28 dicembre 2018

50 anni di My Way di Sinatra

Il 30 dicembre 1968 Frank Sinatra incise per la prima volta My Way, una canzone scritta per lui da Paul Anka sulle note, ascoltate a Parigi l’anno precedente, di Comme d’habitude del noto cantante francese Claude François (che incise anche una versione in italiano, Come sempre). Molto poco i due pezzi avevano in comune, sia nello spirito sia nella struttura melodica. La versione di François, che in Francia era al momento una hit, raccontava la melanconica fine di un amore spentosi nella routine, mentre quella inglese divenne il canto del cigno dello spavaldo Sinatra, che in quel periodo stava meditando di ritirarsi per sempre dalla scena.

Secondo il racconto di Anka, durante una cena con «alcuni mafiosi», Sinatra, che all’epoca aveva 53 anni e nel corso della sua carriera aveva vissuto diversi momenti di crisi, si era lasciato andare a discorsi depressivi confidandogli di voler abbandonare il business subito dopo aver inciso un ultimo disco, chiedendogli nel contempo di scrivere per lui qualcosa. Fu sulla base di quella conversazione che uscì il celebre testo di Anka, il quale lo considerava la cosa più «sciovinista e narcisista» da lui mai scritta: gli era venuto fuori di getto, ripensando alle parole pronunciate quella sera da Sinatra, in un processo di totale immedesimazione con lui e immaginando come sarebbe potuta avvenire la sua definitiva uscita di scena. Anche la rudezza del lessico era imitativa del linguaggio dei mafiosi con cui Sinatra usava accompagnarsi, e rifletteva il gusto della cosiddetta Rat Pack, quella comitiva di amici dediti al bere, al gioco, alle notti folli, che si vantava di essere del tutto indifferente al giudizio altrui, di cui Sinatra era il leader. My Way voleva essere il racconto della parabola esistenziale e professionale, tra continui alti e bassi, della leggenda di The Voice.

Il brano ricevette un’accoglienza buona in America ma entusiasta in Gran Bretagna, ed è poi indubbiamente diventato uno dei pezzi pop più celebri della storia della musica, riproposto da decine di band e cantanti. Sinatra, invece, non lo amò affatto e anzi finì per detestarlo e venirne quasi assillato ognuna delle innumerevoli volte in cui fu costretto a eseguirlo, perché lo trovava pomposo e troppo autocelebrativo. Detestò anche la versione di Elvis del 1973, mentre non sappiamo come reagì a quella punk di Sid Vicious del 1978, che oltre ad accelerarne il ritmo ne modificò, in senso molto più volgare, il testo: Anka se ne sentì destabilizzato ma la trovò «sincera», e forse proprio quel tono ironicamente dissacrante conferitogli da Vicious fu l’unico modo di liberare My Way dall’eccesso di enfasi che infastidiva tanto Sinatra. È oggi uno dei brani più richiesti per celebrare i funerali in Gran Bretagna e in America, mentre per sé Sinatra preferì l’epitaffio “Il meglio deve ancora venire”.

 

Crediti immagine: Library of Congress (http://www.loc.gov/), Public Domain, attraverso picryl.com

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