06 giugno 2016

Buone notizie da Lugano

È uno degli oggetti più effimeri tra quelli che hanno popolato le nostre vite: per sua stessa natura – e anche il suo nome, il ‘quotidiano’, lo sottolinea – è destinato a durare solo un giorno e a ritornare il giorno successivo, uguale ma sempre nuovo e diverso. Eppure le implicazioni simboliche e culturali della carta stampata sono molteplici e dalla seconda metà dell’Ottocento in poi la lettura dei giornali (la ‘preghiera laica’ mattutina dell’uomo moderno, secondo Hegel), il loro scorrere ritmato con parole e immagini, ha scandito il nostro il tempo e inciso fortemente sul nostro rapporto con il resto del mondo. Il LAC di Lugano dedica ora una mostra, And now the good news , a opere che hanno come comune denominatore la carta stampata, di volta in volta soggetto, elemento compositivo, cornice-contenitore, punto di riferimento concettuale, in un dialogo inestricabile tra parole e immagini, arte e vita, visionarietà e potere di incidere sulla realtà. Le opere, circa 300, provengono dalla collezione ben più corposa – oltre 1500 pezzi - che Annette e Peter Nobel hanno raccolto nel tempo su questo tema a partire dagli anni Ottanta: «un racconto in cui si mescolano analisi sociale, riflessione esistenziale, critica politica, indagine filosofica, ironia» secondo Elio Schenini curatore, insieme a Cristoph Doswald, di questa mostra, che offre al visitatore un’occasione ricchissima per riflettere sulle relazioni tra arte e media. La mostra è organizzata in 11 sezioni che analizzano cronologicamente e tematicamente il rapporto e le contraddizioni che hanno caratterizzato l’intreccio tra la carta stampata e le varie correnti artistiche che si sono succedute nel corso del Novecento, dal cubismo al dadaismo al surrealismo, all’arte povera, fino ad arrivare ai giorni nostri. Troviamo dunque opere di Mirò, Braque, Beuys , Mimmo Rotella, Alighiero Boetti, Alberto Giacometti, Jannis Kounellis, Richard Hamilton, Christo, Antoni Tapies, Gilbert & George, Candida Höfer, Thomas Hirschhorn e molti altri ; con una buona rappresentanza della Pop art – con Warhol, Lichtenstein, Rauschenberg – che con i media ha intessuto un rapporto particolarmente intenso, attraverso un peculiare utilizzo di elementi della cronaca, della pubblicità, della fotografia.

 


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