29 ottobre 2019

Perchè abbiamo l'euro? Una questione non scontata

di Federico Bonomi

 Istituzioni

 

Tra i vari argomenti che animano il dibattito politico degli ultimi anni, con toni accesi e un'opinione pubblica polarizzata, vi è senza dubbio l’euro. La crisi economica ha visto la crescita dei partiti che chiedevano, più o meno espressamente, l’uscita del proprio paese dall’eurozona. Le posizioni si articolano tra i cosiddetti sovranisti, che auspicherebbero un ritorno della sovranità monetaria nazionale, gli europeisti che difendono lo status quo, e coloro che difendono la moneta unica pur riconoscendo che essa debba affrontare diverse riforme per poter funzionare più correttamente. Una delle posizioni che sovente emergono nelle discussioni è che l’uscita sia impraticabile, ma che l’errore sia stato fatto a monte nel momento in cui si sia deciso di creare la moneta europea. Con questo articolo cercherò quindi, attraverso le teorie principali, di capire perché nel 1992 si sia deciso di intraprendere la strada della moneta europea.

 

I teorici dell’integrazione europea, che secondo la definizione di Ernst Haas si occupano di spiegare per quale motivo gli attori politici decidono di orientare le loro aspettative e lealtà da arene periferiche, gli Stati, a un nuovo centro, danno diverse interpretazioni alla creazione della moneta unica. La scuola neo-funzionalista afferma che la creazione dell’euro sia dovuta a pressioni funzionali da parte di attori transfrontalieri che, dopo la creazione del mercato unico, per ridurre le incertezze dei cambi valutari e stabilizzare il proprio business, hanno fatto pressione per adottare la moneta unica. Un esempio sono le reti degli industriali che traevano benefici da un mercato più ampio non delimitato dai confini nazionali. Al contrario, la scuola realista afferma che l’euro sia frutto di un grande compromesso storico tra Francia e Germania, in cui la prima ha accettato la riunificazione tedesca in cambio della trasformazione del marco in una valuta europea fortemente influenzata da caratteristiche germaniche quali la spinta verso una bassa inflazione. La scuola intergovernativista liberale infine sostiene che l’euro sia il risultato di un negoziato tra governi europei motivati principalmente da questioni economiche: gli Stati del nord Europa avrebbero sostenuto l’euro per usufruire dei mercati del sud, mentre i governi del sud con l’euro avrebbero tagliato drasticamente i tassi di interesse caratteristici delle proprie valute nazionali.

 

Nessuna di queste teorie dell’integrazione europea esaurisce da sola la domanda di spiegazioni dell’evoluzione delle istituzioni economiche europee, e alcuni fattori vengono necessariamente esclusi dalle singole analisi. Uno di tali essi è l’influenza delle diverse teorie economiche sui protagonisti della creazione della moneta unica, della quale si occupano le scuole social-costruttivista e storico-istituzionalista.

 

Kathleen McNamara, nel suo libro La valuta delle idee, afferma che il passaggio alla moneta unica deve essere inteso come un salto forgiato idealmente e costruito socialmente. La sola situazione economica internazionale non è sufficiente a determinare l’evoluzione delle istituzioni: sono infatti possibili più risposte da parte dei decisori politici. Ciò che conta è l’interpretazione che a tali fatti viene data dai responsabili delle istituzioni, che a sua volta è dovuta alla loro formazione accademica, alla loro percezione degli avvenimenti, alle loro vicendevoli interazioni. Nello specifico, l’euro è nato in seguito all’affermazione a livello internazionale di un saldo consenso neoliberista influenzato dalla teoria monetarista. Le cause di questo consenso si riscontrano principalmente in tre fatti. Il primo è il successo dell’economia della Germania Ovest, che si era affermata come traino della Comunità Europea nonostante la divisione e la forte limitazione di sovranità in seguito alla Seconda guerra mondiale. Il secondo è la diffusa percezione tra gli economisti del fallimento delle teorie keynesiane nello spiegare situazioni di crisi verificatesi negli anni precedenti come la stagflazione. Tale fallimento aprì la strada all’affermazione di nuove teorie con una capacità esplicativa maggiore. Infine, il fatto che il monetarismo legittimasse dal punto di vista teorico le politiche di austerità, e quindi lo rendesse appetibile a una fetta importante della classe politica dei Paesi europei che dovevano introdurre riforme strutturali. Le implicazioni del monetarismo sono che la politica monetaria deve essere condotta in modo indipendente dalla politica e che la stabilità dei prezzi deve essere perseguita anche a costo di non utilizzare stimoli monetari volti a ridurre la disoccupazione. Tali teorie sono state recepite in modo massiccio dal trattato di Maastricht, e quindi le teorie social-costruttiviste hanno molto da dire sulle ragioni della creazione dell’euro.

