i classici italiani
Ludovico Ariosto
Introduzione
Biografia
Voci Enciclopediche
Bibliografia
Luoghi e Cronologia

Nel 1933 Antonio Baldini pubblica il saggio Ludovico della tranquillità. Un titolo provocatorio che contraddice il dinamismo e lo slancio di leggerezza e rapidità delle ottave dell’Orlando furioso. Il Furioso, osserva Corrado Bologna (sezione audio e video), è un labirintico palazzo delle meraviglie in cui sempre ci si perde e sempre ci si ritrova scritto e strutturato come un sogno: le immagini e le parole si collegano, il tempo e lo spazio hanno valore relativo. I cavalieri errano dall’Occidente all’ Oriente, fino alla luna, seguendo l’oggetto del desiderio, la bellissima e imprendibile Angelica, principessa del Catai. E il desiderio è certo il grande motore dell’opera.

Ariosto, come un tessitore, intreccia di continuo le storie che prendono vita in questo «poema del movimento» (Italo Calvino). E la tecnica della digressione messa a punto nel Furioso avrà un’enorme fortuna, a partire da Cervantes. Se Manzoni, poi, tenterà di eliminare tali divagazioni, ancora Gadda seguirà il modello ariostesco. Nel 1969, invece, Luca Ronconi ed Edoardo Sanguineti hanno fornito un’efficace rappresentazione dell’Orlando furioso trasformandolo in uno spettacolo teatrale per le piazze: gli attori si mescolavano agli spettatori e si incontravano in modo apparentemente fortuito, riproducendo così la freschezza, la varietà e la labirintica imprevedibilità del poema (sezione video).

Eppure la molteplicità dei sentimenti umani rappresentati nel Furioso non crea l’impressione di disordine: lo sguardo sereno e distaccato di Ariosto, nato da un giudizio saldo sulla realtà, gli permette di abbracciare la complessità del mondo e di ricondurla a unità. Ma forse Antonio Baldini aveva colto nel segno: l’uomo Ariosto non ha bisogno di andare lontano, di salire sulla luna; la sua è una vita sedentaria, trascorsa quasi interamente a Ferrara: la casa, la famiglia, gli amici.

Anche dalle Satire emerge, con un sorriso insieme esperto e disincantato, tale moralità delicata e calata nel quotidiano (come spiega padre Giovanni Pozzi nella sezione audio). Ariosto riesce a rimanere distaccato dagli intrighi di corte, dalla ricerca di ricchezza e onori: egli sa che la grandezza materiale tanto ambita dai contemporanei non lo può rendere felice. L’equilibrio morale trova espressione nelle ottave del poema, dove ogni elemento (ritmico, stilistico, tematico, ecc.) contribuisce alla creazione di un’architettura ordinata e proporzionata, alla realizzazione di un ideale armonico (come hanno mostrato Benedetto Croce e Gianfranco Contini).

