13 giugno 2016

Classico in pillole: Giovane turco

di Antonio Armano

Moris Farhi, Giovane turco, Edizioni Lavoro, euro 15, pagg. 354

 

Premesse prepuziali «Tutto cominciò il giorno della mia circoncisione».

 

Riti segreti «Letteralmente, Dönme significa “girato, voltato”. Usata per descrivere un popolo, questa parola si riferisce ai seguaci di Sabbatai Zevi, il saggio ebreo del XVII secolo che si era proclamato il Messia tanto atteso. Zevi fu arrestato dal sultano Mehmet IV, detto il Cacciatore, per aver fomentato disordini, e gli venne chiesto di provare la sua identità, facendo in modo di sopravvivere alle frecce che i tre migliori arcieri del regno gli avrebbero scagliato contro. Da saggio qual era, egli rifiutò di sottoporsi alla prova e si convertì precipitosamente all’Islam; e i suoi seguaci, interpretando la sua conversione come un ulteriore passo verso la realizzazione della profezia messianica si convertirono en masse insieme a lui. Ciononostante nei secoli seguenti rimasero legati alla propria fede e continuarono a praticare riti ebraici in segreto».

 

Il Profeta e la circoncisione «Maometto, Benedetto sia il Suo Nome, era nato perfetto e perciò è stato l’unico uomo a vedere la luce già circonciso».

 

Ogni suono dell’universo «Lei aveva stretto amicizia con Handan Ramzan, la ragazza che abitava vicino alla panetteria e suonava il kanun, lo strumento magico che secondo il padre di Handan, il nostro più grande musicista, è in grado di riprodurre ogni suono dell’universo mediante le sue settantadue corde».

 

Albert Eckstein «Albert Eckstein, un pediatra ebreo, tedesco fuggito dalla Germania hitleriana cui era stato dato asilo da Atatürk in persona e che, nel corso degli anni, era assurto al rango di santo nell’ospedale Nümune di Ankara, l’istituto che rappresentava un modello per ogni altro nosocomio della nazione».

 

Libertà «Eleftheria, la mia amante greca, che aveva il nome di “libertà” e menava vanto dell’esser molte donne allo stesso tempo».

 

Ankara «Questa cittadina di umili origini che, eccezion fatta per un antico castello in cima a un poggio, non era mai stata toccata dalla storia, si stava rapidamente innalzando a simbolo della nuova Turchia».

 

Vangelo secondo Eleftheria «… dal vangelo secondo Eleftheria: il corpo umano, a qualunque età e in qualunque sembianza, anche nella deformità, è bello a vedersi. Il più bel cazzo che lei mai avesse conosciuto apparteneva a un uomo con un braccio rattrappito».

 

Zingari «L’abbondanza di cui gli zingari godevano ogni tanto proveniva dai giovani maschietti che chiedevano l’elemosina nei luoghi affollati come i mercati, le stazioni dei treni e degli autobus, lo stadio e i bordelli. Questi ultimi erano il miglior terreno di caccia in assoluto».

 

Gelatina di tamarindo «E poi c’erano natiche così evidentemente innamorate della vita che oscillavano come gelatina di tamarindo e facevano venire l’acquolina in bocca».

 

Depilazione e sociologia «La nostra ricerca sul pelo pubico, oltre alla sua intrinseca piacevolezza, ci consegnò una lezione di sociologia: le pudende rasate dichiaravano non solamente lo stato civile della signora sotto osservazione, ma anche la sua posizione nella società. Nella fattispecie, le donne che avevano il pube sempre pulito erano quelle tanto ricche da avere molto tempo libero da dedicare alla pratica, e cameriere pronte ad aiutarle, quindi appartenevano alla vecchia aristocrazia o alle fila dei nouveau riche. Le donne un poco più ispide, invece, tradivano provenienze più modeste: i figli, le faccende domestiche oppure il lavoro riducevano il tempo disponibile per la depilazione. E infine, le donne che evitavano la rasatura durante il ciclo mestruale erano spesso legate ad ambienti molto devoti».

 

Legumi intimi «Per quanto riguarda il clitoride, è ben noto a tutti che esso, come il pene, è di dimensione variabile. È ben noto altresì che i turchi, influenzati dalla famosa opera di Aristotele, Le parti degli animali, li hanno classificati in tre taglie diverse, battezzando ciascuna in onore di un cibo popolare […]. Queste sono le categorie: susam, “sesamo”, per il clitoride piccino; mercimek, “lenticchia” (e in Turchia stiamo parlando di lenticchie brune) per quello medio il quale, rappresentando il novanta per cento dei clitoridi esistenti, è considerato normale; e nohut, “cece”, per quello di grosso calibro».

