i classici italiani
Pier Paolo Pasolini
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Biografia
Voci Enciclopediche
Bibliografia
Luoghi e Cronologia

Nome mitico del secondo Novecento italiano, Pasolini ha attraversato, forse più d’ogni altro intellettuale dell’epoca, molte forme di esperienze artistiche e letterarie: è stato poeta, regista, romanziere, critico letterario e giornalista. Lui amava definirsi semplicemente "scrittore".

Nei suoi scritti egli ha saputo di volta in volta rispecchiare la storia di un paese, l’Italia, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli anni ’70, confrontandosi con i grandi temi sociali, letterari e politici del secolo scorso: la Resistenza e il Fascismo, Democrazia Cristiana e PCI, l’avvento del neocapitalismo borghese nell’Italia del boom economico, il Sessantotto e gli anni della "strategia della tensione".

Giacomo Jori rilegge tutta l’avventura pasoliniana a partire dalla fine violenta del poeta, morto ammazzato a Ostia il 2 Novembre del 1975. E’ tutta una vita a trovare in questo tragico ultimo atto il suo compimento. Vita consumata nell’inesausta "ricerca di fraternità e unione con l’Altro". Durante il periodo romano di Ragazzi di vita e Una vita violenta l’Altro ha il volto dei giovani di borgata, per poi, dal ’68, assumere i contorni sempre meno definiti di un Altrove metafisico e quasi mistico.

Non solo poeta civile dunque, ma anche metafisico. Ambiguità, questa, rappresentata emblematicamente dall’ultima raccolta poetica dell’autore: Trasumanar e Organizzar. E’ in questi versi che Pasolini dichiara il suo esser "poeta dell’aria", dando voce a un’intima, e definitiva, scelta verso il bando, l’esclusione, il Nulla. La "disperata vitalità" caratteristica dei primi anni ha lasciato il posto al desiderio di una libertà sentita prima di tutto come "libertà di scegliere la morte".

Dalla non-poesia degli ultimi versi alla poesia impegnata de Le ceneri di Gramsci, poemetto che Giovanni Bertolucci sceglie quale simbolo dell’autore e di una nazione che in quell’epoca viveva il suo momento forse cruciale. E invero, dopo la morte dello scrittore, il lato politico e civile della poesia pasoliniana è stato quello prediletto dalla maggioranza di esegeti e intellettuali, dando vita a un’interpretazione spesso fuorviante.

"Pasolini è stato tradito", dice Giacomo Jori durante la seconda parte della lezione,  rivendicando in questo modo la necessità di una rilettura che sappia tener conto di tutta la reale complessità dello sperimentalismo "corsaro" del poeta di Casarsa. A partire magari dalle parole di Andrea Zanzotto, che per primo ha colto l’importanza di una dimensione pedagogica che "svela, spalanca vita".

Pasolini, Pier Paolo. - Scrittore, poeta, autore e regista cinematografico e teatrale italiano (Bologna 1922 - Ostia, Roma, 1975). Dopo aver seguito nell'infanzia gli spostamenti del padre, ufficiale di carriera, compì gli studî a Bologna, dove si laureò nel 1945 con una tesi su Pascoli. Nel 1943 si trasferì nel paese materno di Casarsa della Delizia, in Friuli, con la madre e il fratello minore Guido, morto poi nella lotta di resistenza (il padre, fatto prigioniero in Africa, sarebbe tornato alla fine del 1945), e vi rimase fino al genn. 1950, quando, per sfuggire allo scandalo provocato dalla pubblica denuncia della sua omosessualità, si stabilì con la madre a Roma. Da questo momento la sua vicenda biografica coincide appieno con la tumultuosa attività dello scrittore, del regista e dell'intellettuale impegnato a testimoniare e a difendere, spesso anche in sede giudiziaria, la propria radicale diversità, fino alla morte per assassinio, avvenuta la notte tra il 1° e il 2 nov. 1975 all'idroscalo di Ostia.
