i classici italiani
Giuseppe Ungaretti
Introduzione
Biografia
Voci Enciclopediche
Bibliografia
Luoghi e Cronologia

Ungaretti fu poeta dalla doppia anima: quella rivoluzionaria e quella classicistica. La prima, legata agli esordi e allʼincontro negli anni ʻ10 con le avanguardie, produsse le raccolte Il porto sepolto (1916) e Lʼallegria di naufragi (1919). Della seconda invece, legata alla crisi delle avanguardie e al successivo ritorno allʼordine dopo il 1920, saranno conseguenza il Sentimento del tempo (1933) e le ultime raccolte: Il dolore (1947), La terra promessa (1950), Un grido e paesaggi (1952) e Il taccuino del vecchio (1960). Il culto per la parola, la fiducia nel potere della poesia di rivelare la verità e aprire le porte dellʼassoluto rendono possibile nella scrittura di Ungaretti la coesistenza della ricerca di armonia e equilibrio con il quotidiano, e lʼopposta tensione alla fuga, alla trasgressione dei limiti imposti dal tempo.

"Il poeta della memoria, anzi di materia e memoria". Così Carlo Ossola definisce Ungaretti, pensando al tragitto mai scontato e banale tracciato dalla sua arte. La poesia infatti è "meraviglia di un delirante fermento"; fermento che nasce dallʼincontro tra "lʼaltro rispetto al quotidiano" e dunque la rottura col tempo presente, e la "materia" dellʼoggi, che è appunto la sostanza del tempo presente.

Doppia anima che si riflette anche nella prospettiva, nella vasta eco con cui la sua opera raggiunse i più disparati angoli dei continenti. Egli, in quanto inesausto e prezioso traduttore, fu inevitabilmente anche poeta dallʼorizzonte transnazionale: italiano, mediterraneo e poeta dʼOriente insieme. Predrag Matvejevic (sezione audio e video) pone lʼaccento proprio sulla sua opera di traduttore, nonché sul grande affetto che il poeta dimostrò per la Croazia in La Croazia segreta. Infine, come poeta di guerra, Ungaretti seppe farsi cantore di uno spaesamento e di un dolore universali.

In tutta la sua opera Ungaretti testimonia di una sfida alla crisi della parola, adoperandosi in una ricerca che per guardare avanti volge lo sguardo indietro nel tempo. La sua poesia cresce "togliendo", risalendo allʼessenziale attraverso sottrazione e negazione. Egli giunge così a perlustrare gli abissi. Allora, da qui, ecco riemergere dallʼoblio lampi e fulmini del ricordo della parola originaria.