 

Carnagione armena «Adesso, riguardando le vecchie fotografie, mi rendo conto che era una donna piuttosto attraente; aveva quella bella carnagione delle olive che rende gli armeni un popolo così bello».

 

Delazioni «… a Salonicco, contrariamente a ogni altra città greca, molti abitanti avevano denunciato i vicini di religione ebraica. Queste delazioni avevano molto a che vedere con lo spirito nazionalistico dei greci, ancora risentiti per il fatto che, nel corso di tutti questi secoli in cui Salonicco era stata una città ottomana. Gli ebrei e i turchi avevano convissuto in grande armonia».

 

Carne «I maschi greci, lo sapevano tutti, avevano un debole per la carne ebraica. E anche i tedeschi, si diceva, ne erano segretamente appassionati».

 

Levantini «In generale, ci informò Bilâl, il mercato nero dei passaporti era dominato dai levantini, la piccolissima minoranza di europei che, innamorati dell’Oriente, si erano stabiliti nell’impero ottomano e si erano uniti in matrimonio con tutte le sue popolazioni. Immensamente fieri delle loro origini meticce, agli occhi mediorientali, i levantini erano divenuti “adorabili canaglie”. Nella nuova Turchia avevano perfezionato la loro occupazione altamente specializzata di iş bitirici, “completatori”; si diceva che una volta accettata una commissione, solo la morte avrebbe impedito a uno di loro di portarla a termine con soddisfazione del cliente».

 

Il pesce dei prigioneri «Un suo compagno di classe, Tommaso (nome turco: Turgut) era figlio di “Nettuno”, il padrone del famoso ristorante sul Corno d’Oro, che serviva il miglior pesce del mondo. Nettuno era un rampollo degli Adriatiko, un ramo nobile di levantini discendenti di marinai veneziani fatti prigionieri durante le battaglie navali del Cinquecento e del Seicento, poi usati come rematori schiavi sulle navi da guerra ottomane e, infine, liberati con il permesso di stabilirsi nell’impero. Nettuno aveva un’orda di “cugini” che, nella propria normale attività di contrabbando, solcavano i quattro mari turchi con una flotta di pescherecci: non c’era da stupirsi che avessero finito col dominare il commercio del pesce, il che spiegava l’eccellenza del suo ristorante».

 

Conti «”I conti fatti a casa, al mercato non tornano mai” dicono i turchi. Niente di più vero. Nel giro di pochissimo tempo andò tutto storto».

 

Guerra e baci «6 luglio 1943. Ieri era il mio compleanno. Adesso ho diciassette anni! Sono una donna, dice mia madre. Io di certo mi sento così. Pronta e più che disponibile a essere baciata. Ma tu dove sei?»

 

Bisnonne «Nell’ultima parte della sua vita, probabilmente intorno al 1878, quando la Bulgaria divenne una provincia autonoma entro l’impero ottomano, il bisnonno emigrò a Smirne, il porto ottomano sull’Egeo. Lì, sposò la mia bisnonna; di lei non si sa nulla salvo che, avendo dato alla luce solamente il padre di mio padre, non si distinse come ventre granché fruttuoso (ciononostante, come dice il proverbio, a una donna basta mettere al mondo un solo figlio per trionfare su Satana)».

 

La capitale sefardita «All’epoca della nascita di mia madre, nel 1909, otto anni prima del Grande incendio che come presagio dei roghi a venire distrusse gran parte della città, Salonicco era ancora sotto il dominio ottomano e contava una popolazione di circa centottantamila anime, delle quali più della metà ebree. Di fatti, come aveva giustamente affermato il monaco zarista, la maggioranza ebraica, per lo più europeizzata ed economicamente vivacissima, aveva guadagnato alla città il nomignolo di “capitale sefardita”».

 

Mutande e cannella «Allegra confezionò una serie di incantesimi e pozioni. Uno di questi amuleti, giura mio padre ancora oggi, su di lui aveva fatto meraviglie: mutandine di seta francesi spruzzate di polvere di cannella per indurre un dolce tumulto nei suoi genitali».