Fin dagli esordî in friulano, che comprendono Poesie a Casarsa (1942) e La meglio gioventù (1954; poi ripreso con intenti diversi e notevole incremento di testi: La nuova gioventù, 1975), ben oltre la nozione ermetica di poesia pura, il giovane P. puntava alla scoperta di una lingua intatta, che fosse quasi un equivalente letterario del suo religioso desiderio di purezza (fonderà così nel 1945 l'Academiuta di lenga furlana). Il suo interesse per la poesia dialettale trovò espressione in due importanti antologie: Poesia dialettale del Novecento (in collab. con M. Dell'Arco, 1952) e Canzoniere italiano. Antologia della poesia popolare (1955; poi, in versione ridotta: La poesia popolare italiana, 1960); mentre il suo talento di critico letterario, affascinato più dai modelli della critica stilistica (Auerbach, Spitzer, Contini) che dal sociologismo marxista d'ispirazione gramsciana, si esplicò in una serie di interventi sulla letteratura contemporanea, e soprattutto sulla poesia, che sarebbero confluiti in Passione e ideologia (1960). Gli anni Cinquanta furono gli anni della sua completa affermazione letteraria. La sua prima notevole raccolta di poesie in lingua, Le ceneri di Gramsci (1957), sembra chiudere definitivamente una stagione della poesia italiana. L'ansia profetica dell'Usignolo della chiesa cattolica (pubbl. nel 1958, ma composto prima del trasferimento a Roma) si sarebbe riproposta, dopo la parentesi decisiva delle Ceneri, nei termini mutati di un'ininterrotta controversia (La religione del mio tempo, 1961; Poesia in forma di rosa, 1964; Trasumanar e organizzar, 1971). P. fondava, intanto, insieme a F. Leonetti e R. Roversi, Officina, la rivista della polemica antinovecentesca; era anche diventato condirettore di Nuovi argomenti, rivista fondata nel 1953 da A. Moravia e A. Carocci. E aveva dovuto affrontare difficoltà molto più gravi dopo la pubblicazione dei suoi due romanzi d'ambientazione romana: Ragazzi di vita (1955), per il quale dovette subire un processo per oscenità, e Una vita violenta (1959), che era stato accolto freddamente tanto dalla critica marxista quanto dai giovani critici della neoavanguardia. Ma la vocazione di P., già insofferente dei limiti di un genere letterario, si era orientata verso altri mezzi d'espressione: il cinema (v. oltre), del quale si sarebbe poi occupato anche in veste di teorico, il teatro (Orgia, 1968; Affabulazione, 1969; Calderón, 1973) e il giornalismo (soprattutto, dal 1973, le collaborazioni al Corriere della sera, poi raccolte con altre in Scritti corsari, 1975). In ritardo rispetto alla data di composizione, erano intanto apparsi il romanzo Il sogno di una cosa (1962) e le prose narrative di Alì dagli occhi azzurri (1965), oltre a vari scritti minori. Postume, in ordine sparso, sono uscite raccolte di scritti giornalistici (Lettere luterane, 1976; Le belle bandiere, 1977; Il caos, 1979), di critica letteraria (Descrizioni di descrizioni, 1979; Il portico della morte, 1988), opere narrative (La divina mimesis, 1975; Amado mio, 1982; Petrolio, 1992, romanzo incompiuto che riassume e porta a livello di quasi insostenibile incandescenza tutti i temi dello scrittore), nonché le raccolte complete dei suoi testi teatrali (Teatro, 1988) e poetici (Bestemmia. Tutte le poesie, 1993). Diversi scritti appartenenti alla fervida stagione friulana del poeta sono stati raccolti dal cugino N. Naldini in Un paese di temporali e di primule (1993) e in Romàns (1994); per sua cura sono anche apparse le Lettere 1940-1954 (1986) e le Lettere 1955-1975 (1988). Tutte le opere di P. sono state raccolte nell'edizione diretta da W. Siti (10 tomi, 1998-2003).
