13 febbraio 2015

Dan Segre, vita di un ebreo inquieto

di Luca Spanu

Una notte, in una zona desertica della Galilea, un uomo anziano passeggia da solo quando, in un silenzio rotto soltanto dal vento proveniente dalla valle del Mar Morto, rivolge a Dio una domanda disperata e senza risposta: “perché continuo a vivere…perché ho trascorso il tempo giocando al soldato, all’editorialista, all’uomo di mondo?”. Quell’uomo è Vittorio Dan Segre che in quelle parole rivolte a un’entità in cui non sa neanche se credere o no, dichiara il suo dolore esistenziale al termine di una platonica e complicata storia d’amore con la bella araba Samira. La domanda rivolta a Dio nel deserto è una delle tante che animano Storia di un ebreo che voleva essere un eroe autobiografia con la quale Dan Segre ci racconta la sua vita, che fu avventurosa e a tratti romantica, e che la sua abilità narrativa riesce a restituirci e a trasformare in una lunga riflessione sulla condizione umana e sul significato dell’esistenza. C’è qualcosa di profondamente intimo e al tempo stesso universale nelle domande che inquietano e accompagnano la vita di Vittorio Dan Segre. Una continua ricerca di sé stesso o meglio, per utilizzare un termine che ricorre spesso in questa biografia, un costante interrogarsi sulla propria identità ma anche riflessioni su Dio, sulla coesistenza, all’interno di ognuno di noi, di bene e male, sulla malattia e la vecchiaia. E già il titolo è programmatico e forse contiene una risposta, sicuramente parziale, ma che più si avvicina al nucleo centrale del romanzo, al problema dell’identità: l’insostituibile e inevitabile rapporto con l’ebraismo. Storia di un ebreo che voleva essere un eroe esplica con quel verbo all’imperfetto lo scarto tra ciò che poteva essere e non è stato, la voragine tra l’immagine pubblica costruita in anni di apprezzata e camaleontica carriera e la costante insoddisfazione causata da una voracità intellettuale ed estetica che Vittorio Dan Segre sembra non essere mai riuscito a saziare. Nonostante i numerosi ruoli assunti nella sua vita, giovane militare a servizio di sua maestà britannica durante il secondo conflitto mondiale e poi attivo protagonista della fondazione dello stato d’Israele, diplomatico, giornalista e accademico, in queste pagine, scritte con la lucidità e quasi serenità di chi sente avvicinarsi la fine, regnano sempre la delusione e l’insoddisfazione dell’autore per non essere mai riuscito a essere sé stesso. Sentimenti che iniziano ben presto, a partire dalla nascita in una “giornata sbagliata” e che proseguono con il tradimento fascista degli ideali risorgimentali, con la decadenza dell’illustre famiglia e con il senso di colpa tipico di chi è sopravvissuto indenne alla vergogna della Shoah. Sono stati d’animo che l’accompagneranno sempre e che solo un temporaneo rifugio nel mondo spensierato della fanciullezza sembrano momentaneamente assopire, prima che una telefonata inaspettata si risolva nell’ennesima occasione, e illusione, di intraprendere una nuova strada che possa avvicinarlo alle risposte faticosamente e inutilmente cercate. È la chiamata di Jeff, un’intelligente e affascinante donna conosciuta durante un convegno a Venezia a dargli l’occasione per cercare di dare un senso a una vita senza radici. Jeff è uno dei tanti personaggi che s’incontrano nella biografia-romanzo, persone reali che vengono però trasformate in personaggi da romanzo, in espediente letterario perché facciano da contraltare alla coscienza e alle riflessioni spirituali e filosofiche di Dan Segre, perché estrapolino, e rendano oggettivi, i dilemmi che costantemente guerreggiano all’interno della sua personalità. Non poteva mancare, prepotente, la politica, intrecciata indissolubilmente al suo essere ebreo, e così il conflitto arabo-israeliano rimane continuamente sullo sfondo e affiora a più riprese. E anche a questo può servire questa profonda biografia edita da Bollati Boringhieri: a rivelare, al lettore che conosca la materia superficialmente, tutta la complessità non solo politica e religiosa, ma anche e soprattutto culturale e direi quasi antropologica, del conflitto che da anni infiamma il Medio Oriente.


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