18 ottobre 2019

Contro il nazismo, a testa alta e braccia conserte

La tragica storia di August Landmesser, nato a Moorrege, vicino ad Amburgo, il 24 maggio 1910 e morto settantacinque anni fa, il 17 ottobre 1944, in Croazia, è arrivata fino a noi e ha conosciuto notorietà internazionale attraverso una foto che lo ritrae, unico in mezzo a una folla di centinaia di persone che acclamano Adolf Hitler, mentre si rifiuta di fare il saluto nazista, rimanendo a braccia conserte. La fotografia fu scattata probabilmente il 13 giugno 1936 nel porto di Amburgo in occasione della cerimonia di inaugurazione della nave Horst, alla presenza di Hitler; l’immagine fu ritrovata soltanto nel 1991 e Landmesser, che lavorava proprio ad Amburgo, come operaio nei cantieri navali Blohm + Voss, fu riconosciuto come l’uomo dalle braccia conserte dalle figlie Ingrid e Irene. L’identificazione non è certa, ma la storia di August Landmesser corrisponde a quell’immagine di pacata rivolta, di ostinata resistenza all’oppressione e al destino. Non sappiamo se Landmesser sia stato allora individuato e punito o comunque abbia subito conseguenze per il suo gesto, sicuramente coraggioso, nel contesto di quegli anni. In ogni caso il nazismo fu la causa della sua sventura e della distruzione della sua famiglia e già allora August aveva fondati motivi per non entusiasmarsi per la presenza di Hitler e per non inneggiare all’ideologia nazista. Eppure da giovane, nel 1931, aveva aderito al Partito nazionalsocialista, nella speranza che questa scelta potesse aiutarlo a trovare lavoro. La sua vita cambiò radicalmente quando nel 1934 si innamorò di Irma Eckler, una giovane donna di religione ebraica; nel 1935 si sposarono e nello stesso anno nacque la figlia Ingrid. Quella che poteva essere la normale storia di una famiglia fondata sull’amore, che si dimostrerà nel tempo profondo e solido a fronte delle avversità, si trasformò presto in un incubo, segnato dall’odio e dalle persecuzioni antiebraiche che trovavano nelle leggi di Norimberga promulgate nel settembre 1935 un ampliamento e un fondamento giuridico. In particolare, la legge per la protezione del sangue e dell’onore tedeschi proibiva i matrimoni e i rapporti extraconiugali tra Ebrei e non Ebrei, allo scopo di mantenere la presunta purezza del sangue tedesco. Il matrimonio venne considerato non valido e August fu espulso dal partito nazista e accusato del reato di oltraggio razziale (Rassenschande). Nel 1937 la famiglia cercò di rifugiarsi in Danimarca, ma furono bloccati alla frontiera. Nel 1938 August per aver perseverato nell’oltraggio alla razza ariana rimanendo legato a Irma nonostante diversi ammonimenti e un arresto, fu condannato a trenta mesi di lavori forzati da scontare in un campo di concentramento. Non vide mai più la moglie, che fu a sua volta arrestata e internata nei campi di Amburgo, Orianienburg e Ravensbruck. Irma Eckler morì nel 1942 a Bernburg, in istituto sanitario dove venivano eliminati i malati mentali. August, benché scarcerato nel 1941, fu mantenuto in un regime di lavoro forzato e nel 1944, arruolato nella Wehrmacht, inserito in un battaglione di fanteria formato da persone condannate dalla giustizia militare o da quella civile. August Landmesser non è più tornato a casa; si ritiene che sia morto in combattimento in Croazia, alla fine del 1944. Le figlie furono affidate ad alcuni parenti e seppero soltanto a guerra finita del destino dei loro genitori. La minore, che volle mantenere il nome della madre, Irene Eckler ha ricostruito nel libro A family torn apart by "Rassenschande”, uscito nel 1997, la storia della sua famiglia. La foto di August, un operaio di ventisei anni, a cui l’amore ha aperto gli occhi sui pericoli del fanatismo nazista, rimane l’emblema della possibilità di opporsi con un semplice gesto al conformismo e all’oppressione. 

 

Immagine: Tra le persone che fanno il saluto nazista è evidenziata nel cerchio una, non identificata con certezza, ma probabilmente August Landmesser, che rifiuta di farlo (13 giugno 1936). Crediti: arastiralim.net [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

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