Nel cinema P. operò a partire dal 1954, come sceneggiatore (con M. Soldati, La donna del fiume; con F. Fellini, Le notti di Cabiria; con M. Bolognini, Marisa la civetta, Giovani mariti, La notte brava, Il bell'Antonio, La giornata balorda; e, fra i tanti, con B. Bertolucci, La commare secca, autore anche del soggetto). P. dapprima trasferì i frutti della sua ricerca narrativa (Accattone, 1961; Mamma Roma, 1962; La ricotta, episodio del film collettivo Ro.Go.Pa.G., 1963, condannato per vilipendio alla religione di stato), reinventando un linguaggio cinematografico autonomo di alta qualità figurativa (P. era stato allievo di R. Longhi a Bologna). Il linguaggio di P. approdò a risultati più compiuti ne Il Vangelo secondo Matteo (1964), in cui l'armonica fusione del cinema con la letteratura, la pittura e la musica diede l'avvio a quel "cinema di poesia" di cui P. doveva essere in Italia uno dei più convincenti teorici (Il cinema di poesia, 1965; Osservazioni sul piano sequenza, 1967; Empirismo eretico, 1972). Su questa linea, i film che seguirono, soprattutto Edipo re (1967), Teorema (1968) e Medea (1969), accesi da un realismo visionario che, nonostante scarti e manifeste libertà, sorregge poi anche gl'impegni drammatici e linguistici dei film della "trilogia della vita" (o, come altri l'hanno definita, "dell'Eros"), partiti alla riscoperta del sesso attraverso una rilettura delle fonti della grande favolistica mondiale: Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972), Il fiore delle Mille e una Notte (1974). L'ultimo film, uscito postumo, Salò o le 120 giornate di Sodoma (1976), luttuosa metafora del potere e interpretazione in chiave provocatoria del libro omonimo di Sade. Non vanno dimenticati Che cosa sono le nuvole? (dal film collettivo Capriccio all'italiana, 1968) e Porcile (1969). Rimane un grande esempio del cinema d'inchiesta Comizi d'amore (1965), indagine sulla sessualità nell'Italia dei primi anni Sessanta, condotta da P. insieme a Moravia e Musatti. Esemplare parabola della storia d'Italia, dalla predicazione francescana ai funerali di Togliatti, è Uccellacci e uccellini (1966), ultima "legenda aurea" della civiltà italiana.
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Pasolini e il Novecento. - L'edizione delle Opere di Pasolini colloca la sua opera tra i classici del secondo Novecento. E a ragione, poiché solo Pasolini (come D'Annunzio e più di Pirandello) ha sperimentato tutti i generi della creazione del 20° secolo: romanzo e novella, teatro e cinema, critica letteraria e saggistica politica, e non meno la poesia. Già questa semplice ragione di "generi" crea un singolare accostamento: D'Annunzio, Pirandello, Pasolini, un essere nel proprio tempo, nel quale la retorica - strumento dell'argomentare, del persuadere, dell'insegnare, leva essenziale di ogni "passione e ideologia" - è esibita, non velata, non nascosta, non lenita da strumenti di "sordina". Sì che non pare ardito oggi dire che Pasolini è stato per l'ultimo Novecento il rovesciamento speculare di quello che fu D'Annunzio all'ouverture del 20° secolo: là fu la parola chiamata a colmare le lacune del tempo, parola di gloria (e di lusso vitale dell'io), qui la parola della negazione, dell'abiezione, dei margini prossimi al niente: "i segni del desiderio di morire, / le occhiaie del vile, / il mento del debole, / … / le scarpe dello statale, / il culo del soldato semplice, / la calvizie del disadattato, / la schiena del condannato