04 giugno 2015

Andrés Barba, i paradossi della vita quotidiana

Andrés Barba si trovava a Buenos Aires con la moglie; da un po’ non riusciva a trovare il titolo per il suo libro. Per due settimane piovve a dirotto, tanto che era difficile uscire di casa. Una mattina la moglie affacciandosi alla finestra disse con placida meraviglia: “Guarda, ha smesso di piovere!”. Barba fu raggiunto da un raggio di sole in pieno viso; aveva trovato il titolo del libro.

Ha smesso di piovere è una frase colloquiale che contiene tuttavia un’atmosfera, una disposizione d’animo. In questi quattro lunghi racconti si parla sempre di una difficoltà che alla fine trova la sua naturale soluzione. Rapporti famigliari, squarci di vita comune, in cui la narrazione arriva a nuovi livelli d’intimità grazie a uno stile esatto, in cui nessuna frase è fuori posto e la capacità d’osservazione ha un che di musicale.

Paternità , forse il più bello, è permeato da una nostalgia allegra, a tratti ironica, come se fuori ci fosse la pioggia che picchietta con ritmo alle finestre. Un uomo ricorda la sua infanzia di bambino bellissimo, sballottato da un casting all’altro da una madre ambiziosa e fragile. Madre nei confronti della quale nutre un sentimento ambiguo. “La sua ambizione smisurata e spesso ridicola gli avevano fatto attraversare l’infanzia con una sensazione permanente di vergogna”, che poi era mutata in compassione e amarezza; in rabbia, quando la vedeva. E questo rapporto, descritto in modo tanto minuzioso, non può che determinare la maturità del protagonista, musicista di una certa fama, ma incapace nel ruolo di padre. Qualcuno che porta dentro di sé una stortura congenita, l’inettitudine a creare rapporti, a inserirsi nella vita in un senso compiuto. Lui che davanti al bambino nato per sbaglio ha voglia di dire la parola figlio, ma non riesce a farlo; rimane lì con l’impressione “di soppesare l’emozione di quella parola come una persona solitaria soppesa il ricordo di un giorno felice.”

Ogni stato d’animo è sfaccettato con scrittura sottile e precisa, ma anche con indulgenza, l’accettazione matura delle contraddizioni e della loro malinconica bellezza.

In Astuzia l’atmosfera è quella di un acquazzone che dura da molto tempo, al quale ci si è assuefatti e arresi. Una figlia è risentita nei confronti della madre malata e dispotica. Finché non arriva Anita, la nuova badante, ragazza abissale e misteriosa, capace di far intuire il centro del problema: una madre e una figlia che non si accettano, non si amano, non sanno come farlo; e per questo sono silenziosamente disperate. Una delle due se ne andrà prima che riescano a impararlo. Eppure quando la madre muore, l’infelicità nata nell’adolescenza scompare, torna una dimenticata leggerezza.

In Fedeltà, è come essere sorpresi da una pioggia primaverile. Solo dopo aver scoperto l’infedeltà del padre, Marina, la figlia, è in grado di capire il legame dei genitori, qualcosa che travalica il sesso, ed è così ben rappresentato dal loro pacifico sonno coniugale. Un sonno che è “una conversazione fra due amici”, “un ballo lento”, un contatto continuo simile a un mormorio. E poi c’è la donna di Acquisti, un uragano. Madre tanto bella quanto crudele, un tempo solita a lasciare le sue labbra replicate ovunque, “come se tutto ciò che toccava rimanesse un po’ scottato”. Eppure ora la figlia si rattrista nel trovarla invecchiata, al limite di qualcosa. Come il meraviglioso e agonizzante uccello del paradiso del finale.

Barba, tra i più importanti scrittori spagnoli di ultima generazione, sa cogliere l’impudicizia di ogni sentimento senza ricorrere alla scabrosità. Mostra come ogni grande legame della vita sia nutrito da un’emotività fatta di contrasti, e l’animo sia il luogo del paradosso dove gli opposti convivono, altrimenti non potremmo dirci umani.

Così, sulla scia delle sue lucide visioni, d’un tratto, anche noi scorgiamo una luce, comprendiamo qualcosa. Non è mai un’agnizione spettacolare, ma un’intima epifania. Ed è come se improvvisamente avesse smesso di piovere.

 

Andrés Barba, Ha smesso di piovere, Einaudi, 2015

 


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