i classici italiani
Carlo Goldoni
Introduzione
Biografia
Voci Enciclopediche
Bibliografia
Luoghi e Cronologia

Carlo Goldoni, nei suoi Mémoires, ci lascia un’immagine di sé sorridente e pacata. Ma, dietro questa immagine bonaria, si nascondono in realtà un temperamento inquieto e malinconico e un uomo determinato e di saldi principi («Ero alla corte, ma non ero cortigiano», scrive nei Mémoires, III XII). Uomo pratico ed esperto, Goldoni non sottovalutava mai le esigenze di impresari, pubblico e attori, adattando di volta in volta i propri testi. Però, con garbata ironia e consapevole determinazione, Goldoni fu in grado di riformare il teatro, liberandolo dalle figure stereotipate (le maschere) della Commedia dell’Arte. Gli attori, infatti, erano soliti improvvisare le battute, facendosi guidare da un canovaccio e attingendo a un repertorio di motti e di espressioni comiche tradizionali. Goldoni si batteva invece per un teatro fondato su testi scritti per intero, che arginassero gli eccessi e le volgarità ai quali gli attori troppo spesso si lasciavano andare. La prima commedia che non lascia spazio a improvvisazione è La donna di garbo, del 1743. I suoi personaggi, e soprattutto le donne (La locandiera, La trilogia della villeggiatura), acquistano una fisionomia e una psicologia propria, individuale. Anche la lingua – spiega Stefano Tommassini  – diventa più duttile, popolare e mimetica. Molte commedie, poi, (come Il campiello o Le baruffe chiozzotte) sono composte in veneziano, che è, nelle parole dell’autore, «senza dubbio il più dolce e il più piacevole di tutti i dialetti d’Italia» (Mémoires, II 2). Goldoni mise in scena soprattutto l’universo borghese, che è «un rango civile non nobile e non ricco; poiché i nobili e ricchi sono autorizzati dal grado e dalla fortuna a fare qualche cosa di più degli altri. L’ambizione de’ piccioli vuol figurare coi grandi, e questo è il ridicolo ch’io ho cercato di porre in veduta, per correggerlo, se fia possibile» (prefazione Al Lettore della commedia Le smanie per la villeggiatura). Ma non vi è una denuncia del vecchio mondo né l’annuncio di uno nuovo: il commediografo veneziano sostituisce la maschere con personaggi veri che abbiano una qualche attinenza con la vita quotidiana, restituendo dignità letteraria anche a figure borghesi e popolari.

Goldóni, Carlo. - Commediografo (Venezia 1707 - Parigi 1793). Mostrò assai presto una viva inclinazione per il teatro, componendo verso i nove anni una commediola e prediligendo nelle sue letture gli autori comici. Nel 1719 seguì il padre, medico, a Perugia, ove studiò 3 anni nel collegio dei gesuiti. Poi il padre passò a Chioggia e lasciò Carlo a Rimini a studiare filosofia; ma il giovanetto tornò presto a casa al seguito di una compagnia di comici (1721). Nel 1723 fu messo a Pavia nel collegio Ghislieri per proseguire gli studî legali; ma nel terzo anno fu cacciato dal collegio per una satira contro le ragazze pavesi, Il colosso; si laureò solo nel 1731, a Padova, dopo aver occupato l'ufficio di coadiutore della Cancelleria criminale a Chioggia e a Feltre. In attesa di clienti, scrisse un almanacco satirico e un melodramma (Amalasunta, 1732), che poi bruciò. Dopo altre occupazioni e peregrinazioni in Lombardia e in Emilia, incontrò a Verona la compagnia veneziana del teatro di San Samuele, diretta da