Ariòsto, Ludovico. - Poeta (Reggio nell'Emilia 1474 - Ferrara 1533), figlio di Niccolò e Daria Malaguzzi Valeri. È il maggiore poeta italiano dell'epica cavalleresca. Nel 1516 uscì la prima edizione dell'Orlando furioso, poema in ottave di grande e immediato successo; presentato come continuazione dell'Orlando innamorato di M.M. Boiardo, era composto da 40 canti che nell'edizione del 1532 sarebbero diventati 46. Durante la stesura del suo capolavoro, A. scrisse anche le Satire (scritte fra il 1517 e il 1524 e pubblicate postume nel 1534) e alcune commedie. La caratteristica principale dell'Orlando furioso, prima opera di un autore non toscano nella quale viene usato il toscano come lingua letteraria nazionale, è una trama ricca di colpi di scena, nella quale le vicende principali si diramano in episodi secondari
Vita e opere. Preferì lo studio delle lettere a quello delle leggi, cui il padre voleva avviarlo e tra il 1495 e il 1500 trascorse gli anni suoi più felici tra i cari studi, gli amori, gli amici. Nel 1500 morì il padre, lasciando discreta eredità, ma dieci figli; sicché toccò a Ludovico, primogenito, assumersi le cure della famiglia. Nel 1502 era capitano della rocca di Canossa, l'anno dopo entrò al servizio del cardinale Ippolito d'Este. Partecipò ad azioni di guerra e diplomatiche (1508-12); nel 1513 incontrò, a Firenze, Alessandra Benucci, moglie di Tito Strozzi, e per lei concepì un amore che durò fino alla morte: rimasta vedova, egli ne fece la sua compagna e più tardi la moglie, ma segretamente, per non perdere i benefici ecclesiastici di cui godeva. I suoi rapporti col cardinale erano quelli del dipendente che ubbidisce e borbotta: quell'esser continuamente in moto, quell'esser fatto "di poeta, cavallaro" non poteva piacergli, tanto più quando la pubblicazione dell'Orlando furioso (1516) lo autorizzava a sperare un tenor di vita più quieto e consono al suo genio. Nel 1517 si rifiutò di seguire il cardinale, nominato vescovo di Buda, in Ungheria e dovette lasciarne il servizio. Nel 1518 passò alla corte di Alfonso I d'Este duca di Ferrara, e ne fu contento, perché il nuovo ufficio lo costringeva di rado ad allontanarsi da Ferrara. Ma nel 1522, tornata la Garfagnana in possesso del duca, questi lo mandò a governarla; impresa difficile per la rozzezza degli abitanti e le fazioni e i banditi che funestavano il paese. Tuttavia fece del suo meglio per mettervi ordine e sicurezza. Dopo tre anni tornò a Ferrara e non ebbe altre molestie: si costruì una casa in contrada Mirasole, sulla quale fece iscrivere il distico: Parva sed apta mihi sed nulli obnoxia, sed non Sordida, parta meo sed tamen aere domus; quivi passò il resto della vita, felice dell'affetto della Benucci e del figlio Virginio, che aveva avuto da altra donna.
Tra le opere minori dell'A. particolare importanza hanno le sette già citateSatire, in terza rima, dedicate a parenti e ad amici; tengono insieme del sermone e dell'epistola oraziana, con una scioltezza e coerenza di stile che ne fanno cosa tutta ariostesca: un A. intento a una favola minuta, esatta e personale che è quasi il rovescio della grande favola, spaziosa e lontana, che è il Furioso. Le commedie (Cassaria, 1508; Suppositi 1509; Negromante, 1520; Lena, 1528; I studenti, rimasta interrotta e finita dal fratello Gabriele e dal figlio Virginio che l'intitolarono La Scolastica) non presentano eccezionali pregi letterari ma sono ben altro che una pedissequa imitazione di Plauto e di Terenzio, da cui non sono ripresi, in fondo, che i puri schemi formali; minore importanza hanno le poesie latine (oltre una settantina), di metri e argomenti vari, che attestano gli amorosi studi giovanili dell'A. sui classici: Catullo, Virgilio, Ovidio, Orazio; e le Rime (prima raccolta 1545), quasi tutte liriche d'amore con accenti a volte liberi e toccanti che hanno per modello il Petrarca, per quanto anche qui - specie nelle elegie in terza rima - sia sensibile l'influsso dei poeti latini. Ma già intorno al 1505 - lasciato in tronco un poema in terza rima su Obizzo d'Este (ne avanza un frammento di 211 versi) - l'A. si era accinto alla composizione dell'Orlando furioso (1a ed. 1516; 2a 1521, ambedue in 40 canti; 3a 1532, in 46 canti; ma forse pensava di condurre ancora avanti l'opera e da questa intenzione nacquero i Cinque canti pubblicati postumi e certo da lui rifiutati): un poema che vuol continuare anche nel metro - l'ottava rima, del resto tradizionale sin dal Boccaccio per poemi epico-romanzeschi - l'invenzione del Boiardo che aveva creato l'Orlando innamorato; l'A. dedusse dall'amore la follia.
Una vasta materia costituisce la trama del Furioso: amori, odi, gelosie, tradimenti, ambizioni, guerre, eroismi, puntigli, tragedia e commedia insieme, con intervento del soprannaturale e del fiabesco; questo è il mondo che l'A. domina con serenità e franchezza: tutto è visto e rappresentato nei suoi precisi contorni reali e, nello stesso tempo, appare distaccato dalla realtà, immerso in un'atmosfera come di sogno. Orrore, pietà, ammirazione, sdegno affiorano, increspando appena l'azzurra trasparenza della favola. Tutto il poema è figurazione di bellezza, di gioventù, di amore, di gioia, di azioni splendide e generose, di nobili illusioni: e il male, il laido, il comico, il tragico, che non mancano in esso, non ne alterano però il tono, giovano anzi a dargli maggior risalto. Tutto fluisce come per naturale virtù su una corrente larga e tranquilla, senza mai sforzo o violenza. Naturalmente alcuni punti di questo mondo ariostesco risplendono di maggior luce d'arte: la fuga di Angelica, il lamento di Sacripante, il