3 marzo 2020

Il Mercato Unico Europeo: successi conseguiti e nuove sfide

 Istituzioni

 

Quale sarebbe il costo della non appartenenza all’Unione Europea?  Il tema riguarderebbe numerosi ambiti tra cui ad esempio i cosiddetti beni pubblici europei : sicurezza alimentare, standard ambientali, politica di coesione. Oltre a questi, si potrebbe citare il ruolo che l’integrazione europea ha avuto, nel corso degli anni, nel promuovere valori fondamentali come pace, diritti umani e stato di diritto.  Ad ogni modo, l’integrazione europea è stata soprattutto integrazione economica e il Mercato Europeo Comune (MEC) ne rappresenta un elemento fondamentale. Quali sono i benefici del Mercato Europeo Comune? Quali sarebbero i costi economici di una fuoriuscita? Il tema ovviamente è di particolare attualità, visto che il Regno Unito dal 1° febbraio 2020 non fa più parte del gruppo dei 28 e alla fine dei negoziati sulle relazioni “future” non farà più parte del mercato unico.

 

Già i trattati di Roma del 1957 prevedevano la creazione di un mercato unico della nascente Comunità Economica Europea (CEE). Nello specifico, un mercato unico non è solamente un’area di libero scambio, dato che essa si limita esclusivamente all’eliminazione delle barriere tariffarie (talvolta anche non tariffarie) su settori specifici del commercio. Al contrario, il Mercato Europeo Comune garantisce la libera circolazione di tutti i beni e servizi nonché dei fattori di produzione. Da qualche anno, con le iniziative prese a livello Europeo per la costituzione di un mercato digitale unico, si è aggiunta la libertà di movimento e scambio di dati, conoscenza e informazioni . Per ottenere tutto questo, i paesi della Comunità prima e dell’Unione poi, non solo hanno eliminato le barriere commerciali (integrazione negativa) ma hanno anche armonizzando le legislazioni nazionali (integrazione positiva). In questo contesto, un ruolo decisivo lo ha avuto la Corte di Giustizia che, ad esempio, con la sentenza Cassis de Dijon del 1979, stabilì il principio del mutuo riconoscimento: un bene regolarmente commercializzato in uno Stato Membro può essere venduto in un altro (Daniele, 2016). Sulla base della giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il progetto di completamento del mercato unico ricevette un forte impulso dalla pubblicazione nel giugno 1985 del “ Libro Bianco sul Completamento del Mercato Interno ”. Tale documento prevedeva l’armonizzazione di 300 disposizioni legislative che gli Stati Membri avrebbero dovuto implementare entro il dicembre 1992. Inoltre, l’Unione Europea si occupa di impedire pratiche anticoncorrenziali attraverso le regole sulla concorrenza e sugli aiuti di stato (Micossi, 2016) .  

 

Un mercato unico dovrebbe essere in grado di aumentare il commercio tra gli Stati Membri, il grado di competizione tra imprese e dunque ridurre il mark–up (ovvero la discrezionalità delle aziende di fissare un prezzo al di sopra del costo marginale) e di conseguenza i prezzi. Questi effetti combinati tra di loro contribuiscono a una maggiore crescita del PIL (Cecchini, Catinat e Jacquemin, 1988).

Il commercio di beni tra gli Stati Membri passa da 732 miliardi di Euro nel 1994 (l’anno successivo all’entrata in vigore del mercato unico) a 3072 miliardi di Euro nel 2015 per i principali 5 gruppi di prodotti commerciati . Nel 2017 il commercio intra-UE (beni e servizi) rappresentava il 33% del PIL dell’Unione, rispetto al 27% dell’anno precedente. Il commercio di servizi ha registrato negli anni una crescita molto più debole di quella dei beni rimanendo quindi sotto il potenziale. L’espansione commerciale, insieme anche agli altri effetti del mercato unico, ha contribuito a sostenere l’occupazione. Ad oggi si calcola che 56 milioni di posti di lavoro dipendono dal MEC. Un interessante lavoro di Mion e Ponattu ha stimato i guadagni del Mercato Unico su alcune variabili macroeconomiche: produttività, reddito pro capite, variazione del mark-up . Il metodo utilizzato è il famoso metodo gravitazionale. Esso parte dall’assunto che i flussi commerciali sono direttamente proporzionali alla grandezza dei partner commerciali (misurata con il PIL) e inversamente alla loro distanza. Lo studio parte da uno scenario controfattuale caratterizzato da nessuna facilitazione commerciale e lo compara con i dati del 2016. I risultati (figura 1) mostrano guadagni importanti soprattutto nell’aumento del reddito pro capite (calcolato in euro con prezzi fissati al 2016) per i paesi dell’UE. 

 

Figura 1: Guadagni annuali del reddito pro capite (in euro) dovuti al mercato unico (prezzi 2016). 

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Fonte: elaborazione personale su dati di: Mion e Ponattu, (2019).

 

Si nota che I vantaggi maggiori sono conseguiti dalle piccole economie aperte del mercato unico, viceversa i minori aumenti del reddito pro-capite riguardano i paesi dell’Europa orientale. 

Altri studi cercano di stimare le perdite del prodotto interno lordo in caso di una eliminazione del mercato unico. Un lavoro molto importante è quello di Jan in ‘t Veld il quale, senza l’utilizzo del metodo gravitazionale, riesce a includere il commercio in beni intermedi, i legami tra le diverse catene del valore, gli effetti sul mercato del lavoro e le risposte endogene della politica fiscale. Lo scenario controfattuale prevede la reintroduzione delle tariffe secondo la regola della nazione più favorita dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), insieme al ripristino di barriere non tariffarie.

