02 settembre 2015

Classico in pillole: Limonov, il tartaro che vuole incendiare New York

di Antonio Armano

Eduard Limonov, Diario di un fallito, Odradek Edizioni, pagg. 169, 13 euro

 

Perché mai alzarsi dal letto «Non c'è un posto dove poter andare. Non ci sono genitori ad aspettare, sono assenti. Non ci sono gli amici ad aspettare, sono assenti. Non mi aspetta un'amata o un amato, manca. Non mi aspetta il lavoro – non c'è – il lavoro è confluito in me. Non mi aspettano i compagni di sbornie – non si beve più. Che amarezza. Perché mai alzarsi dal letto».

 

Amore e stupidità «Sapevo: sono innamorato, giacché diventai piuttosto stupido».

 

Compleanni «Dopomani celebro una nascita. La mia: è il mio compleanno. Lo passerò da solo, componendo qualcosa di particolarmente elaborato, nutrendomi di carne e di vino. Più tardi andrò all'Ottava Avenue per scegliermi una prostituta. Una che chiede poco, probabilmente bianca. Una metà bella, metà volgare».

 

Guerra civile «Vi piace l'espressione “guerra civile”? A me molto».

 

Scopi «Come se la vita avesse solo questo scopo: che N. trovi il lavoro che vuole, M. pubblichi un libro, e D. si compri finalmente il suo appartamento a New York con l'ingresso indipendente».

 

Tartari «Io sono un tartaro, un mongolo. Mia madre è nata a Kazan'. Noi mongoli siamo furbi e saggi. Mi muovo tra loro con la mia frangetta fino alle sopraciglia, sorrido cortesemente, e nascondo la mia noia nomade tremenda, nata nelle steppe annerite, vicino alle città demolite, quando tutti i maschi sono stati ammazzati, tutta la carne consumata, le donne prigioniere consumate – e cos'altro da fare rimane su questa terra?»

 

Neve e miseria «È triste anche quando è marzo o aprile, sei senza soldo e nevica. Come adesso. Dalla finestra vedi gli edifici fatiscenti di Broadway, hai appena traslocato – da quattro giorni vivi in un hotel sporco, da solo, ed è già il secondo anno senza amore».

 

Poveri e belli «Povero è bello, e io sapete, mi reputo un esteta».

 

New York «Ti compiango New York. Nella città degli umidi venti dell'Atlantico. Dove la peste fiorisce all'infinito. Dove gli uomini schiavi servono gli uomini padroni, i quali sono schiavi a loro volta».

 

Stranieri «Sono lo scrittore smarrito, lo straniero sbandato, il cliente della Fbi, il poeta delle idee pericolose. Sono l'amante della governante del miliardario».

 

Pubblico «I film idioti, fatti per gli schiavi e per cervelli di gallina».

 

Massime «Peggio va, meglio è»

 

Scrittura e rivoluzione «A me personalmente piace solo scrivere, ma neanche sempre. In generale preferisco non far nulla. Preferisco pensare. Ricordare le poesie. Prendere il sole. Mangiare la carne. Bere il vino. Fare l'amore oppure organizzare la rivoluzione».

 

Averi «Quando vedi gli averi di una persona morta ti rendi conto di quanto è stato futile possederli».

 

Nemici «Così passo il tempo tra i nemici».

 

Sesso e giustizia sociale «Si deve aspettare: se vendo il libro, avrò i soldi, anche se pochi. Fino ad allora abbi pazienza, accontèntati di quel che passa il convento, - di donne bruttine o difettose. Beh forse qualche volta, per caso, ne càpita anche una speciale. E poi ti vengono a parlare di giustizia sociale! Ci sarà giustizia quando il sesso non dipenderà più dal denaro».

 

Gusti «Mi piacciono il pepe nero, i profumi e i liquori, e l'odore dei piccoli giornali estremisti che incitano a distruggere e a non costruire nulla».

 

Paure «Ho paura, ho paura  - dei disegni gialli, dei raggi polverosi di luce, dei vecchi, delle pillole, del pianto infantile all'alba, della cacca dei cuccioli, dell'uccello ammazzato e del vaso di famiglia spaccato color azzurro. Poi, ho paura del mio vero cognome, della schiuma del mio passato, della lettera “p”, dei disegni avvolti in un tubo e del pane bianco, molto bianco».

 

Memoria «Mamma mia! La vita è un sogno, e non si riesce a ricordare nulla. Un sogno totale – la poesia, la vita moscovita, le mogli che compaiono e spariscono, gli amici, le tenere ammiratrici, la natura russa, la Crimea, il Caucaso, le nevi di Mosca, e di Mosca i crepuscoli d'inchiostro scuro».

 

Nabokov «Sono una rivolta selvaggia, porto nel mio cuore una rivolta à la Pugačev. Non sarò mai un secondo Nabokov, non andrò mai a caccia di farfalle per i prati, correndo con le gambe senilmente nude, pelose e anglofone». 

 

Il grigiore di Solžencyn «Il mio due volte compatriota, Aleksandr Isaevič Solžencyn merita di essere annegato nel cesso. Mi chiedete, perché? Per la mancanza di brio, per il tedioso grigiore dei suoi eroi, per le loro divise militar-russofilo-criminali, la divisa che lui avrebbe volentieri appioppato a tutto il popolo russo, se gliel'avessero permesso. Per i suoi pensieri a senso unico, con cui ha nutrito i suoi eroi, per la sua visione del mondo privo di allegria, degna di un maestro da Rjazan'. Per tutto ciò – nel cesso, nel cesso!».

 

Best seller «Se per caso guadagno un milione, mi comprerò le armi per organizzare un colpo di stato da qualche parte».

 

Talenti «Uccidere perché non mi consideravano, quando ero giovane e pieno di talento, come un fiore, quando credevo nell'abbagliante amore-sole. Arriveranno, ma io sarò un vecchio ratto ripugnante».

 

Sterminio «Il mio libro è stato spedito a quattro case editrici, in cui certo nessuno si affretta a leggerlo. Di nuovo attendo, i giorni passano, ed ecco che si consuma lo sterminio quotidiano a cui la civiltà ci sottopone».

 

Cambiamenti «I cinesi nel medioevo, per esempio, usavano prendere un nome nuovo per ogni periodo della loro vita. Bisogna nascondersi ai vecchi conoscenti, darsi alla macchia, dichiarare la guerra contro tutti. È meglio fare la guerra piuttosto che scavare la terra. Che ne dite? Fare la guerra è molto più facile, se non fosse per il rischio di rimanere ucciso».

 


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