Ungarétti, Giuseppe. - Poeta italiano, nasce ad Alessandria d'Egitto, l'8 febbraio 1888, da genitori lucchesi, colà emigrati, perché il padre Antonio lavorava come sterratore al canale di Suez. Frequenta l'École Suisse Jacot e si forma sui classici francesi: Baudelaire e Mallarmé soprattutto. Stringe amicizia con Enrico Pea e i fratelli Thuile; con Kavàfis e Zervos (il gruppo di "Grammata"). Nel 1912 U. migra a Parigi, si iscrive alla Sorbona (tesina su Maurice de Guérin con Strowski; segue i corsi di Bergson al Collège de France). Si lega ai futuristi italiani a Parigi - le sue prime poesie appariranno nel 1915 su Lacerba - ma anche ad Apollinaire, Paul Fort, Léger. Nel 1914 rientra in Italia e si arruola come volontario, soldato semplice, sul Carso. Nasce Il Porto Sepolto, stampato a Udine nel 1916. Finita la guerra, pubblica, per impulso di Papini, Allegria di naufragi, presso Vallecchi, 1919. Sposa Jeanne Dupoix, 1920. Si trasferisce a Roma nel 1921, una Roma barocca e cattolica, che fa da sfondo al Sentimento del Tempo, 1933. Nel 1936 si stabilisce a San Paolo del Brasile, ove gli è stata offerta la cattedra di Lingua e letteratura italiana presso l'università. Nel 1937 muore il fratello, nel 1939 il figlio Antonietto; nel 1942 rientra in Italia, ove è nominato "per chiara fama" titolare della prima cattedra di Letteratura italiana contemporanea presso l'università di Roma. Dai lutti privati e collettivi nasce l'esperienza del Dolore, 1947. Dalla vicenda di barbarie della seconda guerra mondiale sorge più alta l'esigenza di raccogliere, nella meditazione dei classici, la memoria della dignità e della tragedia di essere uomini: saranno le mirabili traduzioni dei 40 Sonetti di Shakespeare, delle Visioni di Blake, della Fedra di Racine, delle poesie di Gongora e Mallarmé, dell'Eneide e delle "Favole indie della genesi". Potrà così compiersi il viaggio e l'ultima 'mira': La Terra Promessa, 1950 e Il Taccuino del vecchio, 1960; rielabora poi, 'a lume di fantasia', le prose d'arte e di viaggio: Il Deserto e dopo, 1961. Raffinato esercizio di autoesegesi e di poetica sono le quattro lezioni, tenute nel 1964 alla Columbia University, New York, sulla Canzone. Muore a Milano nella notte fra il 1° e il 2 giugno 1970, già accolti, a Capodanno, "Gli scabri messi emersi dall'abisso", in una poesia che sempre "torna presente pietà" (L'impietrito e il velluto). L'opera di U. è oggi riunita nei volumi Vita d'un uomo. Tutte le poesie (a cura di L. Piccioni, 1969); Vita d'un uomo. Saggi e interventi (a cura di M. Diacono e L. Rebay, 1974); Vita d'un uomo. Viaggi e lezioni (a cura di P. Montefoschi, 2004). Alla conoscenza del laboratorio giovanile ungarettiano ha contribuito il vol. di Poesie e prose liriche. 1915-1920 (a cura di C. Maggi Romano e M. A. Terzoli, 1989), autografi ritrovati, con le lettere, tra le carte di Papini. In ed. crit. sono apparsi: L'allegria (a cura di C. Maggi Romano, 1982) e Sentimento del tempo (a cura della stessa e di R. Angelica, 1988).
"Amo le mie ore di allucinazione [...]. Anche le mie ore di randagio, d'immaginario perseguitato in esodo verso una terra promessa" (G. Ungaretti, lettera a G. Papini del 25 luglio 1916 dalla zona di guerra). Introdurre al Porto Sepolto (1916) con una citazione che presenta il nomade già in viaggio, in esodo, verso una Terra promessa, significa proporre la visione non già di un incipit, ma di un'origine, sempre ricercata e sempre più lontana; attestare non tanto un''opera prima', ma il nucleo generatore più fecondo dei grandi miti ungarettiani di "riconoscimento" e di "quête" sino - appunto - alla Terra Promessa.
Così, al compimento del proprio percorso di poetica Ungaretti raggiungerà - poeta europeo - i modelli che l'avevano accompagnato, sin dalla Jeune Parque, 1917, di Paul Valéry o dalla Waste Land, 1922, di Eliot ove già si figura nel "drowned Phoenician Sailor" il "Piloto vinto d'un disperso emblema" del Recitativo di Palinuro. E, più ancora, affiora la recente esperienza dei Four Quartets, 1936-42, ove "Moves perpetually in its stillness", - perpetuamente muove nella sua quiete - il desiderio di forma: "effimero / Eterno freme in vele d'un indugio" (Cori [...] di Didone, VIII).
Come nel suo Petrarca, il Triumphus Eternitatis sarà assorbito dal buio nella notte dell'ossimoro: "Mi fanno più non essere che notte, / Nell'urlo muto, notte" (Ultimi Cori per la Terra Promessa, 12; dal Taccuino del Vecchio, 1960), nell'afono vuoto: "Che, dal fondo di notti di memoria, / Recuperate, in vuoto / S'isoleranno presto, / Sole sanguineranno" (ivi, 12). La poesia dell'ultimo Ungaretti si colloca accanto alle voci più nude della desolazione, come quella di Celan, che tradurrà mirabilmente La Terra Promessa (Das verheissene Land) e il Taccuino del Vecchio (Das Merkbuch des Alten). Anche quando non rimanga che "dondolo del vuoto" (L'impietrito e il velluto, 1970), deserto e Lösspuppen, crisalidi di Loess e "impalpabile dito di macigno", pure, per memoria di forma, il ritorno è, sempre, istante possibile: "Petrarca / ist wieder / in Sicht" (Celan), "Fulmineo torna presente pietà" (L'impietrito e il velluto, clausola), nell'eterno bagliore / abbaglio di illuminazione e miraggio: "Incontro al lampo dei miraggi / Nell'intimo e nei gesti, il vivo / Tendersi sembra sempre" (Monologhetto). L'eterno Ist wieder: è di ritorno, nuovamente, nostra unica eternità, memoria di poesia che rinnova ricreando, unico e solo "diritto di ritorno" - "zurück - und zurückreicht" - che sempre ci resta:

E nel silenzio restituendo va,
A gesti tuoi terreni
Talmente amati che immortali parvero,
Luce.
(Ungaretti, Segreto del poeta).

Und in der Stille
deinen Erden-Gesten
- so sehr geliebt, daß sie mir
[unsterblich schienen -
zurück - und zurückreicht:
Licht.
(Celan, Dichters Geheimnis).

Carlo Maria Ossola
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Autore Titolo Edizione
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Anceschi, Luciano, Ungaretti e la critica, Roma, De Luca, 1958.
Andreano, Lucia, Dalla luce all'oblio. Suggestioni petrarchesche nella poesia di Giuseppe Ungaretti, Firenze, Atheneum, 1994.
Atti del Convegno internazionale su Giuseppe Ungaretti (Urbino, 3-6 ottobre 1979), a cura di Carlo Bo, Urbino, Quattroventi, 1981.
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Bellini, Giovanna - Mazzoni, Giovanni, Ungaretti e la poesia del primo Novecento, Roma - Bari, Laterza, 1996.
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Ungaretti. Giuseppe Vita d'un uomo. Viaggi e lezioni, Milano, Mondadori, 2001.
Ungaretti e i classici. Atti del Convegno tenuto ad Ancona nel 1989, a cura di Marta Bruscia, Roma, Studium, 1993.
Ungaretti e il barocco. Testi e problemi. Atti del seminario internazionale di studi Fondazione La Sapienza - Giuseppe Ungaretti (Roma 28 maggio 1999), a cura di Alexandra Zingone, Firenze, Passigli, 2003.
Ungaretti e la cultura romana. Atti del Convegno (Università degli studi di Roma La sapienza, Facolta di lettere e filosofia 13 e 14 novembre 1980), a cura di Rosita Tordi, Roma, Bulzoni, 1983.
Valentini, Alvar, Semantica dei poeti. Ungaretti e Montale, Roma, Bulzoni, 1970
Vergelli, Anna Un uomo di prim'ordine: Giuseppe Ungaretti. Documenti e altra corrispondenza inedita, Roma, Bulzoni, 1990.
Zingone, Alexandra Giuseppe Ungaretti (1880-1970). Atti del Convegno internazionale tenuto a Roma nel 1989, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1995.
I Luoghi di Ungaretti
> Brasile
> Cecoslovacchia
> Corsica
> Egitto
> Francia
> Italia
> Olanda
> Spagna
> Svizzera
Cronologia
1888
nascita, 10 febbraio
Nasce a Alessandria d'Egitto. Gli Ungaretti abitavano nel quartiere periferico di Moharrem Bey e vi avevano aperto un forno di pane.
1906
Enrico Pea
Conosce e frequenta Enrico Pea, anche lui emigrato a Alessandria. La sua casa, detta “baracca rossa", oltre ad essere il suo magazzino per il commercio di marmi, è luogo di ritrovo per sovversivi e dissidenti.
1906
Scrivi i primi versi e guadagna qualche soldo tenendo la corrispondenza francese per conto di un commerciante, un certo Seeger.
1912
Partenza dall'Egitto
In autunno lascia l'Egitto e parte per Parigi. Nella capitale francese frequenta i corsi di Bergson e altri illustri docenti al Collège de France e alla Sorbona.
1912
Parigi
Entra in contatto con Apollinaire. Conosce Picasso, Braque, Léger, De Chirico, Modigliani...
1913
Suicidio di Sceab
L'amico Mohammed Sceab si suicida.
1914
Lacerba
Conosce, in occasione della mostra futurista a Parigi, Soffici, Palazzeschi e Papini, che lo invitano a collaborare a "Lacerba". Diventa amico di Carlo Carrà.
1915
Prima Guerra Mondiale
Scoppia la guerra ed è mandato a combattere sul Carso.
1916
