11 dicembre 2015

Classico in pillole: Il Maestro e Margherita

di Antonio Armano

Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita, Guaraldi Editore, pagg. 464, 10 euro

Traduzione di Claudia Zonghetti

 

Il direttor Berlioz, Gesù e Tacito «Berlioz stava invece tentando di dimostrare al poeta che l’essenziale non era tanto che Gesù fosse buono o cattivo, quanto che come persona non era mai esistito, e che tutte le storie sul suo conto erano semplici invenzioni, la più banale tra le mitologie. Va detto che il direttore era un uomo di vaste letture e che nel suo discorso rimandava con grande cognizione di causa a fonti antiche, come al celebre Filone di Alessandria, ad esempio, o a Giuseppe Flavio, persona di grande sapienza, i quali mai e poi mai avevano alluso all’esistenza di Gesù».

 

Kant al Gulag «Ma la proposta di deportare Kant a Solovki non solo non meravigliò lo straniero, ma anzi lo trovò entusiasta».

 

Il gatto Behemoth «Ma non era finita lì: il terzo della compagnia era un gatto sbucato da chissà dove, grande e grosso come un porco castrato, nero come il carbone o come un corvo che dir si voglia, e con tremendi baffi da cavallerizzo. Quel terzetto se ne andava per il vicolo, con il gatto che, tra l’altro, camminava sulle zampe posteriori».

 

Ponzio Pilato nel giorno della crocifissione «Con il suo mantello bianco dai risvolti rosso sangue e l’andatura strascicata da cavaliere, alle prime ore del giorno quattordici del mese primaverile di nisan, per il porticato tra le due ali del palazzo di Erode il Grande fece il suo ingresso il procuratore della Giudea Ponzio Pilato. Più di ogni altra cosa al mondo il procuratore odiava l’odore dell’olio di rose, e in quel momento tutto lasciava presagire una pessima giornata, dato che l’odore in questione lo perseguitava sin dall’alba».

 

Profezie di morte e frasi storiche «“Perché Annuška — rispose l’altro strizzando gli occhi verso il cielo dove, presentendo il fresco della sera, volteggiavano silenziosi degli uccelli neri — ha già comprato l’olio di girasole, e anzi, non solo l’ha comprato, ma l’ha già fatto cadere. Dunque la riunione non avrà luogo”».

 

Decapitazione del direttore «Il tram coprì Berlioz e sotto il cancelletto del viale Patriaršij, sul pendio lastricato, venne sbalzato un oggetto tondo e scuro. Che rotolando giù finì sul selciato della Bronnaja. Era la testa mozzata di Berlioz».

 

Incontro tra il Maestro e Margherita «“Aveva in mano dei fiori gialli, orribili e inquietanti. Lo sa il diavolo come si chiamano, ma era la prima volta che ne vedevo a Mosca. Fiori che risaltavano sul nero del suo soprabito primaverile. Fiori gialli! Che brutto colore. Dalla Tverskaja svoltò in un vicolo e qui si girò. Ce l’ha presente la Tverskaja? Beh, c’erano migliaia di persone, ma le giuro che lei vide solo me, e mi guardò con occhi inquieti, per non dire morbosi. Quello che mi colpì non fu tanto la sua bellezza, ma l’inconsueta solitudine nei suoi occhi: mai visto niente di simile! Soggiogato da quella macchia gialla, svoltai anch’io nel vicolo e la seguii”».

 

Amore e assassinio «“L’amore ci si parò davanti come un assassino che sbuca da un vicolo, e ci colpì entrambi! Come un lampo, come una coltellata!”».

 

Il romanzo dovette soccombere «“Il fuoco mugghiava nella stufa, e la pioggia sferzava le finestre. In quel momento accadde l’ultima cosa. Estrassi da un cassetto della scrivania le pesanti risme del romanzo e i quaderni delle brutte e iniziai a bruciarli. È una cosa molto difficile da fare, perché la carta scritta non brucia facilmente. Stracciavo i quaderni spezzandomi le unghie, li mettevo in piedi tra i ceppi e li stuzzicavo con l’attizzatoio. Di tanto in tanto era la cenere ad avere la meglio su di me, soffocando la fiamma, ma io lottavo, e il romanzo, pur opponendo una strenua resistenza, dovette soccombere”».

