25 ottobre 2019

Filosofia, economia, istituzioni - Intervista a Francesco Guala

di Francesco De Matteo e Giacomo Brioni

 ● Pensiero politico

 

 Nella galassia degli approcci contemporanei alla comprensione dei fenomeni sociali ha acquisito un ruolo determinante un filone di studi nato nella seconda metà del secolo scorso dal dialogo, non sempre provo di fraintendimenti e conflitti, tra filosofia della scienza ed economia. Tale incontro ha dato vita alla filosofia dell’economia, che, attraverso l’uso degli strumenti della scienza economica e una raffinata riflessione metodologica di stampo interdisciplinare, ha dato e continua a dare contributi importanti allo studio di realtà sociali complesse quali sono le istituzioni (come il mercato), realtà con cui gli individui si devono quotidianamente confrontare, poiché compongono la struttura di coordinamento delle azioni e relazioni umane. Interrogarsi sulla natura delle istituzioni e sulle ragioni della loro efficacia (o del loro fallimento) risulta dunque fondamentale per acquisire una prospettiva più consapevole ed evitare le numerose confusioni che abitano il dibattito contemporaneo - specialistico e non - su queste tematiche. Di seguito proponiamo un’intervista su questi argomenti e altri correlati a Francesco Guala, studioso che ha prodotto scritti importanti nell’ambito della filosofia dell’economia e delle scienze sociali, realizzata in occasione di due lezioni tenutesi alla Scuola Normale Superiore gli scorsi 19 e 20 settembre.

 

Francesco Guala insegna filosofia dell’economia, logica e teoria dei giochi all’Università statale di Milano. È autore di numerosi articoli e monografie tra cui: The Methodology of Experimental Economics (Cambridge University Press, 2005); Filosofia dell’economia: modelli, causalità, previsione (Il Mulino, 2006); Understanding Institutions: The Philosophy of Living Together (Princeton University Press, 2016), premiato dall’American Philosphical Association con il Joseph B. Glitter Award nel 2018.

 

1) Il suo ultimo libro, Understanding Institutions, è interamente dedicato alle istituzioni ed ai principali temi ad esse legati. In quella che è ormai una vasta letteratura le istituzioni vengono descritte come sistemi di regole con potere normativo, o più semplicemente regole che le persone sono motivate a seguire. Anche se la questione sembra intuitivamente semplice sappiamo che le istituzioni sono invece un oggetto estremamente complesso. Cosa sono, in termini più specifici, le istituzioni e in che modo lo studio di queste arricchisce la nostra comprensione del tessuto sociale ed economico?

 

Usiamo il termine ‘istituzione’ per riferirci a sistemi sociali apparentemente molto diverse: la Chiesa Cattolica, la Scuola Normale di Pisa, ma anche il matrimonio o il denaro. Ma mentre la Scuola Normale è un’organizzazione, con ruoli e compiti ben definiti, il denaro non lo è (anche se si appoggia a organizzazioni quali le banche e il governo, per funzionare in modo adeguato). Quello che accomuna tutti questi esempi sono le regole: le istituzioni sono sistemi di regole che guidano i comportamenti degli individui, aiutandoli a risolvere problemi di coordinazione e cooperazione complessi. Nel campo economico, per esempio, i mercati sono sistemi di regole - quelle del Nasdaq riempiono migliaia di pagine! Quando queste regole funzionano male, sono guai. Nel caso dei mercati, possono provocare bolle speculative o allocazioni inefficienti delle risorse. Le istituzioni politiche possono essere oppressive, o all’opposto inefficaci, e così via.

 

2) Poiché l’emergenza e la persistenza delle istituzioni sono strettamente legate alle aspettative che gli individui hanno circa il comportamento di altri individui v’è la persistente tentazione di definirle nei termini delle rappresentazioni che le persone ne hanno. Tuttavia, dire che senza individui non esisterebbero istituzioni, affermazione poco controversa, non equivale a sostenere che queste dipendono dal modo in cui gli individui le pensano. Quali sono i rischi di operare tale confusione?

 

Questa confusione è alla base di teorie filosofiche e sociali molto influenti, purtroppo. L’idea fuorviante è che l’esistenza e il funzionamento di un’istituzione richiede l’accettazione esplicita di un sistema di regole. Per esempio, secondo questa concezione, un pezzo di carta è denaro soltanto se la maggior parte dei cittadini pensa che sia denaro. Ma in realtà quello che conta è la funzione svolta da quel pezzo di carta. Se tutti utilizzano le sigarette come mezzo di scambio (come nei campi di prigionia della seconda guerra mondiale) allora le sigarette sono denaro, a prescindere da quello che pensano gli individui. Sono essenziali invece le aspettative: le sigarette funzionano come mezzo di scambio soltanto se ci aspettiamo che esse continueranno a essere utilizzabili in questo modo anche in futuro. Questo richiede che anche gli altri abbiano simili aspettative, formando un circolo virtuoso di credenze che si auto-avverano.

 

3) Alcuni degli strumenti che usa per descrivere le istituzioni sono molto familiari agli economisti. In particolare nel libro fa notare che la nozione di equilibrio è necessaria per rendere conto della struttura di incentivi che sta dietro all’insieme di regole. In che modo l’approccio delle “regole in equilibrio” offre una descrizione più completa del contesto istituzionale rispetto al limitarsi a render conto solamente del sistema di regole?