G. Imer, col quale tornò a Venezia, impegnandosi a scrivere per i teatri di proprietà del patrizio Michele Grimani. Del 1734 è il suo primo trionfo scenico, col dramma popolare Belisario, cui seguirono altre mediocri tragicommedie di soggetto popolare in endecasillabi, mentre nelle farse per musica che le accompagnavano, e in alcuni "intermezzi" da lui in quegli anni composti, cominciava a manifestarsi l'acutezza del suo spirito di osservazione. Nel 1736, trovandosi a Genova, s'innamorò di Nicoletta Connio, giovane figlia di un notaio, e la sposò: fu un matrimonio felice, anche se senza figli. Del 1738 è Mòmolo cortesan, di cui scrisse soltanto la parte del protagonista: era il primo passo verso quella riforma del teatro, che egli vagheggiava, e che tendeva a sostituire commedie "di carattere" e di ambiente ai canovacci, spesso solo buffoneschi, della decaduta commedia dell'arte. Dal 1741 al 1743 ebbe anche l'incarico di console della repubblica di Genova a Venezia, ch'egli disimpegnò con molta cura, ma che lo ingolfò in molte noie e spese, senza alcun compenso. Al 1743 appartengono il dramma giocoso La contessina, una pungente rappresentazione dell'albagia di certa nobiltà, e La donna di garbo, la prima commedia che scrisse interamente, nella quale, se vivi ancora sono gli artifici della commedia dell'arte, la figura della protagonista ha già una certa umana vitalità. Afflitto da debiti e ingannato nella buona fede, fu costretto nello stesso anno a lasciare Venezia e ad andar vagando qua e là, finché, accolto festosamente a Pisa, dove fu fatto pastore d'Arcadia col nome di Polisseno Fegeio, s'indusse a esercitarvi dal 1745 al 1748 la professione di avvocato: anni felici che più tardi rimpianse. Ma di quegli anni è anche la celebre commedia Il servitore di due padroni, scritta per il famoso Truffaldino, G. A. Sacco. Nel 1748 non seppe resistere agli inviti del capocomico G. Medebach, o, per dir meglio, alla sua vocazione; tornato a Venezia, si diede tutto al teatro. Il 26 dic. di quello stesso anno cominciava, al teatro Sant'Angelo, la serie dei suoi trionfi con La vedova scaltra; cui seguirono, tra il 1748 e il 1753, alcune delle sue più note e felici commedie (Il cavaliere e la dama, La famiglia dell'antiquario, Le femmine puntigliose, La bottega del caffè, Il bugiardo, I pettegolezzi delle donne, La moglie saggia, Le donne gelose, Le donne curiose, La serva amorosa, La locandiera). Al 1750 risale la ben nota promessa, poi mantenuta, di scrivere in un anno sedici commedie nuove. Nel 1753, separatosi da Medebach, firmò un nuovo contratto con A. Vendramin, proprietario del teatro di San Luca. Medebach, divenutogli apertamente nemico, assunse per il Sant'Angelo l'abate P. Chiari, che fin dal 1749 faceva rappresentare, con successo, al teatro San Samuele, drammi raffazzonati da romanzi francesi e inglesi, e commedie veneziane che rubacchiava a G. col pretesto di correggerle. Si formarono allora due partiti teatrali, dei chiaristi e dei goldonisti; e G., per accontentare il pubblico, fu costretto per qualche tempo, con sua grande amarezza, a ricercare continue e bizzarre novità, nelle commedie storiche e in quelle orientali (Terenzio, Torquato Tasso, Il filosofo inglese, Il medico olandese, La dalmatina, La bella selvaggia, La peruviana, La sposa persiana, ecc.: quest'ultima specialmente