11 gennaio 2019

De André, il traduttore di poesia e canzone

 

Venti anni fa, l’11 gennaio 1999, morì l’amatissimo De André: cantautore, sperimentatore, ribelle, anarchico, poeta, e anche raffinato traduttore di poesie e canzoni. Moltissimi sono stati i suoi pezzi tratti da altri cantautori e da poeti, che ha riadattato abilmente mantenendo l’arduo equilibrio tra necessità metriche, semantiche e melodiche, in un raffinato gioco tra libertà e aderenza all’originale che nella traduzione in musica è ancor più complicato che nella traduzione tout court.

Più fedele alla metrica che al testo, per non modificare la melodia preferendo piuttosto sacrificare la lettera dei versi, ma rispettando quest’ultima il più possibile quando non pregiudicava la coerenza melodica, si può dire che De André ha saputo mostrare tutta la creatività che vi è nell’opera del tradurre, sperimentando e misurandosi con le tante diverse possibilità da essa offerte: con traduzioni quasi del tutto fedeli, come in Morire per delle idee, da Mourir pour des idées di Brassens, in cui nonostante le differenze tra la lingua francese e l’italiana riuscì a riprodurre un testo quasi letterale mantenendo completamente intatte la metrica e quindi la melodia, a traduzioni in cui la fedeltà semantica viene sacrificata in funzione di quella metrica, come in Attenti al gorilla da Le gorille sempre di Brassens, a traduzioni che sono piuttosto vere e proprie riscritture, come nell’album Non al denaro non all’amore né al cielo, liberamente tratto dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, nella versione italiana tradotta da Fernanda Pivano (cfr. G. Valenti, Da canzoni (e poesie) a canzoni. Adattamenti metrici nelle traduzioni di Fabrizio de André, 2013). Tale ambizioso album, a cui collaborarono Giuseppe Bentivoglio per i testi e Nicola Piovani per le musiche, è composto da nove canzoni, ciascuna ispirata a una delle poesie di Masters: rispetto all’originale, De André con Bentivoglio reinventò i testi, e introdusse elementi evocativi del presente, oltre ad adattare la metrica alle esigenze musicali, pur mantenendo alcuni dei versi originali e ampliandoli. Un esempio del tipo di operazione compiuta si può leggere nella canzone Un matto (dietro a ogni scemo c'è un villaggio), ispirata alla poesia Frank Drummer. Come commentò Pivano, De André fece «un lavoro straordinario», riscrivendo le poesie e «rendendole attuali, perché quelle di Masters erano legate ai problemi del suo tempo» e rendendole ancora migliori delle originali (cit. in L. Viva, Non per un dio ma nemmeno per gioco. Vita di Fabrizio De André, 2000).

Tra le molte altre traduzioni, si possono citare Fila la lana da File la laine di Robert Marcy; Le passanti da Les passantes, poesia di Antoine Pol musicata da Brassens;  Via della Povertà e Avventura a Durango da Desolation row e Romance en Durango di Dylan; Geordie, da un’antica ballata britannica; Giovanna D’Arco, Suzanne e Nancy, da Joan d’Arc, Suzanne e Seems so long ago, Nancy di Cohen. Con quest’ultimo vi fu «una grande amicizia nelle canzoni», come la definì lo stesso Cohen (cit. in W. Pistarini, Fabrizio De André. Il libro del mondo, 2010), che dopo la morte di De André ne avrebbe voluto a sua volta tradurre qualche brano: un progetto che tuttavia non si riuscì a concretizzare, nonostante le notevoli affinità poetiche tra i due artisti.

 

Crediti immagine: Pmk58 [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons

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