25 giugno 2020

Il senso della complessità per vincere la sfida della didattica a distanza

 

 Istituzioni

 

La crisi da Covid-19 ha portato la didattica italiana a una straordinaria accelerazione nel campo della digitalizzazione. La didattica a distanza (DAD) è entrata improvvisamente nella quotidianità di milioni di studenti e docenti. Con uno sforzo notevole, in Italia (a seguito delle disposizioni contenute nell’art. 1 lettera h del DPCM dell’8 marzo 2020 ) e nel mondo , sono state così potenziate piattaforme esistenti di e-learning e ne sono state create di nuove per consentire a scuole e università di non fermarsi di fronte alla pandemia. 

 

In Italia non sono certo mancate le difficoltà. La carenza di dispositivi mediante i quali accedere alle lezioni è stata affrontata con ingenti investimenti dal Governo (stanziati ai sensi dell’art. 120 del decreto “Cura Italia” ) e dagli enti locali , mentre i problemi di connessione di numerose aree del Paese hanno richiamato gli addetti ai lavori alla necessità di completare la costruzione di una adeguata infrastruttura di banda larga, che non lasci indietro nessun territorio sul fronte del nuovo diritto alla connessione. Alcune storture, tuttavia, hanno riguardato la didattica stessa: il riferimento è all’interpretazione della DAD da parte di alcuni docenti delle scuole primarie e secondarie come mera assegnazione di compiti mediante lo strumento del registro elettronico e alle difficoltà di ripensare un programma settimanale di lezioni senza imporre agli studenti una permanenza eccessivamente lunga di fronte a uno schermo. Il Ministero dell’istruzione ha fornito una prima risposta a tali questioni con la nota del 17 marzo recante indicazioni operative per la didattica a distanza

 

Per molti in Italia, forse troppi, l’ e-learning ha rappresentato una scoperta dei tempi del lockdown ; per altri, si spera sempre di più, l’opportunità di avventurarsi in un futuro che in alcune aree del mondo, come gli Stati Uniti, è quasi già passato. Mentre qui si moltiplicano gli appelli per un ritorno il prima possibile alla didattica in presenza, i corsi online, soprattutto oltreoceano, sono una realtà ben affermata che lavora per migliorare sé stessa da quasi dieci anni. 

 

I Massive Open Online Courses (MOOC), erogati attraverso piattaforme digitali da Atenei e imprese dal 2011 , stanno infatti rivoluzionando il mondo della formazione . Sono di fatto armi di istruzione di massa: rappresentano la possibilità per persone di ogni età di accedere a una formazione permanente di alta qualità, in contesti di massima libertà come sono le piattaforme statunitensi edX e Coursera. La trasmissione del sapere esce così dalle mura di scuole e università, superando barriere economiche, geografiche e linguistiche. I corsi sono gratuiti o a prezzi irrisori. Possono essere seguiti ovunque, in qualunque momento della giornata, da qualsiasi dispositivo. Si possono seguire contemporaneamente programmi di più istituzioni completamente diverse tra loro per tipologia, Stato di appartenenza, materie di specializzazione. I MOOC sono spesso dotati di sottotitoli in più lingue, e in ogni caso le piattaforme stesse propongono anche corsi di lingua. Negli ultimi anni è diventato inoltre possibile completare sequenze di corsi o brevi Master offerti dalla medesima istituzione in una particolare area tematica.

 

Ci sono due elementi di questo modello particolarmente interessanti ai fini del dibattito in corso in Italia sulla DAD.

 

Il primo concerne la valutazione e la conseguente certificazione delle competenze. Le principali piattaforme di e-learning garantiscono la possibilità per chi completa i corsi di ricevere attestati. Durante il lockdown italiano giustamente grande attenzione è stata dedicata a come assicurare modalità eque per valutare gli studenti: procedure draconiane di riconoscimento e sorveglianza sono state adottate in molti Atenei. Questo però potrebbe essere il tempo in cui rivedere le forme di valutazione, soprattutto per quanto concerne la formazione universitaria erogata a distanza, in favore di un sistema di verifica permanente (e non solo in occasione degli appelli ufficiali) basato sulla rielaborazione di quanto appreso (mediante relazioni scritte e orali, discussioni in aula e poi anche in sede d’esame) più che sulla riproposizione mnemonica e nozionistica delle conoscenze acquisite. Ciò potrebbe implicare modalità di controllo diverse e forse di più facile realizzazione. 