applaudita); ma ogni carnevale G. portava sul palcoscenico una commedia veneziana. E in quel mondo pittoresco dei gondolieri, delle lavandaie, dei "paroni di tartana", delle "massère" (serve di casa), delle rivendugliole, delle "rampignone" (donne che risparmiano), dei merciai, si dispiega sovrana l'arte di G.: ricordiamo alcune mirabili scene delle Massere, delle Donne de casa soa e del Campiello. Ormai la gloria di G. era assicurata: le edizioni delle sue commedie si esaurivano rapidamente; si cominciava a tradurlo e recitarlo anche all'estero; riconoscimenti gli venivano da principi e letterati italiani. Ma non erano cessate per lui le lotte e le amarezze. Nel 1757 C. Gozzi, e per estrosità di carattere e per amore del passato, sorse contro Chiari e G. con l'almanacco satirico La tartana degl'influssi per l'anno bisestile 1756, accusandoli di essere cattivi scrittori e autori di testi immorali. Nel nov. del 1758, su invito dell'impresario del teatro di Tordinona, G. si recò a Roma; ma dopo 7 mesi tornò deluso in patria. E qui tra la fine del 1759 e il febbraio del 1762, malgrado la lotta dei suoi nemici, con inesauribile ricchezza di vena continuò a creare altre commedie famose e alcuni capolavori (Gl'innamorati, I rusteghi, Un curioso accidente, la trilogia della Villeggiatura, La casa nuova, Sior Tòdero brontolon, Le baruffe chiozzotte). Decise di lasciare Venezia nell'aprile del 1762 per Parigi, dove era stato chiamato per sollevare con nuove produzioni le sorti del teatro della Comédie-Italienne, che andava decadendo. Ma anche lì dovette lottare con i comici che non volevano imparare le commedie scritte e col pubblico affezionato al gioco buffonesco delle maschere, onde fu costretto a scrivere per lo più degli scenarî. Liberatosi da questo impegno, G. ottenne l'incarico di insegnante di lingua italiana della figlia di Luigi XV, e poi delle sorelle di Luigi XVI. Ne ricavò una modesta pensione. Nel 1771 fece recitare alla Comédie-Française Le bourru bienfaisant, ch'ebbe notevolissimo successo. Ma soffriva di varî acciacchi, era quasi cieco, e la pensione appena gli bastava. E anche questa gli fu tolta nel 1792; ammalatosi, morì nella miseria. Solo il giorno dopo la sua morte un decreto della Convenzione, su proposta di J.-M. Chénier, gli restituiva, troppo tardi, la pensione. Le sue ossa andarono disperse. ▭ Nell'opera riformatrice di G. riconosciamo la presenza di una gioconda fantasia e di un sicuro istinto teatrale, ma nella sua arte si riflettono gli echi della profonda crisi che travaglia la civiltà settecentesca, sia che egli metta in scena le consuetudini e i contrasti delle diverse classi sociali, sia che tragga ispirazione dalla vita della sua Venezia e dai costumi del suo popolo laborioso e "civil", ma anche amante delle burle e dei divertimenti. Scrisse più di 200 tra commedie, tragedie, tragicommedie, intermezzi, melodrammi (musicati da Galuppi, Piccinni, Paisiello, Mozart, Haydn, Sacchini, ecc.), ma la sua gloria è legata solo alle commedie. Importanti però sono anche i suoi Mémoires, che cominciò a scrivere nel 1784 e compì e pubblicò nel 1787, uno dei più piacevoli libri del sec. 18°. ▭ La personalità e l'ambiente di G. attorno al 1749-50 furono abilmente rievocati da P. Ferrari nella commedia, divenuta presto popolare, G. e le sue sedici commedie nuove (1852).