a morte" (Il dolore dei poeti, da Poesie marxiste, 1964-65). L'Italia repubblicana trova così oggi due emblemi nobili della propria identità: da una parte Calvino, la ragione e l'utopia, la trasparenza e la levità, l'Italia dell'Ariosto e di Galileo; dall'altra Pasolini, l'Italia di Jacopone e di Belli, di Gioacchino da Fiore e di Gadda: stracci e apocalissi. Una civiltà magmatica - il dialetto friulano e Dante, i tragici greci e gli Evangeli, il sottoproletariato e la Nuova Guinea - ma non più e soltanto latina: Pasolini sa partire da Alba pratalia, alba pratalia delle nostre origini e arrivare alla lugubre Nuova Preistoria che viviamo, alla profezia degli ultimi: "La Negritudine, dico, che sarà ragione". In certo modo - come lucidamente hanno osservato Calvino e Barthes per l'utopia di Fourier - il profetismo pasoliniano si sbilancia oltre la rasserenata compiutezza delle ideologie: supera ogni finalismo della storia prevedendo la fine della storia, e intanto della propria. Nessun altro poeta come Pasolini ha messo in scena, costantemente provandola e riprovandola in parole come sarà nei fatti, la propria morte: "Stesura in 'cursus' di linguaggio 'gergale' corrente, dell'antefatto: Fiumicino, il vecchio castello e una prima idea vera della morte: […] - sono come un gatto bruciato vivo, / Pestato dal copertone di un autotreno" (Una disperata vitalità). Un Pasolini che incarna in sé, come scriverà, il destino di Cassandra: "Basti pensare a una figura come quella di Cassandra, che prevede, anzi vede fisicamente la propria morte" (Nota per l'ambientazione dell'Orestiade in Africa). Una lettura della storia dell'Italia unita, tutta incentrata sulle identità popolari: il cristianesimo e il marxismo; il pensiero laico-liberale, stendardo della borghesia, non fu mai una vera alternativa, ma parve a Pasolini la continuazione del Potere, non la plenitudine della Verità: "Quelli di voi che possiedono un cuore / votato alla maledetta lucidità, / vadano nei laboratori, nelle scuole, / a ricordare che nulla in questi anni ha / mutato la qualità del conoscere, eterno pretesto, / forma utile e dolce del Potere, NON MAI VERITÀ. // […] Vadano, tanto per cominciare, dai Crespi, dagli Agnelli, / dai Valletta, dai potenti delle Società / che hanno portato l'Europa sulle rive del Po: // è giunta per ognuno di loro l'ora che non ha / proporzione con quanto ebbe e quanto odiò" (Vittoria). Erano gli anni di Barbiana e tra poco di Lettera a una professoressa, l'utopia di un'eguaglianza fatta non per accumulo (produzione e consumo: la vagheggiata affluent society), ma per condivisione dell'essenziale: l'Italia di Pasolini e don Milani, Danilo Dolci e padre Turoldo, e anche - sia non indebito il paragone - dei papi veneti del Concilio, papi degli umili. Quella via, via di parola e di pane, di poveri e giustizia, fu l'orizzonte scomodo di Pier Paolo Pasolini: "Ma nei rifiuti del mondo, nasce / un nuovo mondo […] / la loro speranza nel non avere speranza" (La religione del mio tempo, 4). Quella vita che non ha nient'altro, per sostenerla, che il suo consumarla, sacro deserto della fame, della manna, ove si attraversa - come Mosè, come Edipo - il miraggio, "sospinti dalla violenza del suo assillo". Così Pasolini ci ha rinnovato la biblica coscienza del sacro: quella coscienza - di Frazer e Cumont, di Caillois e di Deonna, ma anche di Bresson e di Tarkovskij - che "ciò che è sacro si conserva accanto alla sua nuova forma sconsacrata" (Medea).
