12 ottobre 2018

Nello Xinjiang “legalizzati” campi di rieducazione

Il governo della Provincia autonoma dello Xinjiang, dove il 45% della popolazione – la maggioranza relativa – è rappresentato dagli Uiguri, prevalentemente di religione musulmana, ha approvato una legge, entrata in vigore martedì 9 ottobre, che legalizza l'istituzione di strutture per «l’istruzione e la formazione» per educare le persone che sono state «influenzate dall’estremismo» a «trasformare i loro pensieri». In queste strutture verranno tra l’altro impartite agli Uiguri, che sono turcofoni, lezioni di cinese scritto e parlato e si approfondirà la conoscenza delle leggi della Repubblica popolare cinese. Il nuovo provvedimento modifica la precedente legge del 2017 – che già vietava per esempio l’uso del velo per le donne, la barba lunga per gli uomini e la scelta di nomi per i figli che richiamino la religione islamica – entrando più nel dettaglio e rappresenta secondo le voci critiche una ‘giustificazione retrospettiva’ dell’esistenza di veri e propri campi di rieducazione, da tempo oggetto di polemiche a livello internazionale e di attenzione da parte dell’ONU. Le fonti ufficiali, che hanno sempre negato l’esistenza di campi di detenzione, sostengono che il provvedimento rientra nella strategia del governo per sconfiggere l’estremismo religioso, riguarda persone che hanno compiuto reati lievi e ne favorisce il processo di formazione e il reinserimento nella società.

 

Crediti immagine: da https://www.flickr.com/photos/gusjer/ [CC BY 2.0  (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

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