 

Figura 2: Perdite del Pil (%) per UE 28.

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Fonte: elaborazione personale su dati di: Jan in ‘t Veld (2019).

 

I risultati mostrati nella figura 2 sono in primis il frutto della contrazione dei volumi di commercio. Allo stesso modo un aumento dei prezzi dovuto a importazioni più costose e a un aumento del mark-up spingerà in alto i salari causando disoccupazione. Gli effetti recessivi sono inoltre aggravati dalla minore accumulazione di capitale (meno investimenti) e dall’aumento delle tasse per stabilizzare il deficit in seguito alla perdita di gettito fiscale dovuto a una minore domanda aggregata. Nel complesso l’UE, con il ritorno alle regole dell’OMC, perderebbe complessivamente l’8,7 % del proprio Pil.

 

Non è difficile intuire come il caso del Regno Unito sia di particolare rilevanza, visti gli ultimi eventi inerenti alla Brexit. Sul possibile impatto economico della Brexit, sia per il Regno Unito che per l’UE 27, sono state pubblicate alcune analisi di recente (tra gli altri: CEPS e CPB ). In generale sono stimati danni modesti per l’UE 27, con l’eccezione dell’Irlanda, mentre si prevedono danni importanti per il Regno Unito. Il tema della regolamentazione del commercio dei servizi sarà centrale poiché rappresenta la quota principale dell’economia britannica. È importante sottolineare che l’impatto economico varierà in base alla tipologia di accordo di libero scambio che le due parti decideranno di sottoscrivere (area di libero scambio, unione doganale, regole dell’OMC o accordo stile Giappone). Nei primi mesi del 2020 il Primo Ministro Boris Johnson ha proposto un accordo sul modello australiano, attualmente in corso di negoziazione con l’Unione Europea. 

 

Il Mercato Unico Europeo ha sicuramente garantito maggiori flussi commerciali e maggior competizione tra i paesi dell’UE, dando quindi un importante contributo alla crescita economica. Altri studi non citati precedentemente raggiungono stime più conservative. Ad esempio, Mayer e altri utilizzano anch’essi il metodo gravitazionale e stimano le perdite di PIL al 5,5 % in caso di un ritorno alle norme dell’OMC e del 4,4 % per l’UE in generale, nel caso in cui il mercato unico venisse sostituito da un’area di libero scambio.

Al netto delle diverse stime, è ragionevole sostenere che il mercato unico rappresenti uno dei maggiori successi del processo di integrazione europea. Tuttavia, esistono ancora potenzialità non sfruttate del mercato unico, che in alcuni settori rimane frammentato. Come visto in precedenza, il settore dei servizi rimane meno sviluppato rispetto ai quello dei beni. Inoltre, il mercato unico digitale necessita di ulteriori avanzamenti (uno dei quali è stato sicuramente l’approvazione del regolamento europeo sulla protezione dei dati nel 2016). Infine, il contesto economico globale ha innescato un dibattito sulle regole della concorrenza del Mercato Interno. La competizione delle grandi compagnie estere digitali e high-tech , spesso sussidiate con fondi pubblici come nel caso cinese, ha sollevato degli interrogativi per esempio sulle rigide regole sulle fusioni. Una delle idee proposte nel 2019 da Francia e Germania è quella appunto di rivedere le norme antitrust per la creazione di campioni europei al fine di adattare il MEC al nuovo contesto economico globale. Il manifesto franco tedesco sui campioni europei pone degli interrogativi poiché si rischia di smontare l’impianto che ha permesso al mercato unico di nascere e prosperare. La decisione del 2019 della Commissione Europea di proibire la fusione, nel settore ferroviario, tra Alstom e Siemens è sembrata una chiusura rispetto alle istanze di revisione delle regole del MEC. Ad ogni modo il dibattito è aperto e senza alcun dubbio l’economia europea si deve attrezzare di norme sul mercato unico capaci di garantire un ruolo strategico all’UE nel complesso.

 

 

Immagine: DB Cargo 1611 with a Dolomite train. Crediti: Nicky Boogaard (flickr.com), CC BY NC ND 2.0

 

Bibliografia 

 

Cecchini P., Catinat M.  e Jacquemin A. (1988), The European Challenge 1992: The benefits of a Single Market , Aldershot: Wildwood House.

 

CEPS (2017), An Assessment of the Economic Impact of Brexit on the EU27 , Study for the IMCO Committee

 

Daniele L. (2016), Diritto del Mercato Unico Europeo e dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia , Milano: Giuffré Editore

 

European Parliament (2019), Mutual Recognition of Goods , EP Briefing

 

Jan in ‘t Veld (2019), Quantifying the Economic Effects of the Single Market in a Structural Macromodel , European Commission discussion paper

 

Højbjerre Brauer Schultz (2018), 25 years of the European Single Market: Study funded by the Danish Business Authority , Copenhagen

 

Mayer T., Vicard, V. and Zignago S. (2018), The Cost on Non-Europe, Revisited , CEPII working paper

 

Micossi S. (2016), 30 Years of the Single European Market , Bruges European Economic Policy Briefings 41/2016. 

 

Mion G. e Ponattu D. (2019), Estimating economic benefits of the Single Market for European countries and regions , Bertelsmann Stiftung Policy Paper

 

Roja-Romagosa H. (2016), Trade effects of Brexit for the Netherlands , CPB Netherlands Bureau for Economic Policy Analysis

 

Zuleeg F.(2009), The Rationale for EU Action: What are European Public Goods? , Bureau of European Policy Advisers.

 


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