Carlo Maria Ossola


Termine Fonte
Pasolini, Pier Paolo Enciclopedie on line
Betti, Laura Enciclopedie on line
Boccaccio, Giovanni Dizionario Biografico degli Italiani
cinema Enciclopedie on line
Citti, Sergio Enciclopedie on line
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Fascismo Enciclopedie on line
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Giordana, Marco Tullio Enciclopedie on line
Gramsci, Antonio Dizionario Biografico degli Italiani
letteratura Enciclopedie on line
Magnani, Anna Dizionario Biografico degli Italiani
Maraini, Dacia Enciclopedie on line
marxismo Enciclopedie on line
Mussolini, Benito Enciclopedie on line
omosessualità Enciclopedie on line
Resistenza Enciclopedie on line
Roma Enciclopedie on line
Totò Dizionario Biografico degli Italiani
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Autore Titolo Edizione
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Cronologia
1922
nascita, 5 marzo
Pasolini nasce a Bologna
1939
Università
Si iscrive alla Facoltà di Lettere dell'Università di Bologna. Nuove passioni: filologia romanza e l'estetica delle arti figurative, insegnata da quello che sarà il più grande dei suoi maestri: Roberto Longhi.
1941-42
Poesie a Casarsa
Scrive i versi riuniti poi in poesie a Casarsa. Viene subito notato da Gianfranco Contini
1943
Caduta del Fascismo, 25 luglio
Destituzione di Mussolini
1943
in guerra, 8 settembre
Chiamato alla armi subito prima dell'Armistizio dell'8 settembre, riesce a mettersi in salvo quando il suo reparto viene fatto prigioniero. Fugge a Casarsa, paese cui rimarrà legato per tutta la vita, come nido materno e rifugio dal mondo.
1944
Salò
Casarsa non è più tranquilla: bombardamenti e rastrellamenti per l'arruolamento forzato della nuova milizia della Repubblica di Salò. Primi gruppi partigiani. Pier Paolo riesce a isolarsi nella poesia. Il fratello invece medita di unirsi ai partigiani della Carnia: presto raggiunge la brigata Osoppo-Friuli.
1945
Morte di Guido, 12 febbraio
Muore il fratello: accorso in aiuto dei suoi compagni di brigata dopo un agguato, viene ucciso dai tedeschi. La sua morte sarà un colpo durissimo per Pier Paolo e i genitori, soprattutto per la madre che si legherà ancor di più all'unico figlio rimasto.
1945
tesi di laurea
Si laurea con una tesi dal titolo: «Antologia della poesia pascoliana: introduzione e commenti»
1946
L'usignolo della chiesa cattolica
Invia L'usignolo della chiesa cattolica al premio «Libera Stampa» di Lugano, presieduto da Gianfranco Contini.
1947
Marxismo
Adesione al marxismo. Si iscrive al PCI. Periodo della militanza politica a Casarsa.
1948
elezioni politiche
Numerosi dibattiti e impegni di propaganda politica
1949
Atti impuri
Una notte, durante una festa si allontana con tre ragazzetti: prima denuncia per atti osceni in luogo pubblico. A udine i dirigenti del partito decidono di espellerlo. Licenziato anche dalla scuola di Valvasone dove insegnava.
1950
Roma, 28 gennaio
Con la madre fugge dal Friuli e arriva a Roma. La prima guida per la città divina è il poeta Sandro Penna. Scopre le borgate romane: Primavalle, Pietralata, Quarticciolo, Tiburtino...
1951
Incontro con Sergio Citti, estate
Un giorno d'estate incontra sulle rive dell'Aniene Sergio Citti, diciottenne imbianchino. Il padre viene anche lui a Roma: la famiglia è riunita in una modesta abitazione di Ponte Mammolo.
1951
giugno
Pubblica sulla rivista «Paragone» il racconto Il ferrobedò che diventerà uno dei «cartoni» di Ragazzi di vita
1952
Antologia della poesia dialettale, dicembre
Esce l'Antologia della poesia dialettale. Montale gli dedica una storica recensione.
1954
La meglio gioventù, giugno
Nella collezione di «Paragone» esce la raccolta delle liriche friulane La meglio gioventù.