 

La carneficina del 1922 «Il 9 settembre le truppe turche liberarono Smirne. Il 10 il Paşa entrò in città. Il 13, mentre i militari greci cominciavano a imbarcarsi nella penisola di Urla, a Smirne ebbe luogo una terribile carneficina. Data alle fiamme da alcuni abitanti, la città vide il massacro di molti suoi abitanti greci per mano dei turchi assetati di vendetta. Il comandante militare della città si limitò ad assistere».

 

Neutralità «Decidendo di entrare nel conflitto solo nel febbraio 1945, malgrado la costante pressione degli Alleati negli anni precedenti, il nostro sagace condottiero, İsmet İnönü, amico, commilitone, discepolo e successore di Atatürk, non solo era riuscito a salvare il paese della distruzione, ma aveva anche schierato la Turchia in prima fila come membro fondatore delle Nazioni Unite».

 

Pulci su Sirio «Mehmet il Simurgo conosce ogni cosa. È il cantastorie che di giorno fa il giro di tutti i quartieri e la sera si esibisce da noi come mangiatore di fuoco. Lui dice che ogni accadimento ha una causa e una conseguenza, e che la causa ha sempre origine nei corpi celesti. Se per esempio una pulce atterra su Sirio, il suo peso per quanto minimo influenza comunque l’attrazione che la stella esercita su di noi e altera il corso delle nostre vite».

 

Gli abkhasi e dio «Era originario del Caucaso, un abkhaso. Non musulmano ma cristiano, come molti di loro. Suo padre, un apicultore di Sukhumi, aveva gioito così tanto per la benedizione di un figlio maschio, che era diventato un uomo di chiesa allo scopo di rendere grazie. Nell’Unione Sovietica senza dio di Stalin, era stata una follia: sia lui che sua moglie erano stati giustiziati».

 

Camerate ottomane «In retrospettiva, posso dire senza esitazioni che a renderci formidabili era la composizione multietnica del nostro gruppo. Eravamo in ventiquattro e rappresentavamo l’intero spettro della miscela demografica turca: abkhasi, albanesi, âlevi, arabi, musaraiti, armeni, azeri, bosniaci, circassi, curdi, dönme, ebrei, georgiani, greci cattolici, greci ortodossi, karaiti, lazi, levantini, pomak, pontici, russi (anzi russi bianchi, come preferivano dire loro), süryâni (noti anche come assiri), tatari, turchi, turchi e yazidi. Quindi non c’era millet – arcaico termine ottomano per indicare le etnie diverse, scovato dal nostro insegnante nei ripostigli della Storia – che potesse formare una maggioranza dominante o attribuirsi una superiorità, come era sempre stata la norma e ancora accadeva in alcune delle altre camerate».

 

L’arte di sedere in disparte «"Sii placido. Perfeziona l’arte di sedere per conto tuo, in pace. Però veglia, sempre. Osserva i movimenti di tutti e valuta il proposito cui obbediscono. Ti renderai conto che tutti cercano qualcosa"».

 

99 sfumature di melanzana «Secondo il folklore turco, novantanove è il numero limite di ricette con cui l’umanità può cucinare le melanzane; si presume che esistano altri novantanove modi almeno per farlo, ma che questi siano noti solo ad Allah»

 

Papa e Paşa «Hemingway, la cui mascolinità corsara lo rendeva, a suo modo di vedere, il più turco degli scrittori stranieri».

 

Foreste «Nella prima giornata dei giochi funebri per Haydar percorremmo la pista campestre dal Bosforo superiore alla Belgrad Ormani, la foresta creata per commemorare la conquista di Belgrado, nel 1521, da parte di Solimano il magnifico».

 

Trippe all’alba «Lei andava a quante più feste poteva e passava dall’una all’altra fino alla colazione del mattino, con i più resistenti, in una famosa tripperia di Beyoğlu».

 

Cupole e seni «Ogni panorama del Bosforo, o dal Mar di Marmara, o dalle lussureggianti distese di pini e cipressi, riflette secoli di storia. Sfumature che possono essere state create solo dalla tavolozza di Dio vengono riversate sulle case strette le une sulle altre, sui maestosi yali  di legno, sui loro tetti carezzati dal sole, sui minareti sottili come lapis e le loro cupole che paiono seni di donna».

 

Termini «La sigaretta è finita. Lei mi stringe fra le gambe…»

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0