14 febbraio 2020

Coronavirus: storia e risvolti di una crisi della nuova Cina

 Scenari internazionali

 

Dopo un 2019 caratterizzato dalle proteste pro-democratiche a Hong Kong e dallo scandalo sull’abuso dei diritti umani nello Xinjiang, l’epidemia di Coronavirus inaugura il Capodanno Cinese 2020. Con più di 44,000 contagi accertati e 1 100 morti solo in Cina, il virus è diventato un vero fenomeno mondiale con casi registrati in 24 paesi diversi.[1]

 

La genesi

 

Il 30 Dicembre 2019, un medico di Wuhan, città di 11 milioni di abitanti nella provincia dell’Hubei, ha avvertito le autorità locali della crescente presenza di pazienti con sintomi molto simili alla SARS,[2] la malattia epidemica che aveva attanagliato il dragone cinese nei primi anni 2000. Nonostante il Coronavirus fosse già stato individuato, la polizia ha arrestato il dottore con l’accusa di aver diffuso fake news rendendo nota la storia a uno dei principali quotidiani di stato.  Solo il 20 Gennaio 2020, mentre tutto il paese si preparava ai festeggiamenti del Capodanno lunare, l’emergenza è stata finalmente riconosciuta.

 

L’origine del virus è da attribuirsi ad un mercato di animali vivi di Wuhan. I virologi infatti sostengono che il Coronavirus, ufficialmente rinominato Covid-19 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sia apparso in origine tra i pipistrelli e sia stato poi trasmesso all’uomo tramite un altro animale. Il virus è caratterizzato da un’alta capacità di contagio ma, fortunatamente, un basso tasso di mortalità che si aggira intorno al 2,1%.

 

Lo sviluppo

 

Dal 20 Gennaio in poi, le misure precauzionali per contenere la trasmissione del virus si sono intensificate notevolmente: il cordone sanitario attorno a Wuhan è il primo indicatore dell’alta potenzialità di contagio del virus. Si sono aggiunte località limitrofe all’epicentro della pandemia alla lista di ‘città bloccate’ mentre l’OMS si è trattenuta dal dichiarare emergenza internazionale, dimostrando completa fiducia nella leadership cinese.

 

Tra il 20 e il 30 Gennaio la Cina è piombata in un clima da ‘apocalisse’: le celebrazioni per il Capodanno Lunare sono state interrotte, i principali siti turistici in tutto il paese sono stati chiusi, le vacanze sono state allungate per evitare immigrazioni di massa e lentamente sempre più locali e ristoranti hanno serrato i battenti. Anche la comunità internazionale si è allertata per via del riscontro dei primi casi all’estero e ha preso inizio una pericolosa ‘psicosi collettiva’ che ha dato origine a episodi di razzismo e discriminazione verso le comunità asiatiche presenti in tutto il mondo. Le città in isolamento e allerta continua come Wuhan sono diventate il simbolo della resistenza cinese contro il virus, uno sforzo collettivo che ha lasciato quasi 60 milioni di persone chiuse in casa. Progressivamente, simili provvedimenti sono stati adottati in tutto il paese.

 

L’emergenza internazionale

 

Il 30 Gennaio 2020 l’OMS ha dichiarato infine il Coronavirus come Public Health Emergency of International Concern (PHEIC), ovvero emergenza di sanità pubblica di portata internazionale: ciò ha permesso alla Cina di accedere ad aiuti internazionali per limitare il contagio del virus. Inoltre, grazie alla PHEIC, sono state fornite agli altri paesi raccomandazioni su come gestire le relazioni commerciali e turistiche con la Cina, promuovere la cooperazione internazionale sulla ricerca di un vaccino ed incentivare una corretta informazione sul tema. In Cina, a seguito dell’intervento dell’OMS, le misure preventive si sono intensificate: il movimento delle persone è stato ulteriormente limitato, i collegamenti tra le città sono stati soppressi, interi quartieri sono stati blindati.

Nel frattempo, gli aeroporti si sono svuotati, un numero crescente di linee aree ha interrotto le tratte verso tutte le mete cinesi e sempre più stati hanno dichiarato l’emergenza nazionale. L’Italia ha decretato per la prima volta nella sua storia l’attivazione dello stato di emergenza a seguito di una crisi sanitaria. Contemporaneamente, le rispettive rappresentanze diplomatiche hanno iniziato il rimpatrio dei propri concittadini rimasti bloccati dai cordoni sanitari istituiti a Wuhan e provincia. Hong Kong, formalmente parte della Cina, ha interrotto i collegamenti aerei con la madrepatria mentre il personale medico è entrato in sciopero per richiedere la chiusura delle frontiere cinesi.

 

Ad oggi

 

Mentre il numero di contagiati e morti aumenta a livello globale, la strategia del governo cinese resta incerta. Se, da una parte, le procedure di prevenzione sono state portate al livello massimo, dall’altra il Governo cinese dimostra la volontà di tornare all’normalità con il mercato finanziario già aperto da lunedì 3 Febbraio. Sempre a partire dalla stessa settimana, gli uffici pubblici hanno riaperto e dal 10 Febbraio sono stati seguiti da alcune multinazionali come ByteDance, proprietaria di TikTok, e Foxconn, la principale azienda manifatturiera per Apple.

