16 maggio 2019

Debutta alla Scala l’Idomeneo di Mozart

di Grazia Lissi

All’età di venticinque anni Mozart, affascinato dalla possibilità di far convivere drammaturgia realistica e vocalità, decise di scrivere un melologo sul modello di quelli di Mannheim. Quasi contemporaneamente, però, nel 1780, gli fu commissionato dal principe elettore Carlo Teodoro di Baviera, Idomeneo, impegno che lo spinse ad abbandonare il progetto iniziale, ma non a rinunciare, come farà proprio in quest’opera, a indagare nel profondo le possibilità di commistione fra l’uso della voce, di cui era un fedele cultore, e il sinfonismo che aveva studiato negli anni vissuti piacevolmente all’estero e in quelli, meno stimolanti, trascorsi a Salisburgo.

 

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                           Bernard Richter (foto di prova dell’allestimento di Idomeneo). Crediti: Brescia/Amisano - Teatro alla Scala

 

Idomeneo, che andrà in scena l’anno dopo al Cuvilliés Theater di Monaco, sarà un trionfo. Il libretto, di Giambattista Varesco, cappellano di Salisburgo, già collaboratore del compositore per L’oca del Cairo e il Re pastore, si ispira ai versi che Antoine Danchet scrive per Idomenée, tragédie lyrique di André Campra uscita nel 1712. Secondo i costumi dell’epoca la stesura del testo, quella della musica e le prove di rappresentazione procedettero di pari passo. La struttura dell’opera di Mozart è complessa, frutto di dubbi e ripensamenti; i protagonisti hanno svariate e complicate personalità. Il risultato di questo travagliato processo s’inserisce fra i capolavori della storia del melodramma; un evento memorabile come lo saranno successivamente Ratto del serraglio, Nozze di Figaro, Don Giovanni e Die Zauberflöte: impossibile non ritrovare nella coppia Ilia-Idamante le stesse suggestioni di quella composta da Tamino e Pamina.

 

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                   Bernard Richter e Michèle Losier (foto di prova dell’allestimento di Idomeneo). Crediti: Brescia/Amisano - Teatro alla Scala

 

Compositore e librettista modificano l’opera francese di Danchet, i cinque atti originali diventano tre, più il prologo; la rendono più “italiana”, eliminano alcuni personaggi e, grazie alla musica, il libretto si anima di passioni e turbamenti, fino all’intenso finale in cui gli innamorati vincono sulla figura tirannica paterna, come se volessero annunciare i prossimi albori romantici, dove il rapporto tra padri e figli è destinato ad avere un ruolo determinante all’interno del melodramma. Non a caso, infatti, mentre Mozart lavorava a Idomeneo, Friedrich Schiller scriveva I Masnadieri.

 

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                                                                                                                                    Julia Kleiter (foto di prova dell’allestimento di Idomeneo).
                                                                                                                                     Crediti: Brescia/Amisano - Teatro alla Scala

 

È Idomeneo foriero di una nuova epoca musicale? Bernhard Paumgartner nel suo saggio Mozart (Einaudi) sottolinea come «Perfino la solennità di Sarastro (Die Zauberflöte, ndr), umana e religiosa ad un tempo, è già chiaramente preannunciata nell’Idomeneo, indipendentemente da qualsiasi correlazione con gli ideali massonici».  

Se la versificazione di Idomeneo è ancora metastasiana, lo spirito e l’entusiasmo musicale lo rendono tutt’altro. Varesco non è Da Ponte. Einstein lo dice chiaramente: «Mozart non l’avrebbe musicato se l’avesse trovato assolutamente inadatto». E tuttavia «Per la prima volta il musicista si trovò in disaccordo col librettista, e ciò prova il completo risveglio del suo istinto drammatico». Per dare continuità il  compositore introduce recitativi, nei vasti concertati si avverte l’eredità di Gluck, ma l’attenzione è per l’orchestra che diventa protagonista. Mozart non rompe completamente con le regole dell’opera seria settecentesca, la reinterpreta come piace a lui: sotto le vesti del riformista esplode l’innovatore.

 

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                 Federica Lombardi (foto di prova dell’allestimento di Idomeneo).
                                      Crediti: Brescia/Amisano - Teatro alla Scala

 

Non esiste per nessun’altra opera mozartiana un carteggio così fitto e intenso fra Wolfgang e suo padre, Leopold, questo rende l’opera ancora più affascinante. A una lettera di Leopold che insisteva affinché il figlio mantenesse uno stile più “popolare” senza avventurarsi in percorsi raffinati destinati solo alla cerchia di colti estimatori di Monaco, Wolfgang Amadeus Mozart rispondeva piccato «Non si dia pensiero, essendoci nella mia opera musica per ogni genere di persone, eccetto che per le orecchie lunghe».

 

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                     Foto di prova dell’allestimento di Idomeneo. Crediti: Brescia/Amisano - Teatro alla Scala

 

Idomeneo, la prima grande opera che Mozart scrisse, debutta al Teatro alla Scala il 16 maggio, con repliche il 19, 22, 25, 29 maggio e il 1°, 4 e 6 giugno). Sul podio Diego Fasolis; regia di Matthias Hartmann; coreografia di Reginaldo Oliveira. Ottima la scelta delle voci, con Bernard Richter nel ruolo di Idomeneo, Julia Kleiter è Ilia, Michèle Losier è Idamante, il giovane e talentuoso soprano Federica Lombardi, fresca vincitrice del Premio Abbiati dell’Associazione critici italiani, interpreta Elettra.

 

Milano, Teatro alla Scala

Dal 16 Maggio al 6 Giugno 2019

Idomeneo di Wolfgang Amadeus Mozart

 

Immagine di copertina: Foto di prova dell’allestimento di Idomeneo. Crediti: Brescia/Amisano - Teatro alla Scala

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