19 dicembre 2013

Dieci romanzi per Natale: i primi cinque

di Federico Batini

E chi non vuole intraprendere una lotta accanita di sforzi inutili, pericoli profondi, trappole, chi non è pronto a dare tutto per sentirsi vivere, non ha bisogno di diventare funambolo. Soprattutto, non lo potrebbe.” (Philippe Petit, Trattato di funambolismo).

 

La prossimità del Natale sollecita un invito. L’invito è a ritagliarci un tempo per leggere e a regalare, per quanto possibile, libri. L’invito, però, non si ferma qui: meglio ancora sarebbe se riuscissimo a comprarli in piccole librerie indipendenti, esercizi di prossimità e civiltà che vanno scomparendo. La scomparsa di queste attività non va rubricata soltanto nella generale diminuzione delle attività commerciali prodotta dalla crisi, né nel nutrito elenco dei posti di lavoro persi, ma mentre comporta le perdite e diminuzioni ricordate, si perde anche la presenza nei territori di attori culturali, di “guide”, di interlocutori affidabili per la propria autoformazione e il proprio autosviluppo. Ricordo almeno due librai che nella mia formazione personale, di lettore e professionale hanno rivestito un ruolo fondamentale.

Proviamo quindi a sollecitarci reciprocamente, come si conviene a un periodo di crisi, a regalare libri e a comprarli in piccole librerie indipendenti, avremo fatto due regali in uno.

A Natale, spesso, i librai sono però in difficoltà, in pochi giorni concentrano un terzo circa del loro fatturato annuo e fornire consigli e indicazioni è spesso difficile per non perdersi tra pacchetti, conti, ordini, scaffali da riempire, improbabili strenne natalizie.

Per venire incontro ai lettori che comunque, aspirano a una guida, un’indicazione, un suggerimento mi permetto qualche notazione sussurrata.

Cominciamo dal libro citato in esergo il meraviglioso Trattato di Funambolismo, di Philippe Petit. Petit è probabilmente il più grande funambolo mai esistito e in questo libro, poetico e metaforico, propone il proprio approccio a questa incantevole e mitica arte. Non è un manuale nel senso classico, anche se ne ha alcune caratteristiche, è più un testo per l’autoesplorazione e l’autoconoscenza. Un libro perfetto per chi deve trovare il “proprio equilibrio”, impreziosito dall’introduzione di Paul Auster e dall’omaggio di Werner Herzog. Il libro è stato scritto negli anni ’80 ma è assolutamente senza tempo.

Più semplice, coinvolgente, avventuroso è La Bestia, di Silvia Daveri, giovane autrice diplomata alla Scuola di Narrazioni Arturo Bandini e nota blogger commentatrice di esordienti. Il romanzo che propongo rappresenta il suo esordio con un romanzo. Caso raro per un romanzo d’esordio privo di battage pubblicitario La Bestia, edito da Reverie (uno dei “marchi” creati dal compianto Enrico Mattesini) si è esaurito in un tempo molto veloce. La storia raccontata si nutre di ricerche storiche e di archivio e parla di una giovanissima ragazza coinvolta in un’indagine su una misteriosa creatura (il fatto è storicamente documentato) responsabili di efferati delitti in un paesino francese di allevatori e agricoltori. Il re in persona si occupa di mandare il capo dei suoi cacciatori a risolvere il problema. Di cosa potrebbe trattarsi? Una bestia, un lupo mannaro, un licantropo? Il sospettato numero uno incrocerà il proprio destino con quello della protagonista. Avvincente, adattissimo a un pubblico di teen-ager.

“Fu in quei giorni che gli apparve Jack lo Squartatore”, un incipit come questo obbliga a girare le pagine una dopo l’altra. Stiamo parlando di Cinebrivido, primo dei romanzi di José Pablo Feinmann, in cui ritmi, modi, dialoghi e personaggi del cinema diventano parte integrante di una storia. Divertentissimo, strepitoso, un regalo per tutte le età.

Vertigo è stato, per me, un “recupero”. Per qualche motivo era uno dei pochi romanzi non ancora letti di Paul Auster, forse l’unico. Anche qui siamo di fronte a un incipit epico: “Avevo dodici anni la prima volta che camminai sulle acque. A insegnarmi il trucco fu l’uomo vestito di nero e non sarebbe da me far finta di aver imparato nel giro di una notte. Maestro Yehudi, che mi aveva trovato quando di anni ne avevo solo nove, ero orfano e vagavo per le strade di Saint Louis mendicando spiccioli, mi aveva addestrato per tre anni di seguito prima di lasciarmi esibire i miei numeri in pubblico.”

La storia di una relazione, la storia della costruzione di un’identità, la storia di un sogno, la storia di una visione. Una storia utile per chi deve ripensare ai propri obiettivi, per chi vuole qualcosa in più dalla vita. Un romanzo con i fiocchi, che ogni persona in situazione di apprendimento, come allievo o come insegnante, dovrebbe leggere per trarne metafore e significati che … aprono.

La prima “cinquina” si chiude con Canto di Natale 2020. Riscrittura del “classico” di Dickens, è un romanzo che sfugge al rischio di scimmiottare l’inarrivabile originale. Jack è un manager di successo dell’ITC, soldi, donne, successo… eppure? Eppure c’è qualche nodo irrisolto, alla vigilia di Natale Jack si troverà a doverlo risolvere. Edito da Reverie, Canto di Natale 2020 è, senza dubbio, la novità più particolare del Natale 2013. Fresco di stampa e con un prezzo di copertina accessibile a tutti è un romanzo coinvolgente, utile a tutti coloro che a conclusione dell’anno amano fare un bilancio della propria vita e nuovi progetti. L’autore Tom Breackwater ha la caratteristica particolare di presentarsi al pubblico con almeno cinque pseudonimi diversi per rendere ancora più difficile essere rintracciato.

Un romanzo da regalarsi e da regalare.


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0