 

Puskin e il gasolio per il riscaldamento «Prima di quel sogno Nikanor Ivanovič non conosceva le opere del poeta Puškin, mentre doveva conoscere benissimo lui, il poeta, poiché ripeteva più volte al giorno frasi del tipo: “Chi è che pagherà l’affitto, Puškin?”, o anche “Chi è stato a svitare la lampadina per le scale, Puškin?”, “Chi comprerà il gasolio, Puškin?”»

 

Hella, assistente di Satana «Gli fu aperto all’istante, ma questi trasalì e indietreggiò, entrando solo in un secondo tempo. Era comprensibile. Gli aveva aperto una ragazza senza niente addosso, ad eccezione di un lezioso grembiulino di pizzo e di una crestina bianca. Ah sì, ai piedi aveva delle scarpette dorate. Quanto al fisico la ragazza era irreprensibile, e l’unica pecca nel suo aspetto poteva essere ritenuta una cicatrice violacea sul collo».

 

Fine vita e feste «“Io non le consiglierei di ricoverarsi in clinica — continuò l’artista — che senso ha morire in una corsia d’ospedale tra i lamenti e il rantolare di malati inguaribili? Con quei ventisettemila rubli non sarebbe meglio organizzare una bella festa, prendere del veleno e passare all’altro mondo a suon di musica, circondato da belle ragazze ebbre e amici scanzonati?”».

 

Orrori sovietici «Margherita Nikolaevna non toccava mai i fornelli. E non conosceva gli orrori della coabitazione. Insomma... Era una donna felice? Mai stata, neanche per un attimo!».

 

Margherita e l'unguento diabolico «La ruga sottile e verticale che le tagliava la radice del naso e che era apparsa allora, in ottobre, quando il Maestro era scomparso, era sparita. Come erano sparite le ombre giallognole vicino alle tempie e le due reti appena percettibili agli angoli esterni degli occhi. La pelle delle guance si era coperta di un color rosa omogeneo, la fronte era bianca e pulita, la permanente dei capelli si era disfatta. Dallo specchio la trentenne Margherita era osservata da una donna di una ventina d’anni, dai capelli neri e ricci, che rideva con i denti in bella mostra senza riuscire a trattenersi.»

 

Il mappamondo multimediale di Satana «“Non mi piace sentire le ultime notizie alla radio, dico la verità. Le leggono sempre delle ragazze che pronunciano male i nomi delle località. E poi una su tre di regola è balbuziente, neanche fosse un requisito necessario. Il mio mappamondo è molto più comodo, tanto più che io ho necessità di sapere perfettamente cosa sta accadendo. Vede questo pezzetto di terra, per esempio, quello che su un lato è lambito dall’oceano? Guardi, sta per essere invaso dal fuoco. È iniziata una guerra. E se avvicina gli occhi potrà vedere anche i dettagli”».

 

Il Gran Ballo di Satana «Nella sala successiva non c’erano colonne; al loro posto c’erano pareti di rose rosse, rosa e bianco latte da una parte, e una parete di camelie giapponesi dall’altra. Tra di esse c’erano fontane che zampillavano gorgoglianti, con lo champagne che spumeggiava in tre vasche, di cui la prima era d’un viola trasparente, la seconda di rubino e la terza di cristallo. Accanto ad esse si affaccendavano dei negri in fasce scarlatte che riempivano delle coppe piatte con dei mestoli d’argento da cui attingevano alle vasche».

 

Vodka a una signora «“Pensa forse che oserei offrire della vodka a una signora? Questo è alcool puro!”»

 

I manoscritti non bruciano «“Mi scusi, ma non le credo — rispose Woland — non è possibile. I manoscritti non bruciano”».

 

Sera sulla terra «Numi, numi! Com’è triste la terra di sera! Come sono misteriose le brume sulle paludi. Chi tra quelle brume ha vagato, chi ha molto sofferto prima di morire, chi ha volato sulla terra carico di un fardello troppo gravoso, lo sa. Lo sa chi è stanco. E senza rimpianto lascia le brume della terra, le sue paludi e i suoi fiumi, e si concede a cuor leggero alle braccia della morte, conscio che solo lei potrà dargli la quiete».

 

Partenze sataniche di sabato «Che altro accadde a Mosca dopo che, al tramonto di quella sera di sabato, Woland lasciò la capitale scomparendo con tutto il suo seguito dai Vorob’ëvye gory

 


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