26 febbraio 2016

Com'è umana la metropoli bestiale di Disney

di Alexis Paparo

Quando ci si mette in testa di realizzare “il film con animali più incredibile che si sia mai visto”, parola del produttore di Zootropolis Clark Spencer, le cose possono anche sfuggire di mano. C'è da immaginare un mondo in cui l'uomo non è mai esistito e tutto, dagli edifici ai mezzi pubblici, dagli hotel alle riviste, è creato a misura d'animale. Anzi di animali, visto che all'interno del 55esimo classico Disney, nelle sale italiane dal 18 febbraio, sono 64 le specie rappresentate. Poi c'è da rendere questo universo senza sbavature, evitando di stiracchiare fino allo strappo il concetto alla base del film. Non c'è niente di più triste di una battuta che non fa ridere o di un parallelismo che non viene colto. Una volta creato il contenitore perfetto, servono una storia incalzante, protagonisti ben strutturati e un messaggio potente, universale ma allo stesso tempo applicabile anche nel mondo che attende gli spettatori fuori dalla sala. Zootropolis, diretto da Byron Howard e Rich Moore, riesce a fare tutto questo. Scegliendo di tornare alle origini dei classici Disney che vanno da Bambi al Re Leone, ma rendendo gli animali protagonisti senza fargli scimmiottare noi, piuttosto creando una storia che esamini e “denunci”gli steriotipi umani. “Abbiamo scoperto che la maggior parte degli animali – il 90% – è formata da prede”, ha spiegato Byron Howard. “Solo il 10% è composto da predatori. Abbiamo sempre pensato che il regno animale fosse governato dai predatori, mentre invece sono in minoranza. Abbiamo parlato con diversi antropologi e sociologi per ripercorrere la storia dell’umanità: ogni volta che una maggioranza e una minoranza entrano in contatto, si sviluppano dei problemi sociali. Abbiamo scoperto e notato che gli animali di ogni specie tendono a stare con animali che gli somigliano; trovano rifugio e protezione nei loro gruppi individuali e tendono a evitare animali che sono differenti”. Una ricerca che ha condotto i realizzatori a individuare il centro del film in una storia che parla di stereotipi e pregiudizi. E dava la possibilità di affrontare discorsi importanti e, mai come in questo momento, attuali.  Zootropolis è infatti ambientato in una città dove predatori e prede hanno smesso di mangiarsi a vicenda e convivono, più o meno pacificamente, in una metropoli che vuole essere di tutti adattandosi alle differenze reciproche. “Ognuno può essere ciò che vuole”, è il motto della città, e i creatori di Zootropolis hanno davvero fatto in modo che ciò accadesse. Ci sono quindi mezzi di trasporto dove possono viaggiare contemporaneamente topi, elefanti e tigri, ristoranti dove ippopotami e criceti pranzano insieme, letti d’hotel adattabili a tutte le taglie e sopratutto quartieri, Da Sahara Square a TundraTown passando per Bunny District, che riproducono i differenti habitat, clima incluso. I protagonisti sono due nemici naturali: una volpe un po’ truffaldina e una coniglietta che cerca di farsi strada come ufficiale di polizia. I due dovranno imparare a spogliarsi delle diffidenze reciproche e lavorare insieme per ritrovare una lontra scomparsa. Seguendo la rocambolesca e spesso buffa indagine della coppia viene mostrato, senza prediche o insistenze, che avere pregiudizi rende deboli perché c'è sempre qualcuno poi pronto a cavalcarli e sfruttarli a proprio vantaggio. E che il “try everything”, colonna sonora del film cantato da una Shakira trasformata in gazzella, porta al lieto fine ma solo se lo si costruisce, se si resiste, se si crede in sé stessi e in quello che si vuole diventare. A rendere il tutto divertente ci sono poi i bradipi dipendenti della motorizzazione, i bufali agenti di polizia, il leone-sindaco, il toporagno scelto per interpretare il boss criminale di Zootropolis, difeso dalle sue guardie del corpo/orsi polari. E un mondo che non smette mai di stupire realizzato con tecnologie che hanno consentito di riprodurre il vento sulla pelliccia degli animali, il movimento di ogni singolo pelo mentre questo corre o cammina, la sensazione di gelo di TundraTown e l'umidità di piazza Sahara.

 


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