 

Il secondo concerne il tema dei dispositivi elettronici. Una delle tappe più importanti nella storia dei MOOC fu rappresentata dallo sbarco delle piattaforme di e-learning anche sul mercato delle app per mobile . La potenza di quella operazione è effettivamente eccezionale: atenei prestigiosi e costosi, visti spesso come lontanissimi miraggi per giovani di tutto il mondo, rendevano facilmente accessibili i propri programmi addirittura da cellulare. Infinite opportunità di approfondimento potevano entrare in una tasca, diventando disponibili sempre e dovunque.  In Italia in queste settimane non sono stati pochi gli studenti che, prima di essere raggiunti dai dispositivi previsti dal Governo, hanno dovuto seguire le lezioni da cellulare: servirà, nei prossimi esperimenti italiani di DAD, rendere situazioni di questo tipo sostenibili e gestibili. La didattica a distanza da cellulare non è una chimera: può addirittura avere dei vantaggi se disegnata in modo appropriato e non esclusivamente basata su lezioni frontali a blocchi di cinque o sei ore. 

 

Rimane aperto il grande nodo della socialità, vero limite della didattica a distanza. Non è pensabile una completa sostituzione della didattica in presenza con la DAD. E infatti questo tema non è in discussione, così come non lo è l’importanza della socialità nella formazione complessiva dell’individuo. Tuttavia, bisogna prendere atto che il mondo sta andando verso il modello della formazione permanente: non si può più distinguere nettamente una stagione della vita dedicata allo studio, da una dedicata all’esperienza professionale, fino ad arrivare alla fase del pensionamento. La vita è apprendimento e che quindi l’apprendimento deve permeare ogni momento della vita. Nel terzo millennio questo obiettivo non è realizzabile continuando a tenere la formazione ostaggio di condizioni diseguali di partenza: luogo di provenienza, situazione economica e sociale, conoscenze linguistiche. Dunque, la DAD si configura come un eccellente strumento di riduzione delle diseguaglianze, se implementata correttamente oltre le contingenze di una fase emergenziale. 

 

Sono tutti cambiamenti che andranno governati, senza mai mettere in discussione i valori e lo spirito del sistema di formazione italiano. La didattica in presenza non è antitetica all’ e-learning . Il secondo può facilmente essere applicato alla prima con un investimento in piattaforme pubbliche: un primo esperimento potrebbe consistere nell’incentivare le scuole a inserire, nella loro autonomia, percorsi di DAD mediante lo strumento del registro elettronico, aggiornando così l’interpretazione di portale per la trasmissione di voti e compiti data alla sua norma istitutiva (art. 7.31 del decreto-legge 95/2012 , convertito dalla legge 135/2012). 

 

La mancanza di dispositivi elettronici e connessione a Internet è fortunatamente un problema risolvibile e infatti in Italia in corso di soluzione. Guardare al futuro con questa consapevolezza e non con un pregiudizio negativo nei confronti della DAD è la sfida di questa stagione e deve legarsi al superamento di un’idea di formazione solo formale, che è attualmente prevalente nella penisola. Ne è la prova il fatto che l’Italia non ha ancora dato seguito alla Raccomandazione con cui nel 2012 il Consiglio dell’Unione Europea ha sollecitato gli Stati membri a convalidare i risultati dell’apprendimento non formale. 

 

Vincere tali sfide, con coraggio e senso della complessità, sarà centrale per immaginare l’Italia oltre la fase 2. 

 

 

Immagine: Empty Classroom in Serbia, Crediti: Dobrislava (commons.wikimedia.org) CC BY 2.0

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