7 settembre 2018

Dimentica di respirare

di Tamara Baris

Dimentica di respirare di Kareen De Martin Pinter è un romanzo breve, profondo nella sua semplicità («Risi della banalità dei pensieri umani», p. 53), un racconto lungo, compatto e sincero.

Il romanzo è la storia di Giuliano, che ha iniziato a smettere di respirare fin da bambino, del rapporto col suo allenatore, delle sue imprese sportive, di quel calarsi in apnea nel mare e, più in generale, nella propria esistenza e nel proprio passato.

 

Abissi

Sul fondo, di solito, giace il nostro vissuto, spesso dimenticato. Giuliano, invece, sceglie di scendere in profondità e attraversare i ricordi di una vita e i suoi sensi di colpa (le ama, le donne pescatrici giapponesi; Mary; la morte del fratello); si misura con la capacità di controllo, con la forza e la potenza del silenzio e la saggezza dell’attesa, con il dovere di imparare a ridurre l’errore al minimo, calarsi seguendo una linea precisa, un percorso obbligato, senza deviazioni e passi falsi, per raggiungere l’obiettivo. Giuliano accetta la sfida e impara a credere in sé stesso, e nel mare, dimenticando di fare una cosa per noi automatica e vitale: respirare («conoscevo bene quella sensazione di farsi risucchiare, all’infinito. Ti dimentichi di respirare con la certezza che gli abissi ti accoglieranno», p. 18).

Le pagine di Dimentica di respirare seguono un’unica direzione, ci portano – quasi togliendoci il respiro, senza soffocarci mai – ad attraversare i pensieri del protagonista, affidando a una serie di verbi al passato remoto, a cascata, un lungo flusso di sensazioni e di pezzi di vita che si succedono nel poco spazio concesso dalla brevità del romanzo: si respira poco, si sente molto, si vede molto, con calma, quasi leggerezza e un’atmosfera a tratti surreale, sempre fortemente simbolica, evocativa, persi e soli nella vastità del mare.

 

Parentesi

La vita diventa liquida, diventa un insieme di parentesi chiuse pronte a riaprirsi all’occorrenza, ma da tenere sempre sotto controllo; il profilo dei ricordi si perde, come i contorni dei corpi nell’acqua, per Giuliano, che è sempre stato un mezzo pesce («lasciai che l’acqua mi mescolasse i pensieri. La mia coscienza galleggiava calma», p. 31).

Dimenticare di respirare è un atto di resistenza alla forma dell’acqua che, come la memoria, cerca di impossessarsi di noi («Se vuoi mettere il naturale bisogno di respirare tra parentesi, devi credere nei diversi te che ti abitano. Lasciare che si sciolgano uno dentro all’altro, che sfumino i loro contorni», p. 31). L’apnea, infatti, non è solo forza, è controllo («Se conti solo sulla forza, cosa farai quando ti viene a mancare, eh?», p. 36): Giuliano lo ha imparato da Maurizio, il suo allenatore, saggio e un po’ ruvido, come tutti i maestri («Prima di scendere in mare, devi dimenticarti il tuo naturale bisogno di respirare. Hai mai sentito di un pesce che conta i secondi?», p. 39) e metterà in pratica i suoi insegnamenti, forse, anche nell’ultima, inesorabile discesa («Non lanciarmi dalla finestra, ma prepararmi a morire. Allenarmi, come sapevo fare. Controllare la mia ultima discesa. Morire a una data e a un’ora precisa. Senza lasciare nulla al caso», p. 90).

 

Respirare

Il protagonista del romanzo, infatti, non perde mai il suo centro, neanche quando capisce che il suo corpo si sta ribellando: si cala nei ricordi, rintraccia un momento, recupera un ritaglio di un foglio di giornale («un pensiero mi si concretizzò dinnanzi agli occhi. Il pensiero di quel ritaglio di giornale, contenuto in quel libro donatomi dal ragazzo in ospedale, quel libro che avevo preso da quel ragazzo, Christian, che stava morendo, e che non avevo mai letto», p. 90), si arrende all’evidenza: per vivere bisogna respirare, non basta aver dedicato anni a imparare il contrario. Alla vita non interessa come abbiamo vissuto e a un certo punto non conta più nulla, neanche avere il controllo della situazione, la consapevolezza del momento («Mi si allargò dentro la nostalgia di tutto quello che non sapevo, che non avrei imparato», p. 111).

 

Kareen De Martin Pinter, Dimentica di respirare, Tunué, 2018, pp. 224


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