15 novembre 2017

Cento anni fa moriva Émile Durkheim, il padre della sociologia moderna

Émile Durkheim, morto a Parigi il 15 novembre 1917, era nato a Épinal, nel dipartimento dei Vosgi, il 15 aprile 1858, da una modesta famiglia di origini ebraiche che decise di trasferirsi nella capitale francese dopo che la sconfitta della Francia nella guerra franco-prussiana del 1871 aveva decretato il passaggio dell’Alsazia alla Germania. A Parigi il giovane Durkheim poté accedere all’École normale supérieure, dove studiò filosofia e discusse la sua tesi su Montesquieu sotto la guida del maestro Fustel de Coulanges, al quale, come nota Arnaldo Momigliano in un contributo del 1975 (La città antica di Fustel de Coulanges), egli doveva il suo precoce interesse sociologico, sulla scia della convinzione fusteliana che «la storia è la scienza dei fatti sociali, ovvero la sociologia stessa».

Ma la sociologia, all’epoca, era una scienza ancora in embrione, neanche del tutto autosufficiente rispetto alle altre discipline umanistiche. Il merito di aver coniato il termine è, come è noto, di Auguste Comte, che lo usò per la prima volta nella lezione n. 47 del suo Cours de philosophie positive del 1839. Pochi anni dopo, il Comte assegnò a questa disciplina un ordine prioritario nella gerarchizzazione della conoscenza ed è a lui che si rifanno le prime formulazioni di Durkheim, che pure, entrando in contatto con Jean Jaurès e con il primo socialismo francese, si interessò preliminarmente della divisione del lavoro invece che del rapporto tra società e religione che aveva impegnato il suo maestro. Da qui scaturisce la sua prima opera che ebbe grande risonanza tra gli studiosi, La divisione del lavoro sociale, pubblicata nel 1893. Intanto Durkheim era divenuto professore di filosofia sociale a Bordeaux, dove rimase fino al 1902, anno in cui iniziò a insegnare alla Sorbona. Nel 1896 fondò L’Année sociologique, la prima rivista francese dedicata alla sociologia, che diresse fino al 1912.

Durkheim si interessò attivamente alla politica francese, soprattutto ai programmi per l’istruzione pubblica, e contestualmente, nel primo decennio del Novecento, ampliò il suo sguardo sulla società fino a indagare il suicidio (Il suicidio. Studio di sociologia, 1897), il rapporto tra religione e organizzazione sociale (Le forme elementari della vita religiosa, 1912) e l’educazione, affrontata in scritti pubblicati postumi come La sociologia e l’educazione (1922) e L’evoluzione pedagogica in Francia (1938). Le regole del metodo sociologico (1895) è invece un testo programmatico che definisce i principi della disciplina, caratterizzandola per il suo metodo necessariamente empirico invece che teorico, e contribuisce a inserire a buon diritto Durkheim, accanto a Herbert Spencer, Georg Simmel e Max Weber, tra i fondatori della moderna sociologia europea.


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