duello tra questo e Rinaldo, quelli tra Atlante e Ruggiero e Gradasso, e tra lo stesso Atlante e Bradamante, la morte di Polinesso, l'isola di Alcina, Olimpia abbandonata, Angelica e Olimpia legate allo scoglio, il palazzo di Atlante, la dimora del Sonno, Rodomonte in Parigi, la morte di Dardinello, Cloridano e Medoro, Angelica e Medoro, l'impazzimento di Orlando, la morte di Zerbino, Astolfo nella Luna, il combattimento di Lipadusa, il compianto di Fiordiligi, i lamenti amorosi di Bradamante, il duello finale tra Rodomonte e Ruggiero. Grande per tutto il '500 la fortuna del Furioso, che sostenne da ultimo l'inevitabile raffronto con la Gerusalemme del Tasso, raffronto che, con la conseguente polemica fra i fautori dell'una e dell'altra opera, dominò l'apprezzamento critico allora e in parte anche nei secoli successivi, durante i quali la fortuna dell'A., per imitazioni e approfondimenti critici, fu grande, sebbene inferiore a quella del Tasso, in Italia e all'estero.
Termine Fonte
Ludovico Ariosto Dizionario biografico
Alfonso I d’Este Dizionario biografico
Baldini, Antonio Enciclopedie on line
Boiardo, Matteo Maria Dizionario biografico
Carlo V Enciclopedie on line
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Correggio Enciclopedie on line
d'Avalos, Alfonso Dizionario biografico
endecasillabo Enciclopedie on line
epica Enciclopedie on line
Este, Ippolito Dizionario biografico
Ferrara Enciclopedie on line
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Garfagnana Enciclopedie on line
Giulio II Enciclopedia dei Papi
letteratura franco-italiana Enciclopedie on line
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Ronconi, Luca Enciclopedie on line
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scena Enciclopedie on line
Tasso, Torquato Enciclopedie on line
teatro Enciclopedie on line
umorismo Enciclopedie on line
Autore Titolo Edizione
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Dalla Palma, Giuseppe Le strutture narrative dell’Orlando Furioso Firenze, Olschki, 1984
De Luca, Antonio Il teatro di Ludovico Ariosto Roma, Bulzoni, 1981
Delcorno Branca, Daniela L’Orlando Furioso e il romanzo cavalleresco medievale Firenze, Olschki, 1973
Fatini, Giuseppe Ludovico Ariosto 1474-1533 Torino, Paravia, 1938
Ferroni, Giulio Ariosto Roma, Salerno, 2008
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Gareffi, Andrea Figure dell’immaginario nell’Orlando Furioso Roma, Bulzoni, 1984
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Natali, Giulio Ludovico Ariosto Firenze, La Nuova Italia, 1967
Negri, Renzo Interpretazione dell’Orlando Furioso Milano, Marzorati, 1972
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Praloran, Marco Tempo e azione nell’Orlando Furioso Firenze, Olschki, 1999
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Rajna, Pio Le fonti dell’Orlando Furioso Firenze, Sansoni, 1975
Saccone, Eduardo Il soggetto del Furioso e altri saggi tra Quattro e Cinquecento Napoli, Liguori, 1974
Santoro, Mario Ariosto e il Rinascimento Napoli, Liguori, 1989
Santoro, Mario L’anello di Angelica. Nuovi saggi ariosteschi Napoli, Federico & Ardia, 1983
Savarese, Gennaro Il Furioso e la cultura del Rinascimento Roma, Bulzoni, 1984
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Turchi, Marcello Ariosto o della liberazione fantastica Ravenna, Longo, 1969
Zatti, Sergio Il Furioso fra epos e romanzo Lucca, Pacini Fazzi, 1990
I Luoghi di Ariosto
> Italia
Cronologia
1474.0
Nascita, 41890.0
Nasce a Reggio Emilia, dove il padre era comandante per conto degli Estensi.
1484.0
Ferrara
La famiglia si trasferisce a Ferrara.
1489-1494
Studi di diritto
Studia diritto all'università di Ferrara per desiderio del padre.
1494.0
Studi letterari
Con il consenso del padre, abbandona il diritto e si dedica agli studi umanistici sotto la guida di Gregorio da Spoleto.
1500.0
Morte del padre
La morte del padre lo costringe a prendersi a carico i nove fratelli minori, abbandonando gli studi.
1501-1503
Capitano
Diviene quindi capitano della Rocca di Canossa per conto degli Estensi.
1503.0
Al servizio di Ippolito
Entra al servizio del cardinale Ippolito d'Este.
1508.0
La Cassaria
Viene rappresentata a Ferrara, nei giorni di carnevale, la sua prima commedia, La Cassaria. Seguiranno I Suppositi l'anno successivo.
1509-1510
A Roma
In questi anni compie alcune delicate missioni a Roma, presso Giulio II.
1513.0
Leone X
Alla morte di Giulio II, viene eletto papa Leone X. Ariosto si reca a Roma nella vana speranza di ottenere qualche incarico.
1516.0
L'Orlando furioso
Viene pubblicata la prima edizione dell'Orlando furioso, composta di 20 canti.
1518.0
Al servizio di Alfonso
Il rapporto con Ippolito si rompe a causa del rifiuto di seguire il cardinale in Ungheria. Fortunatamente, Ariosto è assunto al servizio di Alfonso d'Este, duca di Ferrara.
1521.0
Seconda edizione
Esce la seconda edizione dell'Orlando furioso, che modifica di poco la precedente.
1522-1525
Garfagnana
Viene inviato come governatore e commissario nella regione selvaggia e malfamata della Garfagnana.
1526.0
La casa
Tornato nell'amata Ferrara, acquista una casa nella Contrada Mirasole.
1528-1529
Altre commedie
Compone La Lena e volge in versi La Cassaria.
1531.0
Missione a Correggio
Si reca a Correggio presso Alfonso d'Avalos, comandante dell'esercito di Carlo V.
1532.0
L'ultima edizione
Viene stampata la terza edizione dell'Orlando furioso. Ariosto continua a correggere la sua opera fino alla morte.
1533.0
Morte, 41826.0
Muore a Ferrara, nella sua casa, a causa di una malattia allo stomaco.
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