12 marzo 2014

Che nome dare ai personaggi? Te lo suggerisce il Web

Il più noto dei Sigmund lo affermava nel suo memorabile affresco Psicopatologia della vita quotidiana, e un celebre Emilio giornalista lo ha sapientemente dimostrato negli anni: la stortura dei nomi equivale a un insulto. Forse perché nomina sunt consequentia rerum, come credevano gli antichi romani e suggerisce Dante nella Vita nova. Nell’unione di nomi cognomi e eventuali patronimici si trova forse il destino di una persona, certo una condensazione dell’identità. Gli echi, le allusioni di quei suoni rimarranno incollati a vita: bene lo sanno genitori, gli omonimi che in epoca digitale devono sgomitare per distinguersi dai loro pari, e artisti e romanzieri, perché nel processo di scelta ci sono tecnica, poetica, godimento. Gli americani sono pratici e i nomi li mettono all’asta: apripista Stephen King che nel 2005 ha rimediato 25mila dollari donando a uno zombie sanguinario, personaggio secondario del romanzo Cell, il nome del fratello della vincitrice (Ray Huizenga). L’iniziativa è stata rilanciata da una moltitudine di autori anglofoni tra cui Dave Eggers, John Grisham e Nick Hornby, tanto da occupare intere pagine Ebay e costituire il core business di associazioni no-profit come Kids need to read. Per i pigri una curiosa soluzione è offerta da Behind the Name col suo gratificante servizio di generatore di nomi e cognomi: nel centinaio di combinabili categorie proposte si può scegliere una o più culture di riferimento con l’opzione di un’aura mitologica o fantasy. Ne potrà giovare lo scrittore inglese RJ Ellroy, uno che di nomi deve produrne parecchi visto che è stato beccato dal Daily Mail a utilizzare svariati avatar per recensire entusiasticamente le proprie opere e vituperare quelle di due colleghi; o il critico letterario Todd J. Rutheford che ha similmente avviato un servizio online in cui distribuisce sotto mentite spoglie recensioni positive per il poco conveniente onorario di 99 dollari a botta.

Manzoni era angosciato dal concept, tanto da mutare l’antifrastico Fermo in Renzo e l’avvocato Pettola in Azzeccagarbugli; Simenon li individuava nell’elenco telefonico e li lasciava decantare. La scelta dei nomi può essere legata al mondo degli affetti dell’autore, un omaggio letterario o espediente comico, come per il filone Bruno Liegi Bastonliegi di Maccio Capatonda. La maggior parte delle volte si è però mossi da quello che Carlo D’Amicis, autore de La guerra dei cafoni, chiama principio di evocazione subliminale: il nome fornisce una chiave d'interpretazione obliqua del carattere del personaggio. Ecco che un personaggio dogmatico, severo, aguzzo, si chiama Filippo Spinato detto Filo; o i Walter di mezz’età protagonisti delle opere di Guido Morselli sono decisamente w-Alter ego dell’autore. A volte sono i personaggi stessi a litigarseli, come nella magistrale scena delle Iene tarantiniane con le accorate proteste di Steve Buscemi assegnatario del nickname Mr. Pink. La folgorazione per un nome può essere anche pericolosa e Loriano Macchiavelli ne sa qualcosa: nel suo romanzo Strage sul tema dell’attentato alla stazione di Bologna ha sostituito tutti i nomi dei personaggi reali coinvolti nel processo, tranne quello di Picciafuoco. Quando la Corte di Appello assolverà gli imputati del massacro Macchiavelli si vedrà beffardamente querelato - senza conseguenze - da quel personaggio controverso dal cognome evocativo. Meno aspra la romanesca disavventura di recente occorsa a Tommaso Pincio, da lui raccontata su un social network: ispirato per strada da un nome, si ferma a prendere appunti e viene confuso per un vigile che multa a tradimento, con tanto di zuffa prima che l’equivoco sia chiarito.

Link scena Le iene: http://youtu.be/5bWFcsqkvGo


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