 

Lo stesso ragionamento può essere condotto sul terreno delle teorie politiche: quanto le simpatie o le antipatie verso il federalismo europeo, il confederalismo europeo e la sovranità degli stati nazionali hanno contribuito a creare consenso sull’euro e a condurre i negoziati? In questo ambito la letteratura dice molto meno, perché il dibattito sugli assetti istituzionali quali il federalismo è sempre stato visto come un qualcosa di normativo, ossia che si debba occupare solo di come le istituzioni devono essere, non di come sono oggi o sono evolute nella loro storia. Noi non possiamo quindi che limitarci a riconoscere l’influenza del federalismo su decisori chiave per l'euro come Jacques Delors e Tommaso Padoa-Schioppa, quest’ultimo direttamente influenzato dal grande intellettuale federalista Mario Albertini.

 

In sostanza, capire cosa ha portato alla creazione dell’euro non è semplice: alcune teorie sostengono che l’interesse materiale delle economie degli Stati abbiano prevalso, altre che sia stata la politica internazionale a dettare l’agenda, altre infine che le convinzioni personali dei negoziatori siano state dirimenti. La compresenza nel dibattito accademico di queste importanti e dettagliate teorie mostra quanto i fenomeni storici legati all'integrazione europea siano complessi e di difficile interpretazione. Nonostante tali sfaccettature, appare però chiaro che l'introduzione dell'euro sia avvenuta tenendo conto degli interessi, sia materiali che ideali, degli attori presenti. Il fatto che la scelta sia stata vantaggiosa nel suo complesso è quindi indubbio, anche se la crisi economica ha dimostrato che ulteriori riforme sono necessarie affinché la moneta sia resa più resiliente nelle crisi future, come ho scritto in un altro articolo.

 

Focalizzarsi sulla creazione dell’euro ha un’importanza duplice: da un lato si cerca di fare luce su una fase di grande importanza della Storia dell’Europa e degli Stati che la compongono, dato che l’euro non ha avuto influenza sulla sola eurozona; dall’altro si può tentare la via della generalizzazione e applicare quanto si conosce sull’euro, pur nelle sue specificità, anche ad altri casi di integrazione europea, per permetterci di tracciare una storia della stessa più consapevole. È quello a cui ambiscono le principali scuole di teoria dell’integrazione, e che per esempio Andrew Moravcsik compie magistralmente nel suo The choice for Europe (1998), ma la cui specializzazione fa perdere traccia di importanti fenomeni che solo altri approcci prendono in considerazione. Un’analisi critica di questa fase dell’integrazione europea ci permette di combinare i contributi delle varie scuole e di applicarli con profitto a tutta la storia dell’unità europea in divenire.

 

Immagine: Euro Items Special Coins Free Picture. Crediti: ASSY (pixabay.com), CC BY 2.0

 

 

Bibliografia

 

McNamara, Kathleen R. The Currency of Ideas: Monetary Politics in the European Union. Ithaca, N.Y.; London: Cornell UP, 1998. Print. Cornell Studies in Political Economy.

 

Brunnermeier, Markus Konrad, Harold James, and Jean-Pierre Landau. The Euro and the Battle of Ideas. Princeton, 2016.

 

James, Harold, Mario Draghi, and Jaime Caruana. Making the European Monetary Union: The Role of the Committee of Central Bank Governors and the Origins of the European Central Bank. Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 2012.

 

Wiener, Antje, and Thomas Diez. European Integration Theory. 2nd ed. Oxford; New York: Oxford University Press, 2009.

 

Frieden, Jeffry A. Real Sources of European Currency Policy: Sectoral Interests and European Monetary Integration; International Organization 56.4 (2002): 831-60.

 

Moravcsik, Andrew. The Choice for Europe: Social Purpose and State Power from Messina to Maastricht. Ithaca, N.Y., 1998. Print. Cornell Studies in Political Economy.

 

Haas, Ernst B. The Uniting of Europe: Political, Social, and Economical Forces, 1950-1957. Stanford, Calif: Stanford UP, 1968. Print.

 

Hoffmann, Stanley. The European Sisyphus: Essays on Europe, 1964-1994. Boulder, Colo.; Oxford: Westview, 1995. Print. New Europe (Boulder, Colo.).

 

Burgess, Michael. Federalism and European Union: The Building of Europe, 1950-2000. London: Routledge, 2000. Print.


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