1955
Ragazzi di vita, 13 aprile
Esce per Garzanti Ragazzi di vita.
1955
Officina
nasce la rivista «Officina»
1956
Processo a Ragazzi di vita, 4 luglio
Si tiene a Milano il processo contro Ragazzi di vita.
1956
XX Congresso del PCUS
Rapporto di Kruscev: crisi dideologica e politica.
1957
Ceneri di Gramsci, 18 marzo
Invia a Garzanti Le ceneri di Gramsci
1959
Una vita violenta, marzo
Consegna a Garzanti il dattiloscritto di Una vita violenta
1961
La religione del mio tempo, maggio
Esce la raccolta poetica La religione del mio tempo.
1961
Accattone
Esce il primo film di Pasolini: Accattone
1962
Mamma Roma, 31 agosto
Presantato alla Mostra del Cinema di Venezia il film Mamma Roma, con protagonista Anna Magnani
1963
la ricotta, 1 marzo
Esce il film a episodi Rogopag. Insieme a quelli di Rossellini, Godard e Gregoretti c'è l'episodio di Pasolini sulla Passione di Cristo: La ricotta. Durante la lavorazione conosce Ninetto Davoli. Lo stesso giorno che il film esce nelle sale viene sequestrato per vilipendio alla raligione di Stato. Pasolini viene condannato a 4 mesi di reclusione
1964
Poesia in forma di Rosa, maggio
Esce la raccolta di poesie Poesia in forma di rosa.
1964
Il Vangelo secondo Matteo
Esce il film Il Vangelo secondo Matteo
1965
Uccellacci e uccellini, 3 maggio
Festival di Cannes: Esce il film con Totò e Ninetto Davoli Uccellacci e Uccellini
1967
Edipo Re, Settembre
Esce il film Edipo Re.
1968
Teorema, marzo
Pubblica il romanzo Teorema. Il film omonimo verrà presentato a Venezia in settembre.
1968
Orgia, 27 novembre
Va in scena al Teatro Stabile di Torino Orgia, scritto e diretto da Pasolini.
1969
Porcile. Medea, Settembre
Presentato a Venezia il film Porcile. Esce anche Medea con Maria Callas
1970
Piazza Fontana, 12 dicembre
Strage della banca dell'Agricoltura di Milano.
1971
Lotta continua
Presta il suo nome come direttore del giornale «Lotta Continua». Denunce per istigazione alla violenza e disobbedienza alle leggi dello Stato.
1971
Trasumanar e Organizzar, Aprile
Esce la raccolta di poesie Trasumanar e Organizzar
1971
Decameron, 28 giugno
Il film Decameron ottiene il secondo premio al Festival di Berlino: il successo internazionale è clamoroso.
1972
Empirismo eretico, Aprile
Esce la raccolta di saggi Empirismo eretico. Lavora a un nuovo romanzo: Petrolio.
1972
I Racconti di Canterbury
Esce il secondo capitolo della "trilogia della vita": I racconti di Canterbury.
1973
Corriere della Sera
Collabora al «Corriere della Sera». Gli scritti verranno poi raccolti nel volume Scritti Corsari
1974
Il Fiore delle mille e una notte
Ultimo capitolo della trilogia: esce Il fiore delle mille e una notte.
1975
Salò, febbraio
Iniziano le riprese del suo ultimo film. Salò - o le 120 giornate di Sodoma. Ispirato a Sade e Dante
1975
La nuova gioventù. Scritti Corsari. La Divina Mimesis
Escono la raccolta di poesie La nuova gioventù (remake de La meglio gioventù) e gli articoli di Scritti corsari. Consegna a Einaudi La Divina Mimesis.
1975
Morte, 2 novembre
Viene brutalmente ucciso nella notte tra il 1 e il 2 novembre, all'idroscalo di Ostia. Accusato dell'omicidio è il diciassettenne Pino Pelosi.
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