21 novembre 2019

Da Portaluppi alle stelle, nel Planetario di Milano

Nel pieno centro di Milano, incastonato tra corso Venezia e gli ippocastani dei giardini Indro Montanelli, è facile oltrepassare senza notarlo un edificio neoclassico con una grande cupola verde. Si va di corsa, come sempre: un appuntamento imminente, il cellulare che suona, la frenesia milanese portano altrove la nostra attenzione, senza badare a un luogo nato con la dichiarata intenzione di fermare i passi e gli sguardi: siamo al Civico planetario, il prezioso regalo che Ulrico Hoepli donò alla città nel 1930. Un’epoca chiaroscura, come sappiamo: da una parte le repressioni e le violenze del fascismo; dall’altra il culto del progresso, il futurismo, le innovazioni tecnologiche che a Milano trovarono un terreno economico e culturale tra i più fertili d’Europa. Imprenditori, professionisti, artisti e società civile parteciparono in varia misura al rilancio della città negli anni successivi alla Grande guerra; ovunque fervevano lavori importanti come la costruzione dello stadio Meazza e dell’ippodromo, la realizzazione della piscina Caimi e del palazzo del Ghiaccio, la copertura dei Navigli, la drastica riqualificazione (e conseguente distruzione) del malfamato quartiere Bottonuto.

 

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                                                  La facciata del Civico planetario Ulrico Hoepli, Milano (foto di V. Canavesi)

 

Tra i numerosi cantieri aperti c’erano quelli di Piero Portaluppi, l’architetto che forse più di ogni altro ha lasciato a Milano il suo segno ironico, colto e monumentale. Suoi il sagrato e la pavimentazione di piazza Duomo, sua la ristrutturazione di casa degli Atellani e ‒ nella zona di corso Venezia ‒ casa Crespi, casa Boschi, casa Necchi-Campiglio, palazzo Buonarroti-Carpaccio-Giotto e, non ultimo, proprio il Planetario. L’edificio è a pianta ottagonale e presenta una grande cupola in rame; la struttura in muratura è severa solo in apparenza, tempestata com’è di bifore reinventate, stelle e costellazioni. Sui lati perimetrali si succedono gli accessi ai singoli settori di servizio che Portaluppi destinò a uffici, bagni, magazzini e aree museali. La facciata connotata da timpano e colonne immette nell’atrio: peccato che le splendide lampade originali ai lati dell’ingresso siano state sostituite da alcuni anonimi faretti, ma la curiosità è tanta e si entra con un timore quasi reverenziale. «Non si volta chi a stelle è fisso», ci ricorda Leonardo, ed è giunto il tempo di chiudere fuori il chiasso, il traffico, la fretta.

 

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                                Le sedie originali del Civico planetario Ulrico Hoepli, Milano (foto di V. Canavesi)

 

Sotto la cupola (quasi 20 metri il suo diametro) ci colpiscono alcune trovate e squisiti dettagli portaluppiani: le sedie originali con base girevole in ghisa, per ruotare durante l’osservazione; i punti cardinali traslati di circa 90 gradi, per posizionare l’ingresso a nord; lo skyline della Milano del tempo finemente intagliato nella base della cupola (si riconoscono il duomo, San Carlo, le Grigne e il Resegone, il Monte Rosa).

 

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                       Il planetario optomeccanico Zeiss IV del Civico planetario Ulrico Hoepli, Milano (foto di V. Canavesi)

 

Il cuore pulsante della sala è però un portento di tecnologia e sapienza costruttiva: è il planetario optomeccanico Zeiss IV, capace di accendere stelle ed emozioni grazie a migliaia di componenti, ingranaggi, lampade, specchi, proiettori, motori elettrici. Una consolle permette di azionarlo simulando i movimenti e la luminosità di stelle, pianeti e oggetti del profondo cielo: quando le luci si spengono è tutto un “Ooooh” di meraviglia, ad accogliere una vista strepitosa ‒ la stessa che purtroppo l’inquinamento luminoso ci nega ogni notte. Via via gli occhi si fanno più vigili e attenti; la memoria fruga nei suoi cassetti alla ricerca di figure, mappe e costellazioni. Ed ecco il Grande Carro, la Stella Polare, Orione, Sirio, la Via Lattea… l’abilità del conferenziere alla consolle guida anche noi meno esperti alla scoperta della volta, orientandoci tra le immagini di migliaia e migliaia di corpi celesti. In pochi istanti ci si dimentica tutto: l’ora, il tempo, gli appuntamenti. Adulti e bambini, professori e scienziati, curiosi e appassionati si ritrovano tutti in silenzio, a testa in su, sotto lo stesso cielo.

L’esperienza è totalmente immersiva e si fatica, una volta fuori, ad abbandonare lo stato di grazia contemplativa vissuto dentro. Non resta che uscire ripromettendosi di tornare, scegliendo tra i numerosi eventi in programma: un merito e un punto di orgoglio per l’Associazione LOfficina, che con la sua attività tiene vivo questo luogo di stupore e conoscenza. A presto, Planetario.

Si ringraziano Andrea Castelli e Nicoletta Manno di Associazione LOfficina

 

Immagine di copertina: Particolare della facciata del Civico planetario Ulrico Hoepli, Milano (foto di V. Canavesi)

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