procedimento ordinario è piuttosto lacunosa. Per questi ultimi attualmente le disposizioni in materia di mediazione penale sono contenute in uno schema di decreto che pone numerose perplessità.

 

La mediazione penale viene avviata attraverso il consenso scritto (libero e consapevole) tra le parti, ovvero l’autore del reato e la persona offesa. Oggetto della mediazione penale è la riconciliazione tra le parti e la proposta al reo di un programma riparativo. Nel caso in cui l’autore del reato dovesse accettare il programma, la sua condotta potrà essere considerata positivamente dal giudice e ciò potrà anche riflettersi nel trattamento sanzionatorio. Tuttavia, nel caso in cui il reo non dovesse accettare il programma, il giudice non potrà aumentare la pena pattuita.

 

La mediazione penale si inserisce nella macro-area della giustizia riparativa, definita dalla direttiva 2012/29/UEcome "qualsiasi procedimento che permette alla vittima e all'autore del reato di partecipare attivamente, se vi acconsentono liberamente, alla risoluzione delle questioni risultanti dal reato con l'aiuto di un terzo imparziale”.L’Italia ha attuato la direttiva europea, adottando il decreto D.Lgs. n. 212/2015, ma non ha dettato specifiche disposizioni in materia.

 

Qual è il quid pluris offerto dalla giustizia riparativa rispetto alla gestione penalistica del conflitto? In primo luogo il diverso approccio al reato. Significativo è l’intervento di Grazia Mannozzi pubblicato sulla rivista di diritto penale Discrimen:

 

«In ambito giuridico-penalistico, il reato è visto come violazione di una norma penale; nell’ambito della giustizia riparativa, come violazione dei diritti individuali delle vittime. Ne deriva che il sistema è preoccupato quasi esclusivamente della gestione dell’autore del reato in temi di punizione, rieducazione, recupero sociale. D’altra parte, ricorrendo a modalit à di intervento quali il processo e la pena, il sistema penale approfondisce la separazione tra le parti e le rispettive comunit à di riferimento, aggrava la lacerazione dei legami sociali prodotta dal reato, può esacerbare, in vittima e autore, sentimenti di vendetta o di rivalsa, produce stigmatizzazione ed esclusione sociale, lascia irrisolto il motivo del conflitto o impone un oblio – come avviene attraverso la prescrizione – che fa della vittima un soggetto processuale insoddisfatto, inchiodato irrimediabilmente al ruolo di parte lesa che chiede invano giustizia…»

 

La mediazione, come attività di giustizia riparativa, ha avuto (e continua ad avere) una discreta accoglienza nella giustizia penale minorile, in quanto percorso di relazione e di confronto che risulta responsabilizzante per il minore, ma nel quadro della giustizia penale ordinaria procede a passi incerti. L’istituto, infatti, è oggetto di notevoli perplessità.

 

Innanzitutto, a differenza della mediazione civile che è finalizzata ad evitare l’instaurazione di liti di natura civilistica, la mediazione penale non eviterebbe lo svolgimento del processo, anche qualora l’autore del reato dovesse accettare il programma riparativo. Inoltre, sedersi al tavolo di mediazione vorrebbe dire per l’imputato ammettere la propria responsabilità. In caso di incertezza sull’esito del processo, per l’imputato sarebbe più favorevole chiedere il giudizio abbreviato, che ridurrebbe le tempistiche processuali e potrebbe sfociare in una sentenza di proscioglimento. Di conseguenza, al reo converrebbe accettare la mediazione penale solo nel caso di evidente colpevolezza. Invece, in seguito al percorso ristorativo, la persona offesa potrebbe ricevere semplicemente delle mere scuse formali, a causa dell’incertezza sul contenuto del programma di riparazione proposto dal mediatore penale al reo.

 

Conclusioni

 

L’Italia ha accolto positivamente la sensibilizzazione delle normative comunitarie e internazionali all’adozione di strumenti di giustizia riparativa, attuando la direttiva 2012/29/UE. Ma al momento, in materia di mediazione penale, non vi è una normativa organica di riferimento, solamente uno schema di decreto legislativo piuttosto lacunoso, come si evince dall’analisi. Tuttavia, considerando lo stato embrionale dell’istituto, non è ancora il caso di trarre conclusioni definitive sulla sua utilità.

 

Immagine: Roma, Corte di Cassazione (Needpix.com). Autrice: maxsanna (pixabay.com)

 

Bibliografia

 

Della Torre J. (2019), La giustizia penale negoziata in Europa: miti, realtà e prospettive, Cedam

 

Farina G. (2007), Poesie: Giuseppe Soffiantini pubblica alcune poesie di Giovanni Farina, Brescia: Massetti Rodella Editori

 

Mannozzi G. (2019), “La Diversion: Gli istituti funzionali all’estinzione del reato tra processo e mediazione”, in Discrimen - Rivista di diritto penale: https://discrimen.it/wp-content/uploads/Mannozzi-La-diversion.pdf


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