 

Le scuole di tutti i gradi restano chiuse fino a data da stabilirsi con milioni di studenti cinesi e stranieri bloccati a casa, in attesa dell’inizio dei corsi online in sostituzione alle lezioni frontali. La Beijing Foreign Studies University, una delle più famose università cinesi di Pechino, ha annunciato che riaprirà agli studenti iscritti alla triennale a inizio maggio.

 

Terremoto politico in Cina…

 

Da quando il Coronavirus è diventato un’emergenza senza confini, la condotta del Partito Comunista Cinese è finita nel mirino di diversi media internazionali. L’accusa è di aver insabbiato la scoperta del virus e di aver successivamente arrestato il medico responsabile, la cui successiva morte per Coronavirus ha causato una forte (e rarissima) ondata di indignazione contro il governo sui social media cinesi. Da un lato questo episodio è l’ennesima dimostrazione dell’impegno del Partito Comunista Cinese (PCC) nell’arginare la circolazione di eventuali fake news ma dall’altro è anche la testimonianza della macchina propagandistica cinese che non può permettere alla notizia di un’altra epidemia di rovinare il 2020, un anno cruciale nella politica dell’ex impero celeste. Il 2020 infatti si propone come l’anno in cui la Cina dovrebbe finire di eradicare la povertà dal proprio paese, ad oggi un pilastro alla legittimità del PCC.  

 

Dal punto di vista economico, il Coronavirus ha già causato danni consistenti non solo all’economia cinese, che arranca nel primo trimestre dell’anno, ma in tutto il mondo. Tra i settori più colpiti c’è sicuramente il manifatturiero, su cui la Cina punta per mantenere alto il tasso di crescita economica e per portare il paese a compiere la quarta rivoluzione industriale con la strategia Made in China 2025. Nonostante ciò, la crisi che il Coronavirus ha innescato ha una dinamica molto più politica che economica: le perdite in borsa e i cali di produzione che la Repubblica Popolare sta affrontando al momento verranno risolti in fretta una volta sgominato il nemico infettivo, mentre la credibilità del Partito è messa a dura prova. Il presidente Xi Jinping sta tentando di rimediare facendosi vedere per le strade di Pechino, ma la sua assenza dalla scena pubblica si è fatta notare per diversi giorni.

 

… e in Italia

 

L’Italia è stato uno dei primi paesi europei ad aver dichiarato il Coronavirus emergenza nazionale. Introdurre però lo stop dei voli da e per la Cina non è stata una mossa priva di complicazioni per il governo Conte. In primis, dal punto di vista della prevenzione, le tratte aeree sospese includono solo voli diretti, lasciando quindi aperta la possibilità di spostarsi facendo scalo in una località terza. Si pone poi un grande problema diplomatico: la decisione rischia di minare lo speciale rapporto che Italia e Cina hanno coltivato nell’ultimo anno con la firma del Memorandum of Understanding (MoU) per la Belt and Road Initiative (BRI).

 

Il 2020 segna per di più il 50º anniversario dell’istituzione dei rapporti diplomatici tra Italia e Cina comunista, per celebrare il quale è stato lanciato l’Anno della Cultura e del Turismo Italia-Cina. A pochi giorni dall’annuncio ufficiale della diffusione del Coronavirus in Cina, a Roma veniva inaugurata l’iniziativa con il Presidente Mattarella che confermava la sua presenza alla cerimonia di chiusura a Pechino a Novembre 2020.

 

La Cina del XXI secolo

 

In conclusione, si può affermare che gli sforzi cinesi per contenere l’emergenza Coronavirus sono più che ammirevoli considerando la dimensione del paese, il terzo al mondo per estensione, e la sua popolazione, che conta 1.4 miliardi di persone. Pochi governi sarebbero riusciti a organizzare in così breve tempo tali controlli sanitari sui propri cittadini e mobilitare ingenti risorse sia umane che materiali, come nel caso della costruzione di ospedali in tempo record. Al contempo, la mancata trasparenza nei primi giorni dell’emergenza sanitaria ha minato la credibilità del Partito proprio nell’anno che dovrebbe mostrarne i grandi successi e contribuito all’isteria che trapela da tutte le principali fonti d’informazione, nonché dai mercati internazionali.

 

In breve, il modo in cui il gigante cinese affronta il Coronavirus rievoca problematiche già verificatesi durante la SARS ma, tra luci e ombre, rivela anche le caratteristiche di fondo della Cina del XXI secolo: un sistema complesso e ambizioso che si propone tout court come alternativa alle democrazie liberali. Solo una volta terminata l’emergenza si potrà tracciare un bilancio dell’azione del Partito e valutare i danni politici, economici e diplomatici che gettano un’ombra sul resto del 2020.

 

Immagine: Xi Jinping, BRICS summit 2015 (9 Luglio 2015). Crediti: President of the Russian Federation – Kremlin, Creative Commons Attribution 4.0 International.

 

[1] Dati aggiornati al 12/02/2020.

[2] Dall’inglese, Severe Acute Respiratory Syndrome.

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0