Il porto sepolto
Esce a Udine il primo libro di poesie: "Il porto sepolto".
1918
Fine della guerra
In primavera il suo reggimento è trasferito sul fronte della Champagne. Alla fine della guerra si stabilisce a Parigi.
1919
Allegria di naufragi
È corrispondente da Parigi per "Il Popolo d'Italia". Esce a Firenze "Allegria di naufragi" per l'editore Vallecchi.
1920
Sposa Jeanne Dupoix
Sposa Jeanne Dupoix. Lavora presso l'ufficio stampa dell'Ambasciata d'Italia a Parigi.
1921
Roma
Si trasferisce a Roma. Trova lavoro presso l'ufficio stampa del Ministero degli Esteri, per cui stampa il resoconto degli estratti dei più importanti giornali stranieri.
1925
Nasce Ninon, 17 febbraio
Nasce la figlia Anna Maria, detta Ninon.
1930
Nasce Antonietto, 9 febbraio
Nasce il figlio Antonietto.
1932
Premio del Gondoliere
Riceve a Venezia il primo riconoscimento pubblico per la sua poesia: il Premio del Gondoliere.
1933
Il Sentimento del tempo
Esce a Firenze presso Vallecchi e a Roma presso Novissima, il "Sentimento del tempo".
1936
Traduzioni
Pubblica presso Novissima un volumetto di traduzioni (da Gòngora, Blake, Perse, Essenin...)
1936
San Paolo
Si stabilisce con la famiglia in Brasile, a San Paolo, dove comincia a insegnare Lingua e Letteratura Italiana presso l'Università.
1939
Morte di Antonietto
A causa di un'appendicite mal curata muore il figlio Antonietto. È una vera e propria tragedia che sconvolge la vita e l'animo del poeta.
1942
Ritorno in Italia
Per «chiara fama» diventa professore di Letteratura italiana all'Università di Roma.
1942
Vita d'un uomo
Mondadori pubblica la raccolta di tutte le sue opere: "Vita d'un uomo".
1947
Il dolore
Esce il dolore, frutto dell'angoscia successiva alla morte del figlio.
1948
Traduzioni
Esce il volume di traduzioni "Da Gòngora a Mallarmé".
1949
Il povero nella città
Pubblica la sua prima raccolta di prose: "Il povero nella città". Riceve il Premio Roma per la poesia.
1950
La terra promessa
Esce "La terra promessa" a cura di Leone Piccioni. Traduce anche "Fedra" di Racine.
1952
Un grido e paesaggi
Presso Schwarz esce "Un grido e paesaggi" nell'edizione di lusso illustrata da Giorgio Morandi.
1958
Morte della moglie
Muore la moglie Jeanne.
1960
Il taccuino del vecchio
Esce "Il taccuino del vecchio".
1961
Il deserto e dopo
Pubblica "Il deserto e dopo", con gli scritti di viaggio usciti nella "Gazzetta del Popolo".
1968
80 anni
Per gli 80 anni il Governo Italiano gli trubuta solenni onoranze in Campidoglio.
1969
Odissea
Partecipa alla leggendaria versione televisiva dell' "Odissea" di Franco Rossi e Mario Bava. Introduce le puntate e legge alcuni versi tratti dalla sua traduzione di Omero. Guadagna in questo modo notorietà "nazionale" e successo di massa, altrimenti impensabili.
1969
Innocence et Mémoire
Philippe Jaccottet traduce i suoi saggi e scritti di estetica, che usciranno presso l'editore Gallimard con il titolo: "Innocence et Mémoire".
1970
Morte, 2 giugno
Scrive l'ultima poesia "L'impietrito e il velluto". Dopo una debilitante bronchite muore a Milano dove si era recato per controlli medici. I funerali si svolgono a Roma nella Chiesa di San Lorenzo fuori le Mura.
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