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14 marzo 2018

Arcipelago Italia: un’architettura empatica e partecipata

Il tempo della magniloquenza, il tempo delle strutture assertive che si impongono sul paesaggio urbano (e non) è superato, il tempo delle architetture che ambiscono a lasciare nel contesto un marchio indelebile, quasi un’appariscente firma a futura memoria è concluso: in sostanza il tempo delle archistar lascia ora spazio ad altro, a un modo di progettare e immaginare il territorio che recuperi il ruolo di responsabilità sociale dell’architetto verso la comunità, le sue necessità, i suoi desideri. Non c’è polemica nel pensiero di Mario Cucinella, curatore del padiglione Italia alla 16a Biennale di architettura di Venezia che inaugurerà il 26 maggio: semplicemente la constatazione che ora c’è bisogno di altro, di un’architettura ‘empatica’, che sappia parlare anche a voce bassa, e soprattutto ascoltare.

Il titolo del progetto espositivo, Arcipelago Italia. Progetti per il futuro dei territori interni del Paese, è esplicito: il focus non è sulle aree urbane, sulle grandi città, ma sulle piccole realtà, sulla fitta rete di realizzazioni di qualità che si dipana lungo la penisola, in quel 60% del territorio italiano, dall’arco alpino lungo la dorsale appenninica fino al Mediterraneo, abitato dal 25% circa della popolazione nazionale, che patisce tuttavia fenomeni di spopolamento, anche a causa della fragilità del territorio. Un progetto che è anche proposta culturale, un modello da rilanciare per un futuro sostenibile; un approccio multidisciplinare, partecipato e collettivo, aperto al dialogo con le persone e gli spazi, non dissimile da quello applicato nella realizzazione del progetto G124 di ‘rammendo’ delle periferie, portato avanti da Renzo Piano, con il quale Cucinella collabora.

Dei circa 500 progetti che hanno risposto alla sua call, Cucinella ne ha selezionati 65, senza far caso se si trattasse di nomi importanti o meno; un’ampia sezione del padiglione sarà però dedicata anche a 5 progetti sperimentali (che coinvolgono foreste, borghi, edifici incompiuti, scali ferroviari secondari, stabilimenti industriali inattivi), dedicati a specifiche aree del Paese, che mettono in luce 5 aspetti critici del territorio italiano: la tutela del patrimonio artistico, la ricostruzione, il patrimonio forestale, la mobilità, il superamento del modello architettonico degli ospedali.

E certamente Arcipelago Italia ha colto intimamente e fatto proprio il tema e linea guida della Biennale di quest’anno, dal titolo programmatico di Freespace: per le due curatrici, le irlandesi Yvonne Farrell e Shelley McNamara, due outsider decisamente lontane dal mondo pieno di glamour delle archistar, «Freespace si focalizza sulla capacità dell’architettura di offrire in dono spazi liberi e supplementari a coloro che ne fanno uso», ma anche sulla sua capacità di rivolgersi ai desideri inespressi delle persone; «Freespace dà l’opportunità di enfatizzare i doni gratuiti della natura», come la luce, l’aria, la forza di gravità, i materiali, le risorse naturali e artificiali, ed è un invito a «riesaminare il nostro modo di pensare, stimolando nuovi modi di vedere il mondo e di inventare soluzioni in cui l’architettura provvede al benessere e alla dignità di ogni abitante di questo fragile pianeta».

Crediti immagine: ANSA