Termine Fonte
Goldoni, Carlo Enciclopedie on line
Rivoluzione francese Enciclopedie on line
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Dialetto Enciclopedie on line
Venezia Enciclopedie on line
Chiari, Pietro Enciclopedie on line
Gozzi, Carlo Enciclopedie on line
Tasso, Torquato Enciclopedie on line
Galuppi, Baldassarre Enciclopedie on line
Salieri, Antonio Enciclopedie on line
Shakespeare, William Enciclopedie on line
Mozart, Wolfgang Amadeus Enciclopedie on line
Haydn, Franz Joseph Enciclopedie on line
De Filippo, Eduardo Enciclopedie on line
Autore Titolo Edizione
Alberti, Carmelo Goldoni Salerno, Roma, 2004
Alonge, Roberto Goldoni il libertino. Eros, violenza, morte Laterza, Roma-Bari, 2010
Angelini, Franca Vita di Goldoni Laterza, Bari, 1993
Bellini, Giovanna – Mazzoni, Giovanni Goldoni e la commedia Laterza, Roma-Bari, 1996
Binni, Walter Settecento maggiore. Goldoni, Parini, Alfieri Garzanti, Milano, 1978
Caccia, Ettore Carattere e caratteri nella commedia del Goldoni Olschki, Firenze, 1967
Carlo Goldoni 1793-1993. Regione del Veneto, Venezia, 1995
Cavallini, Giorgio La dimensione civile e sociale del quotidiano nel teatro comico di Carlo Goldoni Bulzoni, Roma, 1986
Crotti, Ilaria Libro, mondo, teatro. Saggi goldoniani Marsilio, Venezia, 2000
De Michelis, Cesare Goldoni nostro contemporaneo Marsilio, Venezia, 2008
De Troja, Elisabetta Goldoni, la scrittura, le forme Bulzoni, Roma, 1997
Ferrone, Siro La vita e il teatro di Carlo Goldoni Marsilio, Venezia, 2011
Fido, Franco L’avvocato di buon gusto. Nuovi studi goldoniani Longo, Ravenna, 2008
Fido, Franco Le inquietudini di Goldoni. Saggi e letture Costa & Nolan, Genova, 1995
Fido, Franco Nuova guida a Goldoni. Teatro e societa nel Settecento Einaudi, Torino, 2000
Fido, Franco Per una lettura storica delle commedie goldoniane Messina-Firenze, D’Anna, 1957
Goldoni in Francia Accademia Nazionale dei Lincei, Roma, 1972
I Luoghi di Goldoni
> Francia
> Italia
Cronologia
1707
Nascita, 25 febbraio
Nasce a Venezia, da famiglia borghese.
1719-1720
Formazione
Studia prima a Perugia dai Gesuiti e poi a Rimini dai domenicani. Da qui fuggirà verso Chioggia insieme a una compagnia di comici.
1721
Venezia
Torna a Venezia, svolge il praticantato presso uno studio legale.
1723-1725
Studi a Pavia
Studia Giurisprudenza al Collegio Ghilisieri di Pavia, ma viene espulso a causa di una satira scritta contro le ragazze della città.
1731
Laurea
Si laurea in Giurisprudenza a Padova e inizia a lavorare a Venezia.
1734
I primi testi
Scrive testi per il teatro San Samuele di Venezia.
1736
Il matrimonio
A Genova incontra e sposa Nicoletta Connio.
1738
La prima commedia
Viene recitato il Momolo cortesan al teatro San Samuele.
1743
La donna di garbo
Compone La donna di garbo, prima commedia con copione steso per intero. Lascia venezia per problemi economici.
1745
Avvocato
Giunge a Pisa, dove svolge il mestiere di avvocato. Compone Il servitore di due padroni.
1746-1747
Il teatro Sant'Angelo
Il capocomico Girolamo Madebach, incontrato nel 1745, gli propone un contratto al teatro Sant'Angelo di Venezia, dove resterà per 5 anni.
1750
Le 16 commedie
Scrive 16 commedie in un anno, tra cui Il teatro comico, Il bugiardo e La bottega del caffè.
1754
La locandiera
Viene rappresentata La locandiera.
1753
Il teatro San Luca
Firma un contratto con il teatro San Luca, dove rimane per 9 anni.
1760-1762
Alcuni capolavori
Nel 1761 vienen rappresentata la trilogia della villeggiatura; nel 1762 I rusteghi, Le baruffe chiozzotte e Una delle ultime sere di carnevale.
1762
A Parigi
Invitato dalla Comédie Italienne, giunge a Parigi con la moglie e il nipote. Qui scriverà Il ventaglio.
1764-1769
Maestro di italiano
Viene assunto alla corte di Versailles come maestro di italiano delle principesse.
1769
Gli ultimi anni
Di nuovo a Parigi, torna a dedicarsi al teatro e frequenta la cerchia degli illuministi.
1784
I Mémoires
Incomincia a scrivere in francese i suoi Mémoires, che saranno pubblicati nel 1787.
1789
La Rivoluzione Francese
Gli stravolgimenti della società parigina coinvolgono anche Goldoni, a cui è tolta la pensione annua donatagli dal re.
1793
Morte, 6 febbraio
Malato e povero, muore nella sua casa all'età di 85 anni.
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