 

Formulare una regola non è sufficiente a modificare il comportamento degli individui. E’ anche necessario che essi abbiano un incentivo a seguire la regola. Il concetto di equilibrio è utile perché ci permette di descrivere una situazione nella quale tutti gli individui hanno un incentivo a comportarsi in un certo modo (a seguire una regola per esempio). Un’istituzione effettiva dunque è un sistema di regole in equilibrio. Senza gli incentivi, le istituzioni non funzionano bene. Noi italiani dovremmo essere consapevoli di questo problema poiché abbiamo un sistema giuridico ipertrofico. Molte leggi sono slegate dagli incentivi reali delle persone (dai loro interessi) e per questo sono trasgredite continuamente. Questo crea incertezza, spesso inutilmente perché le leggi non sono essenziali. Meglio avere poche regole certe, che moltissime poco applicate.

 

4) Uno dei più recenti e promettenti approcci allo studio dei fenomeni economici è oggi costituito dall’economia sperimentale. Negli ultimi 50 anni molti studiosi vi si sono dedicati con entusiasmo e l’assegnazione del Nobel a Vernon Smith nel 2002 ha contribuito a popolarizzare il campo. Quali sono i risultati più rilevanti conseguiti dall’economia sperimentale? Quali i suoi obbiettivi legittimi e di contro i suoi limiti?

 

L’economia sperimentale ha aggiunto uno strumento importante alla ‘cassetta degli attrezzi’ degli economisti. Spesso essa viene anche associata alla critica dell’economia neoclassica, poiché grazie agli esperimenti gli economisti hanno identificato numerosi difetti della teoria della scelta razionale e hanno introdotto modelli più realistici dal punto di vista empirico. Ma credo che sia un punto di vista sbagliato: l’economia sperimentale è in primo luogo una metodologia, che ha permesso anche di confermare numerosi modelli neoclassici. La sfida più difficile che essa deve affrontare è la generalizzazione dei risultati sperimentali al di fuori del laboratorio, nel cosiddetto  ‘mondo reale’. Ma si tratta di un problema empirico, che peraltro devono affrontare le branche sperimentali di tutte le scienze, anche la fisica e la biologia.

 

5) Nel suo Filosofia dell’Economia parla della “metodologia di Chicago” riferendosi all’uso di modelli profondamente irrealistici giustificato da fini esclusivamente previsionali. Non è un mistero che questo atteggiamento metodologico sia tutt’ora molto diffuso nella disciplina economica. In che misura, a suo avviso, si è diffuso e radicato nelle altre scienze sociali?

 

Di nuovo, è bene chiarire che tutte le scienze utilizzano modelli idealizzati e sono disposte a sopportare un certo grado di irrealismo se i modelli sono utili per la previsione. La metodologia di Chicago si distingue piuttosto per la tesi - controversa - secondo la quale l’unica cosa che conta è la previsione. E’ controversa perché la capacità predittiva di un modello diventa un indice poco utile quando cambiano le sue condizioni di applicazione. Se vogliamo capire che cosa succede quando mutano alcuni parametri economici fondamentali, è importante lavorare con un modello realistico, che rappresenta le relazioni fra le principali variabili in modo accurato, piuttosto che con un modello evidentemente falso che per ragioni contingenti forniva previsioni corrette.

 

6) In un articolo del 2007, The Philosophy of Social Science: Metaphysical and Empirical, sostiene che quegli stessi strumenti impiegati col proposito di informare le scienze sociali di una base scientifica, come la teoria dei giochi evolutivi, sono essi stessi fondati su assunzioni metafisiche implicite, e ne auspica quindi la sostituzione con valutazioni empiricamente fondate. Quali progressi sono stati fatti in questa direzione fino ad oggi? Alla luce di quanto detto, quale ruolo dovremmo immaginare per la teoria dei giochi e la sua applicazione nelle scienze sociali?

 

La teoria dei giochi è uno strumento molto potente per rappresentare le interazioni fra gli esseri umani (e anche fra animali non umani, per la verità). L’identificazione degli equilibri, in particolare, è di primaria importanza. Ma la teoria stessa risulta molto meno utile quando vogliamo capire come gli individui ragionano e convergono su un dato equilibrio. Per questo la psicologia cognitiva e l’economia sperimentale hanno fatto fare passi da gigante a questa disciplina. In un futuro non lontano la teoria dei giochi comportamentale forse fornirà un quadro teorico unificato per tutte le scienze sociali, come ha sostenuto Herbert Gintis nel suo libro The Bounds of Reason.

 

Immagine: Blue and Yellow Graph on Stock Market Monitor. Crediti: Pexels.com, Creative Commons CC0 1.0 Universal Public Domain Dedication

 

Bibliografia

 

Gintis, H. (2009), The Bounds of Reason, Princeton: Princeton University Press

 

Guala, F. (2005), The Methodology of Experimental Economics, Cambridge: Cambridge University Press

 

Guala, F. (2006), Filosofia dell'economia: modelli, causalità, previsione, Bologna: Il Mulino

 

Guala, F. (2007), The Philosophy of Social Science: Metaphysical and Empirical, in Philosophy Compass 2 (6), pp. 954-980, John Wiley & Sons

 

Guala, F. (2016), Understanding Institutions: The Philosophy of Living Together, Princeton: Princeton University Press

 

 

 

 

 

 

 

       


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